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DA FEDERER A MUGURUZA: DIECI NOMI PER GLI US OPEN

Un duello tra Roger e Rafa per il primo posto mondiale

di Enzo Anderloni | 23 agosto 2017

Un duello tra Roger e Rafa per il primo posto mondiale? Un altro scontro tra Halep e Muguruza titolo in palio? Oppure un cambio della guardia anche a livello Slam dopo le giovani esplosioni di Zverev e Dimitrov a Montreal e Cincinnati? New York dirà la sua

di Andrea Nizzero – Foto Getty Images

Grigor Dimitrov - Nel momento in cui si sono levate di mezzo le luci della ribalta, oltre che le scorie dolorose di una vita sentimentale troppo burrascosa, Grisha ha iniziato a trovare la sua strada. Con l’aiuto di Dani Vallverdu, uno dei più coach più seri (anche in senso letterale: l’avrà contagiato Lendl?) in circolazione, Dimitrov ha smesso di fornire titoli ai tabloid e ha ripreso a giocare a tennis come sa. Ovvero: in modo sublime. Qualcuno non gli perdonerà mai il peccato capitale di avere tratto ispirazione dai movimenti di Federer, ma lo spettacolo che il Top 10 di Haskovo ha messo in campo a Cincinnati lo potrebbe portare lontano anche a New York. Del resto, l’ultimo Slam giocato su questa superficie ha avuto in Grisha il terzo miglior protagonista – i primi due non serve nominarli.

Simona Halep - Cinque punti. Tale è la distanza che separa Simona Halep dalla vetta del ranking mondiale. La misura della (terza) beffa che Simona Halep sta digerendo in questi giorni è però ben più grande: per la terza volta in carriera, la tennista romena è stata a una vittoria di distanza dal procurarsi il primato in classifica; per la terza volta, è andata incontro a un fallimento. Il singolo gioco raccattato in finale a Cincinnati rende l’idea dell’angoscia che l’attanaglia di fronte alle grandi occasioni. Muguruza è una campionessa (e Ostapenko pure), ma cresce il sospetto che dietro le più pesanti sconfitte della Halep ci sia proprio lei stessa. Il suo gioco la porterebbe a New York da favorita, la instabilità emotiva ne farà il solito enigma fino all’ultimo gioco.

Nick Kyrgios - Quando si prova a definire la parola "talento", ognuno ha la sua versione. Qualsiasi essa sia, è comunque garantito che Nick Kyrgios rientri nella definizione: nonostante sia da un pezzo tra i più famosi tennisti del mondo, la sua capacità di generare velocità - senza sforzo apparente e contro qualsiasi tipo di rotazione - lascia ancora a bocca aperta. E pensare che lo vediamo giocare da un bel pezzo: l'australiano classe 1995 ha già raggiunto le 100 vittorie in match ATP. Per arrivare in finale nel Masters 1000 dell'Ohio ha messo in fila: Goffin, Dolgopolov, Karlovic, Nadal e Ferrer. Tra la scorsa settimana e i due mesi precedenti a Cincinnati corre la stessa differenza che c'è tra il giorno alla notte, sperando che questa fosse una nuova alba. Combinando i suoi scontri diretti con il numero 1 del mondo (2-2), con Roger Federer (1-1) e con Novak Djokovic (2-0), il bilancio recita 5 vittorie e 3 sconfitte. A 22 anni il suo “consolidato” contro il trio più forte della storia del tennis è… in positivo: si parlava di talento?

Garbine Muguruza - Al contrario della sua avversaria in finale, Garbine sembra conservare il suo miglior tennis per il giorno decisivo. La 23enne spagnola vince solo titoli pesantissimi: due dei suoi cinque sono Slam, e solo il suo primo trionfo (Hobart 2014) è sotto il livello Premier 5. A Cincinnati ha vinto con Barcellona nel cuore e nella mente, rispondendo da campionessa alle notizie che arrivavano da casa. Nonostante il lutto, portato simbolicamente anche in campo, la sua rimane un’estate memorabile in positivo; per chiuderla da gigante dovrà cercare di spezzare la sua striscia negativa a New York. Muguruza, ora numero 1 della classifica Race 2017, agli US Open ha vinto appena due match in carriera: è l’unico motivo per cui non si può considerare l’assoluta favorita.

