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VESTITI DA TENERONI O DA KOALA MANNARI, GLI OUTFIT DELL'AUSTRALIAN OPEN

Le aziende di abbigliamento si sono lanciate senza freni nell’estate torrida degli Australian Open

di Enzo Anderloni | 02 febbraio 2018

Le aziende di abbigliamento si sono lanciate senza freni nell’estate torrida degli Australian Open. E così sui campi di Melbourne se ne sono viste davvero di tutti i colori. E il peggio vestito è…

di Dario Castaldo - foto Getty Images

Melbourne - Dopo dieci giorni di sospetti abbiamo avuto il nome di un colpevole. Gli indizi portano verso tal Federer Roger da Basilea, reo confesso.“Qualche tempo fa quelli della Nike mi hanno chiamato e mi hanno chiesto cosa pensassi del colore rosa. Ho risposto che non mi dispiaceva affatto. Sono sicuro che si siano consultati anche con Rafa e che avranno ascoltato il parere di qualcun altro, ma di certo hanno incassato il mio via libera”.
Il campione uscente aveva appena martellato Berdych con 61 vincenti, conquistando la 43esima semifinale Slam della carriera e la 14esima a Melbourne, quando Jim Courier gli aveva finalmente sottoposto la curiosità che dall’inizio del torneo saltellava sulla punta della lingua di tutti i giornalisti. Ma che nessuno aveva avuto il coraggio di tirare fuori in conferenza stampa per paura di bruciarsi. Ma la domanda nasceva spontanea. Perché mai il baffo di Beaverton che veste i primi tre della classifica e una schiera di tennisti di vertice quest’anno ha optato per il rosanero? Perché quella divisa che a tutti i calciofili ricorda la maglia del Palermo e a tutti gli altri fa pensare:“Cos’è sta maglia da fantino?”.

Dalle scarpe…
Courier l’ha presa da lontano, dalle scarpe. “Rather pink”, le ha definite. Piuttosto rosa. E in più col logo RF, il numero 5 a indicare il computo dei successi melbourniani in bacheca e l’iconica stazione di Flinders, perché Tennis Australia si è riservata il diritto di proteggere l’immagine della coppa dedicata a Norman Brookes. Federer, che nelle flash interviews si diverte ancora di più di quando scende a rete, ha replicato con la solita schiettezza.“Ogni anno cambiamo almeno una decina di outfit, per cui questo rosanero come variazione sul tema mi sembrava piacevole. Così ho dato il mio placet“. In realtà quei colori erano già comparsi sugli abiti di sua Maestà il GOAT. Proprio qui, nel 2013, Federer si presentò con un paio di scarpe nerofumo e camelia che infatti fecero gola a un panormita doc come Francesco Cinà, allora coach di Roberta Vinci.
Colori accecanti
Non solo il rosa non è nuovo, ma è l’abbinamento accecante di colori sgargianti che sembra diventata una specie di marchio di fabbrica degli Australian Open. O di condanna, a seconda dei punti di vista. Il mondo del tennis arriva ‘down under’ dopo due mesi di letargo, le aziende cavalcano la voglia di leggerezza dell’estate australe e spingono sul concetto di ‘fresh start’, finendo spesso per farsi prendere la mano. Il risultato è l’effetto cromatico del Lemonissimo.
“A me hanno dato la possibilità di scegliere tra due varianti, a lui no”, mi rivelò tre anni fa Nick Kyrgios, mentre guardavamo scampoli di match tra Kokkinakis e Gulbis con il suo gemellino vestito da ghiacciolo Eldorado. Se tanto mi dà tanto, a Dimitrov avevano dato la possibilità di scegliere tra il vestito da Tenerone e qualche altra cosa. E lui ha optato per il rosa su rosa. E se Nadal stesso alla fine ha sposato lo smanicato grigio marciapiede coi buchi fino ai dorsali bassi, non oso immaginare come sembrasse la tenuta che ha accantonato.

Una tenuta da… evidenziati
Dopo tutto, per le aziende l’importante è che bene o male se ne parli. Paradossalmente meglio se male. Per informazioni chiedere alla H&M, che qualche anno fa pur di farsi notare trasformò Berdych in un calciatore della SPAL. Oppure il modo in cui il binomio Tennis Warehouse-Mattek-Sands (a proposito, dopo il drammatico infortunio di Wimbledon la campionessa uscente di doppio è a un passo dal rientro e intanto va in giro per gli spogliatoi a stuzzicare le colleghe) sia diventato più celebre per le mise che per i risultati. Ne sa qualcosa anche la Mizuno, che quest’anno ha fornito ai suoi una tenuta gialla talmente fluorescente che da Sandgren a Baghdatis, da Jaziri a Tecau a Melbourne Park sembrava l’invasione degli Stabilo Boss.

Fogna col teschio
Fila, Tacchini, Lotto, Asics e Lacoste sono andate invece sul classico, sbizzarrendosi nelle tonalità di blu, anche se la combinazione nerazzurra di Nole pare abbia inorgoglito i tifosi di Inter, Atalanta e Pisa ma abbia fatto inorridire tutti gli altri. Eppure il Razzie Award, il premio per l’abbigliamento peggiore, quest’anno non va né a Rafa, né a Grigor né a Venus, il cui fioriera scolorita è rimasta in giro troppo poco. E nemmeno a Fognini, la cui mimetica prugna col teschio ha fatto storcere qualche naso. Il peggio del peggio è stato indossato da Jean-Julien Rojer.

Il koala mannaro
Chi è costui? È l’olandese di origine antillana che in doppio ha al suo attivo un paio di Slam, le Tour Finals del 2015 e un discorso sulla fratellanza e sull’importanza dell’apertura verso il diverso, pronunciato a settembre nel catino dell’Arthur Ashe. E che ha incantato New York nonostante la maglietta con l’effige della Statua della libertà fosse oggettivamente bruttarella. Un t-shirt disegnata da una marca britannica specializzata in active wear e alla ricerca di pubblicità, la Gunn, che poi ha messo in vendita l’oggetto-di-quasi-culto a 80 dollari. Non oso immaginare quale discorso avesse in mente il buon JJ in caso di successo a Melbourne. Sta di fatto che Rojer ha giocato in Australia con una tenuta bianca (o nera, a seconda della temperatura) con l’immagine di una specie di koala mannaro con gli occhi spiritati da cyborg. Sullo sfondo e sui pantaloncini delle losanghe che ricordano i gusci dell’opera house di Sydney. Anche questa in vendita a 80 dollari, spedizione esclusa.