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JIMBO MORONI: "ADESSO HO CAMBIATO FACCIA"

Gian Marco Moroni, 19enne romano, sarà uno dei protagonisti azzurri nella Race to Milan 2018

di Enzo Anderloni | 21 dicembre 2017

Gian Marco Moroni, 19enne romano, sarà uno dei protagonisti azzurri nella Race to Milan 2018. “Finalmente ho un altro atteggiamento”. Fa base a Bordighera con Brandi: “Vedere Djokovic che si allena è un’ispirazione”

di Alessandro Nizegorodcew

“Avevo toccato il fondo. Avevo perso motivazioni, ero nervoso e mi ero perso. Adesso sono un giocatore nuovo, sia in campo che fuori”. La svolta di Gian Marco Moroni non è arrivata dopo una vittoria, ma in seguito a una sconfitta al challenger di Biella. “Avevo appena perso un brutto match contro Walter Trusendi - racconta ‘Jimbo’, come è sempre stato soprannominato al Tennis Club Parioli - mettendo in campo il peggio di me stesso: tecnicamente, ma soprattutto come atteggiamento. Mi sono detto ‘non puoi continuare così, devi reagire’. E probabilmente in quel momento è cambiata la mia stagione, che poi si è chiusa in maniera molto positiva”. Romano, classe 1998 e attualmente al numero 591 Atp, Gian Marco Moroni si allena a Bordighera con Cristian Brandi e Andrea Volpini sotto la supervisione di Riccardo Piatti e Massimo Sartori. Da sempre considerato un predestinato, ‘Jimbo’ è migliorato sensibilmente sotto l’aspetto mentale, fisico e tattico, apprestandosi a vivere un 2018 da protagonista. “L’obiettivo è tenere per 10 mesi il livello di professionalità e atteggiamento raggiunto nelle ultime settimane della stagione passata”.

Cosa non è andato nei primi mesi dell’anno?
“L’atteggiamento verso il professionismo, a cui mi sto affacciando, era sbagliato, sia in campo che fuori. Nei primi sette mesi del 2017 ho vinto poche partite e non riuscivo ad esprimere le mie qualità. Dopo il torneo di Biella sono tornato a casa a riflettere, ho trovato alcuni pensieri da cui ripartire e sono tornato a giocare e ad allenarmi con grandissima voglia”.

Ed è arrivata la prima finale a livello Pro…
“Già nelle due settimane precedenti avevo iniziato a giocare molto meglio. Dopo la finale in Serbia, persa contro Novak (austriaco, ndr), ho conquistato la mia prima vittoria in un main draw challenger. E per di più nella mia Roma, davanti ad amici e parenti, contro il mio compagno d’allenamenti Stefano Napolitano. Un match giocato ad alto livello dal primo all’ultimo punto, mi ha dato grande soddisfazione. Certamente la più bella di tutta la stagione. Anche a livello Futures ho raggiunto con continuità buoni piazzamenti, e così sono riuscito a conquistare un posto per le qualificazioni delle Next Gen Atp Finals”.

A proposito di Next Gen, che esperienza è stata?
“Importante e divertente. Il duro indoor non è la mia superficie preferita, ma per crescere devo migliorare ovunque. Sono nato sulla terra battuta, dove riesco a esprimermi al meglio, ma adesso l’obiettivo è giocare tanto sul veloce perché il 70% dei tornei professionistici non si gioca certamente sul rosso”.

Sei cresciuto con molte delle attuali promesse del circuito Atp, su chi punteresti?
“Il primo nome è quello di Felix Auger-Aliassime, che credo possa rappresentare il tennista moderno perfetto: solido, tennisticamente e nell’atteggiamento; bravo sia in attacco che in difesa e molto concentrato nonostante l’età (17 anni compiuti l’8 agosto; ndr). Poi c’è il mio amico Tsitsipas, con cui ho giocato molte volte in doppio insieme nel circuito junior. Quando eravamo davvero piccoli e giravamo per i tornei Tennis Europe under 12 noi utilizzavamo internet e i computer per i videogiochi, lui guardava in continuazione video di tennis. Ha sempre dimostrato una passione e una determinazione incredibili per l’età. Ho sempre saputo che sarebbe arrivato in alto, anche se l’anno della riconferma è sempre il più complicato”.

Tornando a te, su quali aspetti credi di essere migliorato maggiormente?
“Sono cresciuto molto sotto il profilo fisico e nell’atteggiamento tattico: sono più solido, ‘sparacchio’ meno anche in situazioni complicate e, se necessario, sono pronte a correre e soffrire per poi sfruttare il momento giusto per accelerare. Sto cominciando a sfruttare sempre di più la testa e non mi spaventa entrare nello scambio e lottare. Scendo in campo senza improvvisare, sono concentrato sull’ordine delle giocate, sulla tattica, sul match. La smorzata senza un senso non la vedrete più…”.

Il ‘tuo’ Tc Parioli è arrivato in finale di A1 totalmente a sorpresa. Quanto è stato importante il campionato a squadre?
“È stata una stagione esaltante in Serie A1. Abbiamo vinto il girone superando buone squadre come Prato e Crema e, in semifinale, è arrivato il miracolo sportivo contro Forte dei Marmi. Giocare per la squadra è sempre molto bello, soprattutto in uno sport prettamente individuale come il tennis. In finale poi sul veloce indoor Cipolla mi ha fatto letteralmente impazzire. Nello spogliatoio, nonostante la sconfitta, eravamo tutti soddisfatti di un percorso esaltante e sorprendente”.

A Bordighera quest’anno sono passati Djokovic, Dimitrov, Berdych, Coric, Wawrinka e tanti altri. Quanto è importante potersi confrontare con questi grandi campioni?
“Questo inverno il livello dei giocatori presenti a Bordighera è stato surreale. Avessimo giocato un classico torneo sociale sarei arrivato ultimo… (ride, ndr). Ho avuto la possibilità di allenarmi con Wawrinka e Djokovic ed è stato sicuramente bellissimo. Ma assistere a una loro seduta è un insegnamento ancora più importante: la loro concentrazione è assoluta a dimostrazione di una professionalità elevatissima. L’impatto visivo di un allenamento di Djokovic dal vivo è incredibile, una fonte di ispirazione continua”.