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BORG VS MCENROE: UNA RIVALITÀ DA FILM!

Il prossimo 9 novembre uscirà nelle nostre sale la pellicola sui due campioni iconici, interpretati da Sverrir Gudnason e Shia Le Beouf, con Stellan Scarsgard nella parte di Lennart Bergelin, ...

di Enzo Anderloni | 02 ottobre 2017

Il prossimo 9 novembre uscirà nelle nostre sale la pellicola sui due campioni iconici, interpretati da Sverrir Gudnason e Shia Le Beouf, con Stellan Scarsgard nella parte di Lennart Bergelin, l’allenatore dello svedese

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

Fuoco e ghiaccio. Come Lee Blanchard e Bucky Bleichert, ma senza una Black Dahlia a condizionare destini e fortune. Sono gli opposti perfetti, Borg e McEnroe, totalmente diversi in campo eppure vicini fuori. Per il focoso e geniale Superbrat, mancino disperante, un magma pronto ad esplodere di improperi e offese, non c'è ritratto migliore dello slogan di una campagna pubblicitaria che parafrasava il titolo originale di Gioventà bruciata: ribelle con una causa. Per il biondo che fa impazzire il mondo, lo svedese più freddo che abbia mai tenuto in mano una racchetta, resta l'eredità, una legacy, un modo di vedere e di giocare: biondo quasi come Gesù, ha inventato un regno e insegnato al mondo che si può attaccare anche sull'erba senza andare a rete ad ogni punto. Lui la sua vita l'ha bruciata dopo, quando si è voltato a cercare i suoi vent'anni e non li ha trovati più. “Non è vero che il tennis per me non significava più nulla” dirà alla CNN nel 2011, “ma ero arrivato a un punto in cui vincere o perdere non aveva più importanza per me: e se ti ritrovi in quella situazione, c'è qualcosa di davvero sbagliato”.

La più grande rivalità di sempre
La più grande rivalità nella storia del tennis è un incrocio cinematografico di caratteri e di destini. E il cinema l'ha assorbita e tradotta, con Shia LeBeouf nel ruolo di McEnroe con tanto di ricci e bandana rossa e Sverrir Gudnason a interpretare Borg: lo vedremo nelle nostre sale a partire dal prossimo 9 novembre. Chissà se e come ricostruiranno le scene di gioco: per ricreare lo smash di McEnroe all'indietro o la risposta incrociata con successivo passante anticipato in diagonale di Borg nel tiebreak di Wimbledon 1980 servirebbe due che sappiano giocare a tennis come Borg e McEnroe….
Al di là delle battute resta, la loro sfida infinita, un intreccio di fascinazione elementare, per questo capace di autorigenerarsi. “«Questo ragazzo sembra più cool» pensavo quando ancora non ero ancora professionista e sentivo le ragazze urlare fuori dal suo spogliatoio. «Spero di poter giocare contro di lui e sperimentare cosa significa»” raccontava McEnroe al Telegraph a proposito del primo incontro con lo svedese.
A Stoccolma inizia, nell'associazione perfetta con il Seymour Levov di Philip Roth, una reciproca pastorale americana. “Bjorn mi dimostrò da subito la sua amicizia e mi diede sempre sostegno. Una cosa che per me che avevo 19 anni era molto importante. Non credevo possibile che lui facesse tutto questo per me” confesserà McEnroe. “So che mi rispettava da subito perché già dalle prime partite aveva capito che non ero io il cattivo” dirà Borg alla CNN anni dopo.

7 vittorie a testa
Una storia, quella della loro rivalità, che non poteva concludersi con un vincitore acclarato. Si sono affrontati 14 volte, con 7 vittorie a testa. E prima dell'ultima sfida, nella finale degli Us Open 1981, si erano equamente divisi anche i 40 set giocati fino a quel momento. Borg è entrato nella storia per le tre doppiette Roland Garros-Wimbledon di fila tra il 1978 e il 1980; McEnroe, che pure ha vinto tre volte Wimbledon, nella leggenda dei Championships entra più che altro per una sconfitta. Per i 22 minuti più incredibili nella storia del tennis: il tiebreak del quarto set della finale del 1980: 34 punti, il più lungo nella storia delle finali sull'erba londinese.
“Quando ci incontriamo e ne parliamo” racconterà Borg, “ci accorgiamo che ricordiamo ancora ogni punto di quel tiebreak”. Nella camminata verso la panchina, lo svedese si sente un dead man walking, sportivamente parlando. “Pensavo che McEnroe avrebbe vinto - dirà - e sentivo che lui pensava lo stesso”. E invece finirà 8-6 al quinto per lo svedese. Si prende presto la rivincita, Big Mac, nella finale degli Us Open. New York resterà sempre terra straniera, bizzarra e irraggiungibile per Borg, che contro il grande rivale conquista il suo ultimo Slam, a Parigi nell'estate del 1981.
Poi sparisce, prima ancora della premiazione per la finale dello Us Open di quell'anno, la prima edizione con quello che diventerà il Super Saturday. È l'anno del primo trionfo di McEnroe a Wimbledon, in finale su Borg, e della non ammissione all'All England Club.
Borg ha iniziato a capire che l'immagine pubblica che avrebbe dato da lì a qualche anno non sarebbe più stata all'altezza della statua che aveva costruito di se stesso. Voleva lasciare al mondo solo il ricordo della parte migliore di sé, come già aveva fatto una sua illustre connazionale, Greta Garbo. Così facendo ha trasformato la sua storia in un'epopea. “Quando perdi il tuo più grande rivale - ammette McEnroe - se ne va anche una parte di te”.