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VIC SEIXAS, UN BOMBARDIERE SU WIMBLEDON

Già protagonista agli Us Open nel 1940, per tre anni fu pilota militare durante la Seconda Guerra Mondiale

di Enzo Anderloni | 16 agosto 2017

Già protagonista agli Us Open nel 1940, per tre anni fu pilota militare durante la Seconda Guerra Mondiale. Poi tornò sul campo e fu simbolo del tennis americano per quasi 30 anni, vincendo i Championships nel 1953. E confermadosi un numero uno l’anno dopo a New York. Insieme a Tony Trabert vinse quattro Slam in doppio, più un quinto con Mervyn Rose

di Alessandro Mastroluca – Foto Getty Images

“Non per entrare nel merito del motore, ogni motore ha una musica e io la so. Così per sempre nel vento la farò cantare”. Come il pilota di guerra immaginato da Francesco De Gregori, Vic Seixas la conosceva bene quella musica. Figlio di un idraulico, sugli aerei aveva sparso davvero sale sulle ferite delle città durante la Seconda Guerra Mondiale,

Nato a Filadelfia nell’agosto del 1923, Seixas ha rappresentato il volto del tennis Usa per quasi trent'anni, dal 1940 e il 1969, il periodo che passa fra la prima e l'ultima partecipazione agli Us Nationals. Sono diventati nel frattempo gli Us Open, ha visto il mondo cambiare sotto i suoi occhi e ha cambiato la sua vita. Finirà a gestire il programma tennistico all'Hotel Hilton, poi a crearne uno proprio all'Harbor Point Racquet and Beach Club e infine, quando le gambe non gli permetteranno più di scendere in campo, diventerà un barista. “Magari resterò un barista frustrato tutta la vita” commentava in un'intervista concessa a Steve Flink per l'Independent nel 2003.

Erano passati cinquant'anni dal suo unico titolo in singolare a Wimbledon, e dove lavorava quasi passava inosservato il piatto d'argento con la scritta “"singlehanded championship of the world". Non era certo un barista frustrato, come non era stato allora un giocatore di baseball frustrato come amava raccontare. Anche se molti dei suoi avversari avrebbero forse sperato che Seixas seguisse il primo amore. Campione moderno già mezzo secolo fa, capace di una perseveranza sfiancante e di una preparazione maniacale che esaltava il dritto in topspin e il rovescio slice, tornato dalla guerra perde solo tre partite nei tre anni al college, alla University of North Carolina.

Il 1953 è il suo anno di gloria. Raggiunge la semifinale in Australia, la finale al Roland Garros e agli Us Championships, e vince Wimbledon. “Per me è il gioiello della corona, il torneo che tutti vogliono conquistare” racconta. Nei quarti supera Lew Hoad. Si salva da sotto 6-6 0-40 al quinto e l'australiano nell'ultimo game rimonta da 0-40 a 40-40 grazie anche a due ace, ma sbaglia uno smash comodo e commette doppio fallo sul match-point. Seixas chiude 9-7 al quinto e in semifinale attacca il rovescio di Mervyn Rose, che pure era avanti due set a uno e 4-3 nel quarto. In finale, ha la fortuna di sfidare Kurt Nielsen (con lui nella foto), che ha sconfitto nei quarti Ken Rosewall. ‘Muscles’ gli avrebbe creato molti problemi e invece il danese, attaccato con costanza, crolla in tre set.

L'anno successivo conquista l'unico titolo in singolare agli Us Nationals. Come a Wimbledon, affronta in finale un avversario a sorpresa, l'australiano Rex Hartwig, che ha battuto Rosewall. È un trionfo per Seixas, che in carriera ha vinto 15 major: oltre agli unici due in singolare, ne ha aggiunti cinque in doppio e otto in doppio misto.

Ottimo specialista del serve and volley, fino all'avvento di John McEnroe aveva giocato più di ogni altro in Coppa Davis per gli Usa. Continua fino a 43 anni e agli US Nationals del 1966 piega un diciannovenne Stan Smith, che cede 6-4 al quinto vittima dei crampi. “Ancora ci scherziamo sopra” ha ricordato qualche anno fa. E se qualcuno gli chiedeva perché avesse continuato a fare il barista fino a oltre settant'anni, la risposta del più anziano vincitore Slam ancora vivente lo spiazzava. “Perché mi piace mangiare, e si guadagnano buone mance”. Il giorno è tornato per il pilota di guerra.