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COME LA MUGURUZA: ANCHE CONCHITA DISTRUSSE UN MITO

Nel 1994 la Martinez chiuse la carriera record di Martina Navratilova che aveva 37 anni come Venus Williams oggi

di Enzo Anderloni | 23 luglio 2017

Nel 1994 la Martinez chiuse la carriera record di Martina Navratilova che aveva 37 anni come Venus Williams oggi. E fu la prima spagnola a vincere sull’erba, che dalle sue parti era considerata “buona per pascolare le mucche”

di Alessandro Mastroluca

“Wimbledon è il torneo più difficile che esiste”. Conchita Martinez, che ha vissuto gli unici due trionfi spagnoli, lo sa meglio di tutti. Ha trionfato in singolare, nel 1994, e ha guidato da coach Garbine Muguruza a seguire le sue orme. “In Spagna abbiamo un detto: l'erba è buona per far pascolare le mucche” raccontava allora.
Come Muguruza quest'anno, nel 1994 Martinez si presenta in finale per sfidare il suo idolo, una leggenda nella cattedrale del tennis: Martina Navratilova. È la sua prima finale Slam e non ci arriva certo con i favori del pronostico. Dagli ottavi ha lasciato un set all'australiana Kunce, uno a Lindsay Davenport e si è trovata a due punti dalla sconfitta in semifinale contro Lori McNeil. Figlia di un quarterback dei San Diego Chargers, grande amica dell'ex moglie di Mike Tyson con cui condivide la casa a Wimbledon, Lori aveva la mattina del solstizio d'estate a fare i piatti. Poi in un giorno che d'estate ha solo il nome e concide con il primo turno di quei Championships, sotto un vento gelido e una pioggia tagliente, batte Steffi Graf.

Da piccola tirava il rovescio a due mani
La storia di Conchita è a sua volta particolare. Cresciuta a Monzon con un padre, Cecilio, che ammirava McEnroe e Navratilova, sviluppa un tennis che basta al suo fisico, alla sua grinta, e si allontana dai paradigmi delle precedenti generazioni. È Eric Van Harpen che le cambia la vita e la carriera. “Da piccola giocavo il rovescio a due mani, ma sognavo di cambiarlo. Guardando una partita di Gabriela Sabatini dissi: ecco, mi piacerebbe tirarlo così”. Il tempo prende velocità.
Martinez diventa una delle grandi regine della terra battuta, firma il record ancora ineguagliato di 4 vittorie consecutive al Foro Italico, ma completa il suo più grande successo sull'erba, dove non si vedeva una spagnola in finale dagli anni Trenta, dai tempi gloriosi e provocatori della Belle Epoque e di Lili de Alvarez, la prima a dare scandalo con la gonna-pantaloncino.
C'è anche la Principessa Diana ad assistere all'ultima recita di Martina Navratilova in singolare a Wimbledon. Una recita che ha visto 5 doppi falli, 13 break complessivi, ma anche una serie di 34 discese a rete con 22 punti e una serie alla lunga determinante di passanti di rovescio di Conchita. Poi è arrivato il match point, il rovescio largo che fa calare il sipario sui 22 anni di Navratilova a Wimbledon.

L’addio di Martina Il boom di Conchita
“How about next year Martina?” chiede uno spettatore, cosa ci dici dell'anno prossimo. Dice quel che nessun tifoso vorrebbe sentire, che non ci sarà un anno prossimo. Navratilova è talmente confusa, commossa, che dimentica l'inchino di rito alla Duchessa di Kent. C'è un'aria triste, solitaria e finale che fa piangere anche William Crove, l'ambasciatore Usa in Gran Bretagna, mentre le stringe la mano. Anche Navratilova cede alle lacrime. “Non piango perché ho perso, ma perché è tutto finito”.
Ogni fine però è un inizio. È l'inizio della grande storia di Conchita Martinez, che chiuderà la carriera con un best ranking di numero 2, con 33 tornei vinti e altre due finali Slam perse, con cinque titoli in Fed Cup e tre medaglie olimpiche. Una storia che finisce per tornare dove tutto è cominciato, su quello stesso Centrale, con una giocatrice spagnola che supera un'avversaria di 37 anni, gli stessi di Martina Navratilova in quell'ultimo giro di giostra fra il Trionfo e il Disastro. Il perfetto passaggio di consegne. L'inizio di una nuova era.