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L'ULTIMA DI AGASSI AL MASTER? LA PRIMA DI FEDERER

Houston, Andre ha un problema: si chiama Roger

di Enzo Anderloni | 18 novembre 2017

Houston, Andre ha un problema: si chiama Roger. La finale del Masters 2003 è uno di quegli incroci che segnano la storia del gioco. Il fuoriclasse Usa, 33 anni, sfida il 22enne svizzero. Che coglie il primo dei suoi 6 successi

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

Un nuovo inizio, un ultimo giro di giostra. Quando Roger Federer festeggia il primo titolo alle Atp Finals, alla sua prima finale, è il campione di Wimbledon, ma arriva da numero 3 del mondo e dopo una stagione indoor non troppo convincente. Mirka è solo la sua fidanzata quando scende in campo per la finale contro Andre Agassi, che ha presentato Steffi Graf nella cerimonia di induzione alla Hall of Fame e si gode dal 3 ottobre la nascita della seconda figlia, Jaz Elle. Rispetto al fratello, scrive in Open, “c’è una cosa che Jaz non intende fare - dormire”. Aveva nove anni Federer quando Agassi giocava il torneo per la prima volta, nel 1990. I tempi, però, sono maturi per il vento del cambiamento, per il volo nell’Olimpo dello svizzero che parte a due passi dallo Space Center della NASA. A Houston, è Agassi che ha un problema, un problema che si chiama Roger Federer, il campione che sa portare il tennis in luoghi che nessuno ha mai conosciuto e raggiunto.

Giocano nel girone
Nel primo match del girone, Agassi ha tolto allo svizzero l’unico set di tutto il torneo. L’ha sempre battuto nelle prime tre sfide, e il primo parziale segue il filone: Federer gioca molto dietro la riga, dove il kid di Las Vegas vorrebbe tenerlo. Ma non ci riuscirà. Lo svizzero prende il comando del gioco, annulla due match-point, il secondo con un dritto glaciale, e chiude alla prima opportunità con un devastante passante incrociato. Si affronteranno altre sette volte in 22 mesi, Federer non perderà più.
Si ritrovano la domenica successiva, per giocarsi il titolo. Agassi, che sogna di diventare il vincitore più anziano da quando si giocano le Finals, in semifinale ha rimontato un set a Schuettler, Federer ha dominato Roddick come in semifinale a Wimbledon. “Sono state due partite simili - ammette sconsolato A-Rod - mi ha distrutto allora (he kicked my ass, il testo originale), mi ha distrutto oggi”.

Campione imbattuto
Lo svizzero ha perso il servizio solo tre volte in tutto il torneo, due contro Agassi e una contro Nalbandian. Ma in finale non concede nemmeno una palla break, e lo statunitense riesce al massimo a portarsi in una sola occasione ai vantaggi. In 12 turni di battuta, serve 11 ace e quattro servizi vincenti anche se le sue prime non superano i 200 orari. Chiude con 39 vincenti, il triplo rispetto all’americano, in 88 minuti di puro spettacolo. Nemmeno la pioggia, che interrompe il gioco per due ore e mezza, con lo svizzero in vantaggio di un set e di un break (sul 2-0 nel secondo), salva Agassi, battuto 6-3 6-0 6-4. Federer, che dopo il tie-break perso contro Agassi ha infilato undici set di fila, diventa il quarto campione imbattuto alle Finals dopo Ivan Lendl (1986, 1987), Michael Stich (1993) e Lleyton Hewitt (2001).
“È stata una settimana fantastica - commenta Federer -, pensavo di essere nel girone più duro, con gli avversari più difficili ma ho finito per vincere tutte le partite. Ho vinto otto tornei, su tutte le superfici: sono felice di chiudere la stagione da numero 2”. Pochi mesi dopo, con la vittoria su Roddick, si prenderà l’Australian Open e inizierà la serie record di 302 settimane in vetta al ranking. “Mi renderai migliore l’anno prossimo - confessa Agassi durante la cerimonia di premiazione -. Guardarti giocare è un’ispirazione”.