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AVVIAMENTO: I PRIMI PASSI… GIUSTI

Per insegnare bene bisogna rendere l’ambiente di gioco intuitivo, 'user-friendly' e attivo

di Enzo Anderloni | 31 luglio 2017

Per insegnare bene bisogna rendere l’ambiente di gioco intuitivo, 'user-friendly' e attivo. Obiettivo? Alimentare in ogni allievo il trinomio “emozione-ricordo-ritorno”. Perché c'è sempre da migliorare, anche da grandi

di Donato Campagnoli, I.S.F. R. Lombardi

Con il Minitennis “Avviamento”, chiamato a livello internazionale “RED” per le palle utilizzate, gli allievi imparano a gestire il proprio corpo nello spazio, vivendo coinvolgenti esperienze di tennis in “movimento” fin dal primo giorno di lezione grazie all’uso di strumenti didattici adeguati al loro sviluppo motorio e alle loro capacità. La struttura dinamica della lezione FIT (attivazione, fase centrale e fase di competizione) e anche, tra le altre cose, la definizione di obiettivi didattici riguardanti la “tecnica degli spostamenti” fanno sì che sia i bambini in età prescolare (a partire dai 4/5 anni) sia quelli più grandicelli – ma anche gli adulti e gli allievi di terza età - possano approcciarsi alla nostra disciplina e, in ogni occasione, imparare divertendosi.

Le dimensioni contano
Spazio e tempo, come abbiamo detto precedentemente su questa rivista, dettano le regole del gioco e questo vale soprattutto in fase di apprendimento. Il segreto per imparare bene e imparare meglio? Rendere l’ambiente di gioco intuitivo, 'user-friendly' e attivo per alimentare in ogni allievo il trinomio “emozione-ricordo-ritorno”. E quanto dura la fase di “avviamento”? Forse, per sempre. Perché tutti i giocatori possono acquisire nuove abilità o rafforzare competenze già in essere. Dappertutto, anche a livello mondiale, si pensa purtroppo ed erroneamente che per terminare quella che l’Istituto di Formazione chiama sotto-fase “Super Delfino” (ultima fase dell'“avviamento”) l’allievo debba conoscere solamente i colpi, saper palleggiare e giocare le prime partite. Queste “competenze” sarebbero già sufficienti a promuoverlo direttamente a estensioni di campo maggiorate. Il Minitennis “avviamento” però è molto, molto di più. Banalizzare questa fase può essere pericoloso anche in termini di fidelizzazione. L’obiettivo non è “arrivare per primi a giocare a tutto campo”, bensì crescere come “persone-atleti” secondo un percorso formativo equilibrato. Insistere sull’incremento delle competenze degli allievi è un progetto comunque premiante a lungo termine. Tutto il sistema tennis (circoli, insegnanti, genitori, giocatori ecc…) dovrebbe esserne consapevole.

Gli obiettivi dell'avviamento
Il modello di competenza della “tecnica degli spostamenti” della fase “avviamento” prevede diversi obiettivi, tra cui:
1) La posizione di partenza, distinguendo non una, ma diverse posizioni (servizio, risposta, abilità di rimbalzo (diritto e rovescio), abilità di rete.
2) La “messa in gioco dal basso” con timing e sequencing corretti.
3) La “corretta” distanza laterale.
4) “Passo di distanza” e “passo di definizione della stance” per spostamenti laterali e spostamenti in avanti.
5) Il concetto di “frequenza” (molti passi) opposto al concetto di “ampiezza” (pochi passi).
6) Il concetto di “ricerca laterale” e di “ricerca verticale”.

Il programma di lavoro, come si può ben vedere limitandoci ai pochi obiettivi elencati, è vasto e complesso e fa leva inoltre sulle abilità dimostrative dell’insegnante. Che però ha diversi anni a disposizione affinché l’allievo possa raggiungerli.