-
Archivio News

LE EMOZIONI DA GESTIRE (IN CAMPO E FUORI)

Il mental coaching aiuta prima a riconoscere e poi ad aver a che fare con gli aspetti stressanti del gioco

di Enzo Anderloni | 26 giugno 2017

Il mental coaching aiuta prima a riconoscere e poi ad aver a che fare con gli aspetti stressanti del gioco. Rilassamento, respirazione, visualizzazione, self-talk: sono tutte tecniche che possono aiutare moltissimo tutti i tennisti

di Francesca Cenci e Antonio Daino - foto Getty Images

La gestione delle proprie emozioni è del tutto fondamentale nello sport e in particolar modo nel tennis, essendo individuale e particolarmente complicato da un punto di vista psicologico. Per essere in grado di gestirle bisognerebbe però per prima riconoscerle, passaggio che spesso si dà per scontato, ma che non lo è affatto. Buona parte dei giocatori più giovani manca di consapevolezza rispetto ai propri comportamenti in campo, i propri gesti e le proprie sensazioni emotive. Si tratta di un grande limite, che possiamo notare maggiormente nei momenti di difficoltà, durante i quali i giocatori non riescono a trovare soluzioni efficaci. Quando sorge uno stato d’animo ansioso, che influenza negativamente la performance da più punti di vista, non riescono ad arginarlo perché non sono in grado di identificare le emozioni positive che provavano in situazioni di calma e quindi non sono capaci di riprovarle per contrastare il momento difficile.
Proprio per questi motivi, allenare i giovani tennisti oltre che nella tecnica, nel fisico e nella tattica, anche da un punto di vista mentale, consentirà di avere più ragazzi capaci di gestire meglio la prestazione agonistica, oltre che delle persone più consapevoli a 360 gradi.

Le variabili del tennis
Il tennis è uno degli sport più logoranti sotto il profilo psicologico a causa di alcune sue caratteristiche. Si tratta di un’attività “open skill” (abilità aperta) e il soggetto deve affrontare realtà costantemente mutevoli cui rispondere rapidamente e in modo adeguato. Variano gli avversari, variano le superfici di gioco, il tipo di palle, la durata della partita. E poi è uno sport individuale, non ci sono sostituzioni e il giocatore è solo ad affrontare la gara. In più non esistono limiti di tempo e non c’è la possibilità di chiedere un time out. Ancora: ci sono molte interruzioni e il risultato può essere messo in discussione fino all’ultimo punto del match, la pressione non si attenua fino alla fine e non mette mai il giocatore al riparo dai possibili recuperi dell’avversario.
Ci sono altri aspetti di questo sport che lo rendono particolarmente complicato da un punto di vista mentale. Partiamo dalla gestione della rabbia: tanti tennisti vengono fortemente influenzati dai loro stati d’animo negativi verso se stessi in seguito, per esempio, a un errore, correndo il rischio di compromettere anche il punto successivo. La gestione dei punti importanti durante un match è complessa perché è facile venire colpiti dall’ansia e dal relativo senso di inadeguatezza nell’affrontare la situazione. Coloro che sono capaci di vivere con maggiore freddezza e distacco emotivo questi momenti cruciali, sono senz’altro avvantaggiati. Anche la preparazione del match è un momento di grande tensione: saper preparare al meglio la performance nel periodo di tempo immediatamente precedente è una risorsa che si può apprendere con il giusto allenamento. Infine in campo si può essere distratti da stimoli esterni (pubblico, meteo, luci…) o dai comportamenti dell’avversario. Questi, sono tutti errori comuni.

Il massimo potenziale
Il mental coaching consiste in un allenamento sistematico delle abilità mentali attraverso una serie di tecniche che mirano al controllo e al cambiamento dei comportamenti e delle esperienze mentali dell’atleta verso il raggiungimento del suo massimo potenziale. L’allenamento mentale, attraverso il lavoro degli psicologi specializzati in preparazione mentale, aiuta il giocatore a imparare a individuare, riconoscere e gestire le proprie emozioni, al fine di essere il più liberi possibile dai condizionamenti negativi per esprimere al meglio il proprio gioco. Un lavoro continuativo sulla consapevolezza, sulla conoscenza di sé e sull’apprendimento di tecniche mirate (rilassamento, respirazione, visualizzazione, self-talk, ecc…) aiuteranno i giocatori a dare il meglio di sé in campo e di conseguenza percepirsi come persone migliori a prescindere dal risultato acquisito.