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I VINCITORI DEL MASTER ALLO SPORTING MILANO 3

Al master dello Sporting Milano 3 i titoli sono andati a Niccolò Ciavarella, qualificato da Roma, e a Giulia Martinelli, qualificata da Lugo di Romagna

di Enzo Anderloni | 16 novembre 2017

Al master dello Sporting Milano 3 i titoli sono andati a Niccolò Ciavarella, qualificato da Roma, e a Giulia Martinelli, qualificata da Lugo di Romagna. Dell'Edera: “Nel 2018 allargheremo la base dei partecipanti”

di Gabriele Riva

“Dieci e lode”. È il giudizio a caldo di Michelangelo Dell'Edera, direttore dell'Istituto Superiore di Formazione Roberto Lombardi, rispetto al nuovissimo Junior Next Gen Italia. Si tratta del circuito che ha coinvolto 480 ragazzini italiani nati tra il 2004 e il 2006 in 15 città d'Italia lungo la marcia d'avvicinamento all'evento milanese delle Next Gen Atp Finals. Anche loro, i nostri under più promettenti, si sono sfidati prima in una fase d'avvicinamento e di qualificazione lunga 3 tappe e 3 week-end, 29 tabelloni di singolare maschile e femminile giocati complessivamente, e un master finale. Quello disputato proprio in contemporanea con il torneo delle star emergenti Atp, dal 7 al 9 novembre scorso. Alla fine hanno vinto il romano Niccolò Ciavarella e l'emiliana Giulia Martinelli e lo hanno fatto sugli stessi campi, sulla stessa superficie, che hanno ospitato qualche giorno prima lo sprint per la wild card azzurra conquistata da Gianluigi Quinzi. E non è un dettaglio. “C'è un aspetto tecnico e un aspetto mentale molto importanti da sottolineare - rileva Dell'Edera -: giocare su un campo così rapido ha fatto sì che i ragazzi attingessero a piene mani a tutte loro qualità di adattamento. Hanno faticato nei primi game, ma poi si sono adeguati benissimo, e questo è importante”. Per l'appunto, sia da un punto di vista tecnico (“Hanno utilizzato il servizio e la risposta non come colpi di inizio gioco, ma come colpi di fine gioco, quelli che portano il punto”) sia da un punto di vista mentale (“Tutti si sono dovuti concentrare il più possibile e il più a lungo possibile, perché giocare sul veloce con le nuove regole Next Gen non concede spazio a distrazioni”). Sì, anche i giovanissimi azzurri hanno sperimentato il nuovo format, con il no-ad, il no-let e i set al quattro. “Ma hanno giocato partite al meglio dei tre set, sia perché stiamo parlando di ragazzi abbastanza piccoli, sia per motivi organizzativi che permettessero, al pomeriggio, di trasferirsi dallo Sporting Milano 3 a Milano-Rho per assistere ai match dei campioni”.

Pensare al lungo termine
La durata media dei match si è aggirata comunque attorno ai 45-60 minuti. “E tutti si sono trovati bene - aggiunge Dell'Edera - con quelle che tra una decina d'anni potrebbero essere le regole del circuito maggiore”. Meglio abituarsi fin da subito, quindi. “Come è meglio abituarsi al fatto che bisogna pensare alla propria metà campo di gioco, senza preoccuparsi troppo di quella altrui. Bisogna pensare a fare, a costruire, a conquistare il punto. E bisogna sradicare la paura dell'errore”. Una ramificazione non semplice da estirpare. “Ricordo - dice Dell'Edera - che un paio d'anni fa conducemmo un test sui giocatori del 1999. Risultò che la loro prima palla di servizio raggiungeva prestazioni simili a quelle di vertice. Ma la seconda no: ballavano quasi 100 km/h, mentre la forbice non dovrebbe essere superiore a 30, 40. Saltò fuori che il motivo principale era 'la paura del doppio fallo'. Se da Junior riduci le prestazioni perché hai un timore del genere, qualche 15 lo vinci lo stesso, ma se lo fai da pro assolutamente no. Per questo dico che eliminando questa cultura il passaggio da Junior a Pro sarà meno traumatico”. E più redditizio, verrebbe da dire. “Bisogna pensare al medio-lungo termine, non al breve”.

Senza freno a mano
Non si allontana molto da questi binari la decisione di riservare il circuito ai ragazzi nati in tre annate differente: “Dobbiamo smettere di pensare al 'di che anno è'?. Se uno è buono, è buono a prescindere dall'età”. Questo permetterebbe di cambiare velocità? “Certamente permetterebbe di togliere il freno a mano, proprio come ho visto fare ai più piccoli nei confronti dei più grandi. Non hanno nulla da perdere e si lasciano andare pensando a fare le cose giuste, non quelle che possono portare punti e vittorie oggi”. E forse è questo che sta alla base alla grande esplosione dei Next Gen anche a livello mondiale: “Certamente, lo Shapovalov di turno dà tutto quello che ha senza timori”. Parafrasando: pensa a vincere, non a non perdere. Ma è difficile ribaltare drasticamente un paradigma: “Eppure a Milano 3 ho visto un bel clima, una bella atmosfera. Un'occasione di crescita di confronto per i ragazzi e per i loro allenatori, con il giusto livello di competitività”. E allora avanti, verso il 2018. “Certamente ripeteremo l'iniziativa, e lo faremo per i prossimi 4 anni. Con almeno una novità: una fase ulteriore, sempre su base regionale, che possa ampliare il campo dei partecipanti così da offrire a più ragazzi questa bella occasione”. Qualcosa di territorialmente ben distribuito: “Da questo punto di vista - chiude Dell'Edera - abbiamo fatto passi da gigante. Abbiamo progetti di qualità e uomini di qualità: abbiamo un nostro rappresentate in tutte le regioni e abbiamo 130 fiduciari provinciali che monitorano i ragazzi dagli 8 agli 11 anni. Li consideriamo i nostri talent scout”. E il circuito Junior Next Gen Italia è pensato per loro, i nuovi talenti azzurri.