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TENNIS & RITMO: ALLENARSI CON IL… METRONOMO

Lo strumento dei musicisti può esserci utile per gestire il lavoro ritmato

di Enzo Anderloni | 26 marzo 2018

Lo strumento dei musicisti può esserci utile per gestire il lavoro ritmato. Perché oltre a tempo e spazio dobbiamo considerare anche la loro linea ideale di congiunzione, il ritmo. Scopriamo il concetto “battiti per minuto”

di Patrizio Zepponi, I.S.F. R. lombardi

Negli anni, le dimensioni del campo da tennis (spazi) sono rimaste invariate, mentre i ritmi di gioco sono sempre più frenetici. Tempo e spazio sono i due binari su cui viaggia l’azione, gli elementi primari con cui siamo costretti a interagire ogni momento e i ritmi rappresentano le traversine che congiungono i binari.
Quando si parla di tempo, in genere, si fa riferimento al passato o al futuro, mentre il ritmo è strettamente legato all’attimo “fuggente”, l’unico tempo in cui abbiamo realmente potere.
Il ritmo è l’essenza spazio temporale dell’azione. In genere i tennisti fanno riferimento agli spazi che si possono vedere, misurare e valutare facilmente (rete, righe, palla, avversario, ecc.) mentre i tempi e i ritmi appaiono come entità astratte difficili da controllare. La capacità di gestire i tempi (spostamenti dell’avversario, della palla, ecc.) in genere è vista come una conseguenza del lavoro spaziale che migliora con l’esperienza e per questo si tende a dare la priorità alle valutazioni spaziali anche quando sarebbe più conveniente affidarsi ai tempi. Ad esempio abbiamo verificato che gli allievi apprendono prima e meglio il concetto di anticipo attraverso delle esercitazioni scandite dal metronomo piuttosto che da input spaziali, come ad esempio giocare con i piedi dentro la riga di fondocampo.

Gestire i rimi
Il giocatore evoluto gestisce sia i propri ritmi che quelli dell’avversario, mentre il neofita è spesso costretto a subire i ritmi dell’avversario e quando è sotto stress tende ad affrettare i ritmi stessi della propria azione come se volesse concludere la partita al più presto. Gli atleti capaci di gestire i “tempi di gioco” spesso hanno la meglio su giocatori più dotati tecnicamente.
I termini ritmo, flusso, flow derivano dal greco e hanno lo stesso significato. Indicano lo scorrere ordinato, periodico di un gesto o di un’azione che in genere si ripete ad andatura costante e regolare. In alcuni casi il ritmo è volutamente rallentato, ad esempio per favorire l’apprendimento di un gesto tecnico complesso, oppure è gradatamente accelerato per migliorare la capacità dell’atleta di compiere correttamente un gesto o un’azione a velocità sempre più elevate. Un’azione fuori ritmo è come un film accelerato, rallentato o spezzettato.

Battiti per minuto
Il lavoro ritmato si esercita con il metronomo, lo strumento che utilizzano i musicisti per scandire i tempi espressi in BPM (battiti per minuto). Il metronomo è il “maestro d’orchestra” che regola, ordina, facilita, velocizza e organizza. L’interiorizzazione dei ritmi favorisce la capacità di gestire con precisione degli spazi e dei tempi anche senza l’ausilio del metronomo. Il cronometro fa riferimento a tempi passati o futuri, ossia ad azioni compiute o da compiersi (“Hai compiuto quest’azione in un minuto” oppure “Hai un minuto per compiere quest’azione”), mentre il metronomo scandisce dei ritmi legati ai tempi e spazi presenti.
Quindi il metronomo non è solo uno strumento di valutazione, ma contribuisce attivamente in tempo reale al miglioramento di un gesto/azione. Il cronometro rileva tempi e velocità medie, mentre il metronomo scandisce e misura la velocità reale. Se contiamo gli scambi che riescono a compiere due tennisti da fondo campo in un minuto ricaviamo la velocità media della palla, mentre a parità di spazi il metronomo scandisce la velocità reale. Continueremo il discorso sul prossimo numero.