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IL RACCONTO DI KEN FLACH, DOPPISTA ROCK

Fan di Springsteen, con Seguso ha segnato un’epoca in doppio: n

di Enzo Anderloni | 24 marzo 2018

Fan di Springsteen, con Seguso ha segnato un’epoca in doppio: n.1 al mondo, oro a Seul e due Wimbledon di fila. Capelli lunghi, giocatore di poker, riflessi fulminei e risposte letali. L’ha ucciso una polmonite il 12 marzo scorso…

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

Una storia, due destini. Un viaggio bello e fragile, quello di Ken Flach, scomparso per una polmonite a 54 anni, che ha scritto le pagine migliori della sua vita insieme a Robert Seguso. Che doppio! Come Woodforde e Woodbridge, come Fleming e McEnroe, come i gemelli Bryan o Bhupathi e Paes, hanno vissuto e raccontato una delle ultime grandi epoche del tennis in coppia.
Sono due destri, ma si incastrano a perfezione. Seguso ha un servizio potente e preciso; Flach, che gioca a sinistra, aggiunge riflessi fulminanti e risposte letali.
Due così sono fatti per incontrarsi, anche se sono nati a quasi duemila chilometri di distanza. Seguso è un figlio della Florida, di Sunrise; Flach è di St.Louis, Missouri, e in quel periodo a cavallo fra gli Anni Settanta e Ottanta, gli anni del riflusso e dell’edonismo reaganiano, due cose contavano, racconterà Flach: il tennis e le carte. E infatti, si incontrano per la prima volta al tavolo da poker.

Compagni d’Università
Lo studio non fa per loro. Non si diplomano per via ortodossa, si limitano a superare un esame equipollente per entrare all’Università, alla Southern Illinois University di Edwardsville. Non è un istituto prestigioso nemmeno a livello sportivo, è nella Division II, la seconda divisione, nella NCAA.
E anche lì in classe non li vedono praticamente mai. Si dividono fra pizze e tennis, ma i risultati si vedono. Vincono per tre anni fila, dal 1981 al 1983, il titolo in seconda divisione. Flach, All-American in tutte le tre stagioni, vince anche tre titoli di singolare e due di doppio.

Us Open presi… per i capelli
In quello stesso 1983, Flach e Seguso debuttano nel circuito Atp. In meno di un anno, conquisteranno il primo titolo, a Roma. Andranno avanti per 14 anni, fino all’estate del 1995. Vinceranno 28 tornei e l’oro olimpico a Seul. In Corea, Ken divide una piccolissima stanza d’albergo con Brad Gilbert che si stupisce nel vedergli tirar fuori dalla valigia tre phon diversi. “Dovresti occuparti più del tuo dritto che dei tuoi capelli” gli dice scherzando.
A quei capelli è legato il suo primo Slam. È la finale dello Us Open 1985. Henri Leconte e Yannick Noah hanno un set point nel tiebreak del terzo, un colpo di Leconte finisce lungo ma per i francesi la palla avrebbe sfiorato i capelli di Flach. “Ancora oggi non so se l’ho toccata o no”, dirà anni dopo a Sports Illustrated.

Nel 1985 diventa n.1
Di mamma italiana, con un fratello tennista, Doug, con cui per qualche tempo si allenerà in Germania, Flach da piccolo aveva giocato anche a calcio. Ma non era riuscito ad abbandonare le sue mille superstizioni.
Quell’anno, il 14 ottobre 1985, diventerà per la prima volta numero 1 del mondo in doppio: lo resterà per cinque settimane. Con Seguso, vincerà Wimbledon due volte di fila, rimontando uno svantaggio di due set nella finale del 1987, contro Emilio Sanchez e Sergio Casal, e nel quarto di finale dell’anno successivo. Flach vincerà complessivamente 34 titoli di doppio in 58 finali durante 14 anni di carriera, conquistando lo Us Open 1993 in coppia con Rick Leach, e altri due Slam in doppio misto, Roland Garros e Wimbledon 1986 con Kathy Jordan.

Aveva aperto un ristorante
Fan di Bruce Springsteen e dei St.Louis Cardinals, nell’autunno del 1986 ha sposato Sandra Freeman da cui ha avuto quattro figli. A fine carriera ha continuato ad allenare a Naples e alla Vanderbilt University, portando i Commodores per la prima volta in NCAA. Nel 2010 si trasferisce in California e si risposa, con Christina Friedman, che ha incontrato su un treno. Buon golfista, nel 2012 apre il Best Lil’ Porkhouse, a San Rafael, in California, un ristorante (nella foto in alto) che gestisce con il suo primo figlio, Dylan. “L’ultima volta che ci siamo sentiti” ha ricordato Rick Leach, “stavamo parlando di come fare il barbecue, non di tennis”. Ha parlato di un sogno, l’ha reso reale.
E per dirla con Springsteen, un giorno chi l’ha conosciuto si guarderà indietro, ripenserà a tutto questo e lo troverà divertente.