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OSTAPENKO E KUERTEN, FIGLI DELLE STELLE

20 anni fa Gustavo Kuerten, da n

di Enzo Anderloni | 17 giugno 2017

20 anni fa Gustavo Kuerten, da n.66 del mondo, stupiva il suo Brasile (e il mondo) conquistando il suo primo torneo al Roland Garros. Proprio come la Ostapenko, che nasceva a Riga, in Lettonia, proprio quel giorno

di Alessandro Mastroluca

La coppa Suzanne Lenglen come regalo di compleanno. Non aveva mai vinto un titolo nel circuito maggiore, Jelena Ostapenko, prima di conquistare Parigi e mettersi sulle spalle dei giganti. Erano vent'anni che un giocatore non vinceva al Roland Garros il suo primo titolo in carriera. Era l'8 giugno 1997: Jelena (che la mamma avrebbe voluto chiamare Alena ma non fu possibile per impedimenti burocratici) nasceva a Riga e Gustavo Kuerten, vestito nei colori del Brasile, faceva innamorare due nazioni.
Un torneo indimenticabile. Come Jelena in finale quest’anno, Guga riuscì a rimontare da sotto 3-0 nel set decisivo in un match di impatto simbolico intenso, benché meno duraturo. Ribaltò così infatti il terzo turno contro Thomas Muster e vinse la sua prima partita in carriera al quinto: al ventesimo torneo in carriera (e i numeri si sa raccontano la storia) Kuerten ottenne per la prima volta tre successi di fila. E non si sarebbe fermato.

Immaginazione al potere
Nella Parigi dell'immaginazione al potere, negli ottavi riacciuffa anche la partita contro un perfetto esempio di regolarità e costanza, quell'Andrei Medvedev che due anni dopo sarebbe arrivato a un set dal trionfo. Cede il primo set, cancella tre palle break sul 4-4 nel quinto e chiude 7-5 al quarto match point. È il secondo brasiliano dopo Thomas Koch nel 1968 a spingersi così avanti al Roland Garros. Affronta a quel il campione in carica, Yevgeny Kafelnikov, una delle sole due teste di serie ancora in tabellone: mai ne erano arrivate così poche ai quarti a Parigi nell'era open. Sente la grande occasione, Kuerten, che non smette di crederci nemmeno quando si ritrova a un set dall'eliminazione. Vince otto game di fila, prima di chiudere 6-4 al quinto con tre vincenti consecutivi. Dietro il sorriso che conquista, il ventenne nasconde un carattere forgiato dal dolore e un'intelligenza tattica aiutata dai consigli della nonna. “Ha studiato ogni giocatore” rivela, “e mi dice come devo giocare contro questo o quell'avversario”. Nemmeno la nonna, però, avrebbe potuto immaginare che Guga, numero 66 del mondo, avrebbe giocato da favorito la sua prima semifinale in uno Slam. Eppure, l'exploit di Filip Dewulf, numero 122 al mondo, che batte Magnus Norman a due giorni dal successo dello svedese su Pete Sampras, gli regala un sogno di quelli che non fanno svegliare.

“Forse Dio…”
Kuerten si fa crescere la barba, vorrebbe portarla lunga come Alexi Lalas, il calciatore chitarrista americano che ha lasciato un segno anche a Padova, e diventa l'icona di un popolo. Per la semifinale, i tifosi riempiono lo stadio di bandiere e delle maglie della nazionale di calcio, in campo per il torneo amichevole pre-mondiale rimasto nella storia per un incredibile punizione di Roberto Carlos. Kuerten perde solo un set, il secondo, dal 3-1, ma il destino è dalla sua. Il nastro rende imprendibile la sua volée di rovescio e lo porta al match point. “Forse Dio è del Brasile” commenta dopo il 6-1 3-6 6-1 7-6. è il primo “verdeoro” in finale in uno Slam.
Il resto è storia. Lascia nove game a Bruguera. Al 49mo match in carriera nel circuito maggiore, diventa il terzo giocatore non testa di serie a trionfare a Parigi dopo Marcel Bernard nel 1946 e Mats Wilander nel 1982. Nessuno, però, aveva mai alzato la coppa dei moschettieri con una classifica così bassa. In quelle ore, a Riga, viene alla luce la figlia di una maestra di tennis che vent'anni dopo diventerà la giocatrice peggio classificata ad alzare la coppa Suzanne Lenglen nell'era open. E salirà sulle spalle dei giganti.