-
Archivio News

FEDERER-SAMPARAS A WIMBLEDON: SEMBRA PASSATO UN SECOLO

Tra i “grandi vecchi” di allora spuntò un ragazzino con il codino di neanche vent’anni: era Federer

di Enzo Anderloni | 24 febbraio 2018

Tra i “grandi vecchi” di allora spuntò un ragazzino con il codino di neanche vent’anni: era Federer. Il 2 luglio batté Sampras e ne prese il testimone. Il torneo lo vinse Ivanisevic. Dei primi 30 di allora, solo Roger e Robredo giocano ancora

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

Il tempo di Pete Sampras a Wimbledon finisce alle 18.20 di un lunedì di luglio. È il lunedì degli ottavi di finale del 2001, è il Manic Monday, “il più bel giorno di tennis che esista”, dirà anni dopo Tomas Berdych. È un punto di non ritorno sulla linea del tempo del gioco dei re. Un re, Pistol Pete, abdica nel suo giardino dei record. Ha giocato la 68a partita ai Championships, ma la rivoluzione la scrive dalla parte sbagliata. Il più vincente a Wimbledon nell’era Open abdica. Quel 2 luglio avrebbe dovuto festeggiare la centesima vittoria in carriera sull’erba. Invece a far festa è un ragazzo che non ha vent’anni ancora, con la coda di cavallo e la bandana. È la prima sconfitta al quinto set per Sampras a Church Road. Resterà la sua unica sfida contro il campione destinato a diventare re più a lungo di lui, più a lungo di tutti, a Wimbledon e non solo. Quel ragazzo, Roger Federer, non aveva mai vinto un match ai Championships prima di quell’anno e non aveva mai giocato prima sul Centrale che diventerà il suo centro di gravità permanente.

A 29 anni… vecchio?
Sampras di anni non ne ha ancora trenta, ma arriva a quell’edizione dei Championships come la versione maschile e appena più agé dell’Ofelia di Bob Dylan, che a vent’anni è già una vecchia zitella. Arriva da campione in carica, ha festeggiato il settimo Wimbledon e il tredicesimo Slam dodici mesi prima. Ma da allora non ha più vinto un titolo. Allo Us Open un altro ventenne senza paura, Marat Safin, ha mandato all’aria l’immagine del campione, che è finita in frantumi di specchi.
Al Roland Garros, poche settimane prima, ha perso al secondo turno. E le domande si son fatte più insistenti, per il quasi trentenne il cui tempo, però, sembra essere passato. A 29 anni, si chiedono e gli chiedono in molti, Sampras è ancora una superstar o è in declino? Il matrimonio ha ridotto le sue motivazioni? Il ritiro è vicino? “La gente pensa che sono vicino ai 30, che ho fatto tanto per questo sport, che è venuto il momento di andare? Posso solo dire che ho intenzione di rimanere ancora molto a lungo”. In realtà giocherà ancora poco più di un anno, fino a un ultimo giro di giostra a New York, il suo ultimo Us Open, il suo ultimo Slam, il suo ultimo torneo.

Il mondo che cambia
È un’estate, quella del 2001, che sa di nuovo inizio e malinconia, di cose perdute e incertezze sul futuro. Le torri gemelle sono ancora il punto focale della skyline di New York, al cinema è da poco uscito il primo capitolo della saga di Fast and Furious, e in pochi mesi uscirà anche il primo Harry Potter. È l’anno di Windows XP e del T68, uno dei primi cellulari con schermo a colori. Anche il piccolo mondo antico del tennis sta per cambiare padrone e futuro, ma ancora non lo sa.
Wimbledon 2001 è il primo Slam con 32 teste di serie. La volontà di aumentarle (da 16) è già emersa un anno prima, quando due dei migliori giocatori sulla terra battuta, Alex Corretja e Albert Costa, hanno boicottato il torneo. Il comitato dei Championships, infatti, mantiene libertà assoluta sulla definizione delle teste di serie. Cerca di privilegiare chi gioca meglio sull’erba, ma la discrezionalità non piace a tutti, e verrà limitata con l’introduzione della formula che conosciamo oggi in cui si aggiungono ai punti Atp dei primi 32 in tabellone quelli delle ultime due stagioni sull’erba, con peso decrescente. Ma chi è testa di serie non può più, come invece succedeva allora, essere escluso dalla lista per far posto a uno specialista dell’erba.

31 vittorie di fila
Nessuno, però, discute che Pete Sampras debba essere la prima testa di serie. Non ha mai perso al primo turno, non perde dai quarti di finale del 1996, fanno 31 vittorie di fila fino a quella mattina del 2 luglio. Una mattina strana anche per il premier della Gran Bretagna, Tony Blair. Sì, a guardarlo oggi sembra incredibile che solo 17 anni fa il Regno Unito aveva un primo ministro ottimista, di sinistra, europeista. È davvero un altro mondo. In quei giorni, infatti, al tribunale dell’Aja inizia l’udienza dell’ex presidente jugoslavo Slobodan Milosevic che due anni prima aveva pianificato di ucciderlo in un attentato missilistico. E non è un film.
È un segno dei tempi, un’epoca finisce e si chiude alla sbarra, a difendersi da crimini che non hanno giustificazione. Londra però è distratta quel pomeriggio. C’è un altro piccolo mondo antico che sta per cadere a pezzi e non lo sa. Federer cambia la storia, quel pomeriggio, mentre il sole cade dietro le tribune di legno. È l’unico giocatore, nelle prime sedici teste di serie di quell’edizione, che sia ancora in campo oggi, nel 2018. Che abbia superato ogni limite di longevità fra primo e ultimo passaggio al numero 1 del mondo, ormai è storia più che nota.

Vinse Ivanisevic
Federer in quell’edizione di Wimbledon perderà ai quarti contro Tim Henman, il Timbledon cui era ancora intitolata la collinetta di Church Road che oggi conosciamo come Murray Mount. Henman le prova tutte ma non spegne, in semifinale, la favola che trasforma quel torneo in un ultimo, surreale, giro di giostra per un’epoca intera.
Perderà contro Goran Ivanisevic, che ha un mese meno di Sampras ma alla vigilia del torneo era ancora più triste, solitario e finale. Fuori dai 100, aveva chiesto una wild card per giocare. Dopo due settimane, il suo ultimo tentativo di stupire è sì finale ma non ha più niente di triste e solitario. Si gioca il titolo di lunedì, contro Pat Rafter, di oltre un anno più giovane, che a fine stagione lascerà il tennis. È una finale atipica, con un pubblico più giovane e meno composto di quanto la tradizione nella cattedrale del tennis vorrebbe. Ivanisevic, che i bookmaker davano 150 a 1, è il campione di Wimbledon con la più bassa classifica nell’era Open. Il suo è l’ultimo squillo di una generazione, di una stagione, di un’epoca. È il moderno che assiste al futuro, e quel futuro si chiama Roger Federer, che diventerà numero 1 per la prima volta il 2 febbraio 2004.
Dei primi 30 di quella settimana, solo lui e Tommy Robredo giocano ancora. Dalle 18.00 di quel pomeriggio di luglio del 2001, il tempo ha cambiato direzione e velocità.