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RUSTY HEWITT, L'ULTIMO AUSTRALIANO N.1 DEL MONDO

Lleyton fu protagonista dell’interregno tra l’era Sampras e quella di Re Federer

di Enzo Anderloni | 20 gennaio 2018

Lleyton fu protagonista dell’interregno tra l’era Sampras e quella di Re Federer. Costruisce la sua scalata su un tennis tutto risposta, corsa, lob liftati e spirito battagliero. Oggi è il mentore del Next Gen Alex De Minaur

di Alessandro Mastroluca - Foto Getty Images

Certi amori non finiscono. Lleyton Hewitt torna a Melbourne, torna per accompagnare in doppio Sam Groth nell’ora dell’addio al tennis. Torna dal mondo degli “ex” a quasi 37 anni per dimostrare che il tempo è un’illusione, lui che il tempo l’ha saputo anticipare.

A sette anni aspettava invano la bandana di Pat Cash dopo la prima finale dell’Australian Open a Melbourne Park. Dieci anni dopo, con una cascata di capelli biondi e di “come on” urlati a ogni punto, diventava il giocatore con la più bassa classifica di sempre e il secondo più giovane a vincere un titolo ATP. Adelaide resta il teatro di un capolavoro senza precedenti. Batte cinque avversari che insieme hanno vinto più di mille partite in carriera. Supera l’idolo Agassi in semifinale e Jason Stoltenberg in finale, da numero 550 del mondo. A 16 anni, lo aspettano ancora le lezioni all’Immanuel College. Fuori, lo aspetta un posto nella storia.
“Lleyton mi ha reso un giocatore migliore”, ha detto Roger Federer. Avrebbero dovuto giocare il doppio insieme agli Australian Open junior in quel 1998. Daranno al ruggente ‘Rusty’ una wild card per il tabellone principale e niente sarà più come prima. Roger e “il Rugginoso” si conoscono da quando hanno 13 anni, la loro rivalità però esplode del tutto nel 2003, in Coppa Davis. Nel match clou della terza giornata alla Rod laver Arena Hewitt è sotto di due set e a due punti dalla sconfitta nel terzo ma firma una delle sue migliori vittorie di sempre.

Tra Sampras e Federer
È il periodo più vincente dell’australiano, che incastona gli anni migliori della sua vita nell’interregno fra l’era Sampras e il dominio dello svizzero. Ha vinto la Davis nel 1999 e quattro titoli nel 2000. È il primo teenager a riuscirci dopo Pete Sampras. Proprio Pistol Pete nel 2001 testimonia, dall’altro lato della rete, il suo primo Slam in singolare nel 2001. “Vedrete questo Lleyton Hewitt per i prossimi dieci anni”.
“Crescendo, volevo raggiungere tre obiettivi: vincere uno Slam, la Davis e diventare n.1”. Il terzo, il più tardivo, matura il 19 novembre 2001, a 20 anni e 8 mesi. È il più giovane n.1 di sempre, batte anche il primato di Ellsworth Vines, n.1 a 21 anni nel 1932. Resterà in vetta 80 settimane, in quel periodo vincerà 86 partite, festeggerà il secondo Masters consecutivo (2001, 2002) e il secondo Slam. Primo australiano in finale a Wimbledon dopo l’indimenticabile scalata di Cash al Royal Box nel 1987, batte l’argentino David Nalbandian in una finale senza serve & volley.
Hewitt 2.0
Il suo è un tennis tutto risposta, corsa, lob liftati e spirito battagliero. Gli manca un colpo dominante. Ma ha la qualità che più conta, sa come si vince. E conquista 30 tornei in carriera, giocando altre 16 finali. Non a caso a Sydney è rimasto accanto ad Alex De Minaur, per molti il vero Hewitt 2.0. Meno amato dagli australiani quando era giovane e dava in escandescenze, ancora meno dopo la fine della love story con la campionessa belga Kim Clijsters, con gli anni ha guadagnato le simpatie di tutti, un po’ come di sé diceva Jimmy Connors: “son diventato più simpatico quando sono invecchiato e ho iniziato a perdere di più”. Ha giocato l’ultima finale Slam nel 2005, in casa, ma il sogno di diventare il primo campione Aussie dopo Mark Edmondson è finito contro Marat Safin.