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1946: PARIGI BRUCIA DI GIOIA

La guerra è finita da poco e ancora la città è affamata

di Enzo Anderloni | 10 giugno 2017

La guerra è finita da poco e ancora la città è affamata. Ma al Roland Garros si gioca, eccezionalmente dopo Wimbledon. L’eroe di casa è Marcel Bernard, l’ultimo a trionfare con i calzoni lunghi, in singolare e in doppio

di Alessandro Mastroluca

C'è una luce insolita alla Porte d'Auteuil a metà luglio. Parigi bruciata ma viva, Parigi caduta e risorta, giace nell'attesa e nella speranza. La guerra è finita e in quel 1946 si torna a giocare il Roland Garros. Marcel Bernard osserva il tabellone. È un mancino che il meglio pensa di averlo già vissuto, semifinalista nel 1932, dominato allora da Henri Cochet (vinse il primo punto dopo cinque game). È iscritto solo al doppio e al misto. L'americana Margaret Osborne, però, rinuncia. Gioca solo le prove femminili, e le vince entrambe in due finali tutte made in Usa. Bernard è deluso, il giudice arbitro lo convince a prendere uno degli ultimi posti liberi in singolare. Sarà un trionfo per l'eroe di Lille, e forse non è un caso che oggi sia intitolata a lui la coppa per i vincitori del doppio misto al Roland Garros.
Quell'anno a Parigi si gioca dopo Wimbledon. I giocatori possono giocare con le maniche corte e con i pantaloncini. “Eravamo contenti di indossare quelli dell'esercito”, racconta Budge Patty, che arriva solo a due punti dalla vittoria contro Bernard nei quarti. “Anche perché non avevamo nient'altro da metterci”. Bernard gioca tutto il torneo con i pantaloni lunghi, l'uniforme d'ordinanza dei gesti bianchi, tranne la finale. Mancano Donald Budge, Fred Perry e Bobby Riggs, diventati professionisti, gli australiani John Bromwich e Adrian Quist. Manca Henner Henkel, morto a Stalingrado, e i tedeschi, compreso il barone Gottfried Von Cramm, che pure è stato uno dei più fieri oppositori del nazismo. Giocare è questione di vita o di morte: in una Parigi senza cibo o quasi, dove è difficile trovare carne e uova perfino al mercato nero, qualche giocatore rischia di perdere conoscenza alla fine delle partite.

Tennis da sogno
Bernard gioca un tennis da sogno contro Pancho Segura al terzo turno e l'amico Yvon Pétra in semifinale. Nel giorno che segna la sua carriera, con Drobny perde i primi due set. Bernard cambia tattica, si butta avanti, cancella le certezze del cecoslovacco, rimonta e vince 6-3 al quinto. Quella vittoria cambia le prospettive di un'intera nazione.
Cambia la storia di un popolo al Roland Garros in quei mesi. Prima del torneo, i francesi erano tornati a parteggiare per la nuova generazione di Moschettieri in Davis e per Marcel Cerdan, il “Bombardiere marocchino”, pugile 33enne che in quell'occasione incontrerà per la prima volta Edith Piaf. Sarà l'ultimo struggente amore del Passerotto di Francia, un amore struggente finito in tragedia. Cerdan muore in un incidente aereo mentre sta volando verso New York per sfidare Toro Scatenato, Jack La Motta.

Giorni di gloria
Bernard festeggia con Pétra e insieme torneranno in campo in doppio. Pétra è un eroe di guerra, rimasto due anni prigioniero in un campo tedesco con un ginocchio distrutto dalle marce forzate. Nato in Indocina, aveva giocato anche per la Germania, per questo manderanno un chirurgo da Berlino per operarlo. Ma non lo lasceranno andare. Prima del Roland Garros ha vinto il suo quarto e ultimo Slam in singolare, è diventato l'ultimo giocatore a trionfare a Wimbledon con i pantaloni lunghi.
Gli stessi che, con Bernard, indossano nel giorno del trionfo di Parigi, 10-8 al quinto su Enrique Morea e Pancho Segura, che pure erano avanti 5-2 nel set decisivo. Parigi brucia di gioia in un'estate di patriottismo, in un lungo “jour de gloire”. Come dirà anni dopo Ronald Reagan, “chi dice che siamo in un tempo senza eroi, semplicemente non sa dove guardare”.