Roger Federer - Non pesano certo come i cinque punti che separano Simona Halep da Karolina Pliskova, ma è il medesimo minuscolo scarto a separare anche Roger Federer da Andy Murray e, con buona probabilità, dalla seconda testa di serie agli US Open. Niente per cui perdere il sonno, ma assicurarsi di affrontare Nadal solo in un eventuale finale avrebbe fatto sicuramente piacere a Roger. L’incognita però non è più quella del tabellone, ma una ben più grossa: la schiena è tornata ad essere dolente. Vedremo se questo improvviso promemoria del tempo che scorre (sì, anche per lui) gli toglierà leggerezza ed esplosività o se sarà stato solo un difficile contrattempo. A Wimbledon 2012, del resto, riuscì a superare una schiena bloccata nel corso del torneo: speriamo che le vie di Roger continuino ad essere infinite.

Karolina Pliskova - Il paragone non spiccherà per originalità o precisione, ma è innegabile che accostare Karolina Pliskova e Tomas Berdych viene piuttosto facile. Certo, Tomas non è mai andato vicino a diventare numero 1 del mondo, ma per stile di gioco e sguardo glaciale potrebbero passare per fratello e sorella. Purtroppo si assomigliano anche per l’assenza di grandi titoli, almeno fin qui. Karolina (che una gemella ce l’ha davvero) sarà la prima testa di serie agli US Open: non succedeva dagli Australian Open del 2012 (Wozniacki) che la numero 1 di un tabellone Slam non avesse mai vinto un major. Se riuscisse a conquistare il suo primo Slam occupando la piazza più alta, sarebbe una prima volta nella storia WTA. La Repubblica Ceca può comunque ritenersi soddisfatta: è al numero 1 in singolare e ora anche in doppio, con l’ascesa di Lucie Safarova.

Rafael Nadal - Un tizio che è stato dato per morto (sportivamente parlando) ogni anno dal 2007 a questa parte è, dieci anni dopo, di nuovo il numero 1 del pianeta. Torna lassù per la quarta volta, come nessun altro nella storia di questo sport. I numeri di settimane passate in vetta da Roger Federer (302) sono irraggiungibili da Nadal, che oggi tocca quota 142. Ma il suo è un record di tipo diverso, come è diverso il suo tipo di grandezza. Agli US Open, lo Slam che ama di meno, torna quest’anno da sovrano. Sarà difficile confermare il suo status anche sull’Arthur Ashe, verrebbe da pensare. Poi torna alla mente il fatto che nel 2006 i medici gli pronosticarono la fine della sua carriera ad alti livelli: quando si parla di Rafael Nadal, meglio lasciar perdere ogni pronostico.

Elina Svitolina - A Toronto era sembrata inarrestabile, molto vicina ai livelli che aveva toccato agli Internazionali BNL d’Italia e al Roland Garros. Kasatkina, Venus, Muguruza, Halep, Wozniacki: un cammino da pelle d’oca, con le ultime tre avversarie battute in due giorni. A Cincinnati si è fermata in ottavi, e a New York la scena mediatica sarà probabilmente dominata da Muguruza e americane. Per lei sarà un vantaggio: a Roma e in Canada non se la filava quasi nessuno, e ha finito per vincere.

Alexander Zverev - Francis Tiafoe ha conquistato a Cincinnati, con il vigore e la rabbia di un giovane guerriero (è classe 1998), il più importante scalpo della sua carriera. E’ nato nel gennaio del 1998, è numero 71 del mondo ed è uno dei talenti più precoci degli ultimi 15 anni di tennis mondiale. Ora, se questo si può dire dell’avversario che l’ha battuto la scorsa settimana, cosa potremmo dire di Sasha Zverev? Ben poco, perché la crescita e la precocità del ventenne tedesco lasciano letteralmente senza parole, soprattutto in un tennis come quello contemporaneo. E’ numero 6 del mondo, e se non fosse che negli Slam non è mai andato più in là degli ottavi di finale, sarebbe il primo favorito per gli US Open.

Madison Keys - Sono passati oltre due anni e mezzo da quando, ancora diciannovenne, Madison impegnava Serena Williams in semifinale agli Australian Open. Da allora, Keys e la sua crescita sul campo da tennis non hanno mantenute le attese. Un ritardo da addebitare anche a due operazioni al polso sinistro che l’hanno condizionata molto in questo 2017. Dopo una stagione difficile, come un lampo a ciel sereno ha vinto il Premier di Stanford. Tanto basta per renderla la statunitense con più chance di vittoria nello Slam newyorkese – miracoli di dea Venus permettendo.