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BILL TILDEN, UN MITO SCOMODO

Hanno spopolato nel torneo femminile ma gli Usa non vincono il “loro” titolo dal 2003 (Roddick)

di Enzo Anderloni | 16 settembre 2017

Hanno spopolato nel torneo femminile ma gli Usa non vincono il “loro” titolo dal 2003 (Roddick). Il record di 7 successi a New York dell’istrionico Big Bill è sempre là, a ricordare la grandezza di chi fu fuoriclasse e… motivo di scandalo

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

“Il tennis è ben più di uno sport. È un’arte, come il balletto. O come il teatro. Quando scendo in campo vedo le luci della ribalta, sento i gemiti del pubblico”. Così parlava Bill Tilden, la star del tennis della Belle Epoque. Ha dominato il gioco come Federer, ha scandalizzato e sfidato il conformismo come Michael Jackson. Per questo, ha sostenuto anni dopo al New York Times Jack Kramer, “il tennis non l'ha mai celebrato a dovere. Avevano paura che il suo stile di vita potesse danneggiare la reputazione dello sport”.
Tilden sente e rappresenta l’America dei ruggenti Anni '20, l’America di Scott Fitgerald e di Broadway. L’America in cui vince 7 edizioni degli Us Championships (record ancora imbattuto in campo maschile), che all’epoca si giocano sull’erba di Forest Hills. L’America che porta sei volte consecutive al titolo in Coppa Davis. Fino all’incontro con i 4 moschettieri francesi Renè Lacoste, Henri Cochet, Jean Borotra e il buon doppista Toto Brugnon. “Tilden non avrebbe potuto essere battuto da un solo giocatore, fu battuto da una squadra”, dirà Lacoste.

Il primo Wimbledon
Non vince nessun titolo dello Slam fino ai 27 anni, fino al primo Wimbledon nel 1920. Va sotto di un set contro il campione in carica, l’australiano Gerald Patterson. Si volta verso l’amica attrice Peggy Wood, seduta in prima fila, che lo rassicura. Tilden vince i tre set successivi e diventa “Big Bill”. “Era come se il tennis lo avesse inventato lui - scrive Deford nella splendida biografia - Big Tilden. The Triumph and the Tragedy”.
Anche per lui, che ha reso il tennis uno sport popolare e meno aristocratico, nel 1922 Wimbledon si trasferirà a Church Road: per avere uno stadio abbastanza grande per contenere tutti quelli che voglio assistere alle sue performance (e a quelle di Suzanne Lenglen). È un puritano, un ragazzino schivo che diventa showman, che non si fa mai vedere nudo negli spogliatoi ma per tutta la vita cerca di ricreare con giovani e ballboys quel rapporto padre-figlio che non ha mai avuto. C'è Tilden in filigrana dietro il personaggio di Ned Litam, che letto al contrario è Ma Tilden, un altro dei soprannomi di Big Bill, il maestro di tennis della Lolita di Nabokov dipinto come un ex campione circondato da un harem di attraenti ball boys.

Scienziato del gioco
Narcisista, divo, campione dal dritto già moderno con cui poteva fare quel che voleva, è uno dei primi scienziati del gioco, cui ha dedicato tre manuali. Fa il giornalista e la federazione americana più volte cerca di toglierlo dalla Davis visto che non è un dilettante “puro”. In rotta con la Federazione, nel suo ultimo anno da dilettante, 37eene, si concede un nuovo tour europeo dopo anni: vince Wimbledon per la terza volta, trionfa agli Internazionali d’Italia e arriva in finale a Parigi. Guadagna tantissimo fra i professionisti: arriva a 100 mila dollari nel 1931 e mezzo milione a fine decennio, ma sperpera tutto producendo film e spettacoli teatrali, alcuni scritti da lui, che collezionano un fiasco dietro l’altro. C’è anche lui in tribuna il 20 luglio 1937 sul campo centrale di Wimbledon per la finale interzone di Coppa Davis. Sta aiutando segretamente il barone von Cramm, tedesco omosessuale, di famiglia aristocratica da generazioni, che ha sposato una donna con un quarto di sangue ebraico. La telefonata di Hitler al barone, esigendo vittoria, è leggenda, quel che sarà (Von Cramm battuto 8-6 al quinto in quella che è considerata la partita più bella di sempre) è storia.
Tilden viene arrestato due volte e condannato a un anno e mezzo prima, nel 1946, a dieci mesi poi, tre anni dopo, accusato per fatti relativi alla sua omosessualità. L’America puritana gli volta le spalle, e finisce a dare lezioni nel campo da tennis di Charlie Chaplin. Muore in una camera d’affitto a Hollywood la mattina di sabato 6 giugno 1953. Sul letto una valigia appena fatta. Stava partendo per un torneo di professionisti. A sessant’anni. Straniero in patria.