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FEDERER E NADAL SONO TROPPO AVANTI

Roger e Rafa, dominatori anche al Masters 1000 di Shanghai, inseguendosi negli anni hanno continuato a migliorare

di Enzo Anderloni | 18 ottobre 2017

Roger e Rafa, dominatori anche al Masters 1000 di Shanghai, inseguendosi negli anni hanno continuato a migliorare. E alla fine hanno fatto il vuoto dietro di loro. Per la Next Gen c’è l’occasione di prenderli a modello e garantirsi un grande futuro

di Enzo Anderloni – Foto Getty Images

Sembrava ci fosse un uomo solo al comando: Rafael Nadal. N.1 del mondo con ampio margine. Us Open in tasca. Sedici partite vinte di fila sui campi duri. Tutti gli avversari respinti con perdite, nessuno che lo facesse nemmeno più tremare. Poi ricompare lui, Roger, con la barba di tre giorni, la maglietta di un colorino un po’ così, da un mese lontano dai tornei veri, e gli nasconde la palla.

Sì, perché nella finale del Masters 1000 di Shanghai non c’è proprio stata partita, con Rafa a rispondere in braccio al giudice di linea e Roger che lo lasciava metri lontano dalla palla spingendo facile anche col rovescio. Come qualche volta era successo al contrario, anni e anni fa, in certe sfide sulla terra battuta quando lo svizzero sbracciava inutilmente e steccava a raffica su quei turbini di diritto che lo spagnolo gli faceva rimbalzare altissimi sul lato sinistro del campo, là dove una volta c’era una falla.

Ora la falla non c’è più, anzi. Su campi duri e non troppo lenti, come quello evidentemente allestito quest’anno a Shanghai, Federer non solo serve come un treno, ma risponde da vicino, palle anticipate, piatte e volutamente non troppo angolate che il rivale non sa come gestire e rimanda prive di veleno. Su quelle, Roger il cattivo con la barba sfatta, tira subito siluri che non conoscono pietà. Un tennis peRFetto, come il logo sulla sua tuta.

Un gioco vincente che vale il 94° titolo della carriera. Che a sua volta, eguagliando il bottino di Ivan Lendl, segnala un prossimo sorpasso, in solitario inseguimento dell’ultimo record di Jimmy Connors e di quei 109 titoli Anni ’70, non tutti però col marchio di qualità dell’Atp.

Poi finisci di assistere alla sfida, quei due sorridenti sullo sfondo della storia, ti giri e dietro chi c’è? Un reparto di traumatologia. Dopo Djokovic, Murray, Wawrinka e Nishikori, ai lungodegenti - quelli che torneranno solo nel 2018 - si è unito anche Milos Raonic, nuovamente infortunato, questa volta al polpaccio, dopo aver recuperato dall’operazione al polso sinistro che aveva compromesso la sua stagione.

È incredibile come Roger e Rafa abbiano scavato un vuoto dietro di loro, capaci anche di passare attraverso infortuni pesanti, lunghe pause, sconfitte e di farsi ritrovare di nuovo lì, pronti in campo, ma anche più forti di prima. La loro passione per il gioco li spinge sempre, prima di ogni altra cosa, a trovare una chiave per migliorare: un passo più avanti, un gesto accorciato, uno schema nuovo. Loro due vogliono essere i più bravi. Punto. E rincorrendosi l’un l’altro (con in mezzo la complicazione del confronto con il grandissimo Djokovic del 2014, 2015 e metà 2016) hanno scavato un baratro dietro di loro.

La Next Gen che sta arrivando ha un’enorme vantaggio sulla bastonatissima generazione di mezzo: può studiare il modello Federer/Nadal ed evitare tanti errori. Regalandoci così un “dopo Fedal” a denominazione di origine controllata.

Articolo tratto da SuperTennis Magazine n. 38 - 2017

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SuperTennis Magazine – Anno XIII – n.38– 18 ottobre 2017

In questo numero

Prima pagina –Troppo avanti Pag.3

Circuito mondiale – Papà Roger, prendi Jimbo? Pag.4

Focus Next Gen –Allo Sporting Milano 3 è caccia alla wild card Pag.6

Junior Next Gen –I campi di tutta Italia diventano Next Gen Pag.8

Terza pagina: UsOpen 1990: finale Next Gen Pag.10

I numeri della settimana – 700: è il più duro di tutti Pag.12

Il tennis in tv – Le donne al gran finale Pag.14

In Italia – Serie A1 Big Match al Park Pag.16

In Italia – Serie A1 femminile: due favoritissime Pag.18

Notizie dalle regioni – Piemonte, Toscana, Puglia, Basilicata, Sicilia Pag.20

Circuito Fit-Tpra – Maria Pia Iovino, sempre in vetta Pag.24

Personal coach – I colpi di Khachanov, gigante ai raggi X Pag.26

Racchette e dintorni – Roger comanda color Pag.28

L’esperto risponde – Che cosa succede se i giocatori, in assenza dell’arbitro, si dimenticano il punteggio? Pag.30