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L'ANNO DEL PIRATA PAT CASH

30 anni fa il sogno di Ivan Lendl, che aveva vinto tutto tranne Wimbledon, si infranse contro il serve & volley dell’australiano Pat Cash che, con la sua bandana, andò ...

di Enzo Anderloni | 01 luglio 2017

30 anni fa il sogno di Ivan Lendl, che aveva vinto tutto tranne Wimbledon, si infranse contro il serve & volley dell’australiano Pat Cash che, con la sua bandana, andò all’arrembaggio delle tribune per abbracciare i suoi

di Alessandro Mastroluca - foto Getty images

“È stato un enorme sollievo. Ero felice, molto orgoglioso. Eppure mi sentivo un po’ deluso. Pensavo che si sarebbero aperti i cieli o qualcosa di simile”. Invece non succede nulla quando Pat Cash rompe la tradizione sul Centrale più aristocratico del mondo e di biancovestito si arrampica sul Royal Box. Ha appena vinto Wimbledon 1987, ha cambiato la storia, ha fatto svanire per sempre al numero 1 del mondo, Ivan Lendl, uno che aveva vinto (quasi) tutto, il sogno di entrare anche nell’albo d’oro di Wimbledon. “Non credo però di aver realizzato fino in fondo quanto quel momento fosse speciale” ha detto, “finché non ho smesso di giocare”. Ha già un figlio Pat, Daniel, il più bel regalo per il suo ventunesimo compleanno. In tribuna c’è anche suo padre, Pat Senior, che non c’era quando è nato: avrebbe dovuto chiamarlo Brendan ma mamma Dorothy, la vera guida della famiglia, all’ultimo momento lo battezza Patrick.

Contro Lendl
Da quasi tre anni, Cash soffre di depressione. “Ero schiacciato dalla pressione di giocare per la mia nazione, dalle aspettative che mi creavo e dalle attese che gli altri riponevano su di me”, ha detto al Guardian. Non è facile essere un teenager e un eroe nazionale negli Anni ’80. “Ogni sconfitta si portava dietro la vergogna, l’imbarazzo. Era un po’ come l’eroina: vincere era una droga che dovevo avere, altrimenti mi sentivo depresso”, spiegava al Daily Mail. Non ha mai nascosto di aver fumato marijuana durante il percorso fino alla finale junior a Wimbledon nel 1981. L’anno dopo il titolo lo vince. “Un giorno conquisterò il trofeo grande”, promette al padre. A 18 anni diventa il più giovane giocatore a imporsi in un singolare decisivo di Coppa Davis.
Dodici mesi prima di giocarsi il titolo più importante della carriera, era sceso al numero 413 del mondo per una serie di infortuni. Gli organizzatori gli hanno concesso una wild card e Cash, senza nessuna pressione, perde solo un set fino alla finale. L’attesa della sfida con Lendl, che ha rischiato di uscire al 2° turno con Paolo Canè, “è la sensazione peggiore della mia vita”, racconta.

La bandana del pirata
Il “Pirata”, soprannome che l’australiano si è meritato per la bandana a scacchi che non abbandona mai, ha già provato quella sensazione. Ha sfidato Lendl nel primo capitolo dell’inarrivabile Super Saturday allo Us Open, l’8 settembre del 1984. È arrivato anche al match point, ma Lendl si è salvato con un lob sulla riga ai limiti dell’irreale.
Nel primo set, Cash manca 5 palle break. Lendl, che tiene il servizio in un game da 14 minuti, allunga al tie-break. “Pat ha coperto benissimo la rete, per me era difficilissimo passarlo”, ha spiegato l’attuale coach di Andy Murray. Così allunga 6-1 prima di chiudere 7-5 sulla risposta larga di rovescio di Lendl. Il secondo set di Cash è probabilmente la performance migliore che un giocatore possa sognare nella finale del più importante torneo del mondo. Completa due break di fila, al terzo e al quinto game, con un lob vincente che sa tanto di rivincita e due lungolinea di rovescio da manuale, e non perde nemmeno un punto al servizio. Nel terzo stampa due risposte vincenti, con Lendl che serve sul 5-3, e chiude 7-6 6-2 7-5. È il primo australiano a trionfare ai Championships dopo Newcombe (’71). È il primo ad arrampicarsi sulle tribune per festeggiare: va a cercare papà Pat per aver mantenuto la promessa di anni prima. “È l’abbraccio che avrei voluto e dovuto dargli da tutta la vita”.