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GIANLUIGI QUINZI A TESTA ALTA

Gianluigi esce dai Next Gen e si lancia con più consapevolezza

di Enzo Anderloni | 15 dicembre 2017

Gianluigi esce dai Next Gen e si lancia con più consapevolezza. “A Foligno sto bene, con Gorietti parlo tanto. Ho lavorato sulla postura e adesso mi concentro su servizio e diritto. Cosa chiedo al 2018? Basta infortuni”

di Alessandro Nizegorodcew - foto A. Costantini

“Ho una nuova corazza, a Foligno ho trovato sicurezza e tranquillità”. Gianluigi Quinzi non si nasconde. Il lavoro con Fabio Gorietti alla Tennis Training School sta dando i frutti sperati e la prossima stagione sarà quella della verità. Il marchigiano, classe 1996 e attualmente al numero 330 Atp, ha appena conquistato - sempre a Foligno - lo Scudetto in Serie A1 insieme ai compagni del Circolo Canottieri Aniene, ma lo sguardo è già rivolto all’immediato futuro: preparazione, tornei, scalata al ranking mondiale. “Sarà un grande 2018, ne sono certo”.

Sei arrivato a Foligno ad aprile. Che cosa è cambiato dal trasferimento in Umbria?
“In realtà frequentavo le strutture della Tennis Training School anche quando mi allenavo con Ronnie Leitgeb. Ho sempre trovato piacevole e stimolante l’ambiente qui a Foligno e, appena il rapporto con Leitgeb si è concluso, ho deciso di trasferirmi in pianta stabile. Si allenano qui anche ottimi tennisti come Thomas Fabbiano e Stefano Travaglia, c’è un gruppo affiatato di lavoro, senza invidie, privo di rivalità. È il luogo perfetto per crescere, migliorare e, inoltre, è a un’ora da casa mia”.

L’impressione è che con Fabio Gorietti ci sia una grande intesa.
“Mi dà ordine e una grandissima sicurezza. Per Fabio non esiste il ‘forse’, c’è il ‘sì’ oppure il ‘no’. Parliamo tanto, sia di questioni tennistiche che inerenti alla vita fuori dal campo. Se sono teso per qualche motivo vado a cercarlo, parlo con lui. Sono contento perché era da anni che non riuscivo a instaurare un tale rapporto con un allenatore. Mi sto aprendo come mai prima d’ora. D’altronde il rapporto con il coach è paragonabile a una relazione sentimentale e io sento di aver trovato la strada giusta”.

Su cosa state lavorando in questa preparazione invernale?
“In primis sulla postura. A livello atletico ho sempre sfruttato poco la schiena, il bacino e le caviglie, sempre troppo rigide. Sostanzialmente facevo fatica a piegarmi a dovere, utilizzando troppo il braccio e poco il fisico. Anche la mia famosa ‘gobba’ è diminuita, tanto è vero che fuori dal campo non si vede proprio più. Tecnicamente invece c’è ancora da lavorare. Adesso servo con le spalle molto più aperte riuscendo a dare grande potenza al colpo e, per concludere, ho aumentato considerevolmente la massa muscolare. Quest’anno mi sono infortunato spesso, spero proprio che il 2018 sia diverso, così da trovare continuità di rendimento, risultati e fiducia”.

Si parla molto del tuo dritto e si dice che dovrebbe essere più potente e incisivo.
“Stiamo lavorando molto per accorciare il movimento e credo di essere migliorato tanto nelle ultime settimane. Attacco in maniera più incisiva e, soprattutto, riesco a difendere con più profondità. Nel dettaglio abbiamo accorciato lo swing, utilizzo la mano destra maggiormente per puntare il colpo e la posizione al momento dell’impatto è più orientata all’open stance”.

Facendo un passo indietro alle Next Gen Atp Finals, chi ti ha impressionato di più?
“Il dettaglio che più mi ha colpito, di tutti i ragazzi presenti a Milano, è la capacità di rimanere tranquilli e sereni sia dopo le vittorie che dopo le sconfitte. Entrano in campo e si divertono. Si potrebbe pensare che le pressioni possano schiacciarli, mentre ho notato l’esatto contrario. In Italia purtroppo le pressioni sono molto forti, dopo i successi e ancor di più dopo le sconfitte. Tecnicamente a sorprendermi è stato Shapovalov: a tennis gioca in maniera divina ma, soprattutto, quando serve e gioca il dritto a sventaglio non si riesce mai a leggere la direzione del colpo. È eccezionale da questo punto di vista. Io lì me la sono cavata piuttosto bene, ma a livello di costanza non c’è ancora paragone con Chung, Zverev e i migliori del circuito mondiale. Sono convinto però che il 2018 sarà il mio anno”.

E il tuo amico Filippo Baldi?
“Filippo è migliorato tantissimo, mi ha davvero impressionato a Milano. Quest’anno è riuscito a fare un grande salto di qualità che gli permetterà di puntare a un grande 2018. Ha sempre amato appoggiarsi ai colpi dei suoi avversari, adesso invece spinge bene, sia con il dritto che con il servizio, e soprattutto rimane concentrato per tutto il match senza sbraitare come faceva un tempo”.

A proposito del 2018, che tipo di programmazione avete pensato con Gorietti per i primi mesi?
“Dovrei iniziare da alcuni Futures in Germania, cemento indoor; poi passerò nel corso delle settimane a Challenger e, spero, qualificazioni e main draw Atp. Adesso riesco a destreggiarmi bene su tutte le superfici, mi adatto facilmente rispetto al passato. È tutta una questione mentale”.

Che superficie e che evento sceglieresti, oggi, per il tuo ‘match della vita’?
“È una domanda molto complicata, proprio perché ormai mi trovo bene ovunque. Scelgo però il cemento outdoor e, potendo sognare, il campo centrale di Flushing Meadows, agli Us Open”.

Nel frattempo hai vinto lo Scudetto di Serie A1. Come hai vissuto l’esperienza con l’Aniene ?
“Ho giocato tre week-end, quindi non moltissimo, e purtroppo durante la finale di Foligno contro il Parioli ho avuto la febbre. Non posso dire di conoscere benissimo i miei compagni di squadra, ma il gruppo è forte e unito grazie a un mix di tennisti esperti come Cipolla e Bolelli e a noi più giovani. E poi io odio perdere e amo vincere, quindi è andata come meglio non poteva”.