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JACOPO BERRETTINI, CHE SETTIMANA AGLI IBI

Jacopo, fratello minore del Next Gen Matteo, ci racconta la sua esperienza agli ibi17, tra le pre-qualificazioni e il campo diviso con campioni del calibro di Djokovic

di Enzo Anderloni | 27 maggio 2017

Jacopo, fratello minore del Next Gen Matteo, ci racconta la sua esperienza agli ibi17, tra le pre-qualificazioni e il campo diviso con campioni del calibro di Djokovic. Con in testa il sogno di una wild card per le Atp Finals di Milano

di Alessandro Nizegorodcew - foto A. Fioriti

Una settimana con i campioni, per scoprire il tennis di vertice, crescere e migliorarsi. Jacopo Berrettini ha vissuto gli Internazionali BNL d’Italia 2017 come sparring partner, dividendo il campo con Nadal, Djokovic, Kyrgios e tanti altri protagonisti del circuito Atp e Wta. Classe 1998, fratello minore di Matteo Berrettini (attuale numero 250 Atp), Jacopo ha disputato alcuni buoni match nel torneo di pre-qualificazioni prima di vivere, al Foro Italico, un vero e proprio sogno. “Sono state giornate indimenticabili - ha raccontato l’attuale numero 1242 Atp - e tutti i giocatori sono stati gentili e disponibili. L’obiettivo per il futuro è tornare su questi campi per poter disputare il torneo da protagonista. Next Gen? In questo momento sono l’undicesimo italiano nella ‘Race to Milano’, chissà che non riesca a disputare le pre-qualificazioni per la wild card…”.

Jacopo è stata una settimana ricca, come è andata?
“È stata un’emozione continua. Sono sceso in campo con Djokovic e Nadal, Muguruza e Kyrgios, passando per Isner, Karlovic e tanti altri. La prima sensazione? Io sono abituato a essere il più alto di tutti, anche nel circuito Futures. Sono un metro e 92 ma diciamo che al Foro Italico mi sono sentito quasi sempre il più basso…”.

Hai scaldato Djokovic prima di ogni suo match…
“Ho visto Novak molto in forma e concentrato sin dal primo giorno. È stato sempre gentile e disponibile e in campo è una vera macchina. Credo che in questo momento, senza coach, abbia ritrovato una certa tranquillità emotiva”.

E Nadal?
“La pesantezza di palla di Nadal, dal primo colpo in allenamento, è impressionante. Quando lasciava andare il braccio era praticamente impossibile riuscire a tenere il suo ritmo”.

Il più simpatico?
“Sono stati tutti gentili, ma se devo sceglierne uno dico sicuramente Bernard Tomic. Sinceramente, dopo molti articoli che avevo letto, non me lo aspettavo così disponibile: durante gli allenamenti si fermava per darmi dei consigli, sia sugli spostamenti e il footwork, sia sul mio servizio. Una vera sorpresa dal punto di vista umano”.

Hai avuto modo anche di allenarti con tre giganti come Karlovic, Isner e Kyrgios…
“Isner e tutto il suo team sono stati molto simpatici, così come Karlovic. Kyrgios? Non ho capito nulla di ciò che mi diceva, il suo ‘australiano’ è incomprensibile, almeno per me. Continuavo a dire “si” a ogni sua domanda, non c'era altro modo”.

Per quanto concerne il femminile?
“Tra le ragazze ho avuto modo di palleggiare con Monica Niculescu e assaggiando il suo famoso dritto in backspin. La Muguruza invece mi era parsa in una forma psico-fisica straordinaria, peccato si sia dovuta ritirare”.

Tornando indietro di qualche settimana, come sono andate le pre-qualificazioni?
“Sono soddisfatto della mia prestazione al Foro Italico. Dopo aver battuto in lotta Francesco Salviato ho messo in difficoltà un top 200 Atp come Salvatore Caruso, al quale ho strappato anche un set. Ora mi concentrerò sugli allenamenti e sul circuito Futures, così da migliorare il mio ranking. Questa settimana da sparring credo mi sarà molto utile per il futuro”.

Dove hai iniziato a giocare?
“Ho preso in mano la prima racchetta da tennis al Circolo Magistrati della Corte dei Conti a Roma e oggi sono seguito alla Canottieri Aniene da Vincenzo Santopadre e Stefano Cobolli, due coach molto bravi che, seppur diversi nei metodi, credo si completino benissimo”.

Qual è il rapporto con tuo fratello Matteo di due anni più grande e già vicino alla Top-200 Atp?
“È come se fossimo migliori amici, ci diciamo tutto sia a livello tennistico che fuori dal campo. Matteo mi aiuta tanto, perché io sto vivendo oggi ciò che lui ha affrontato due anni fa. È il mio punto di riferimento, la mia guida e ogni suo consiglio è fondamentale”.

Hai cominciato a giocare grazie a Matteo?
“In realtà è il contrario. È grazie a me che Matteo ha iniziato a giocare a tennis. Mio fratello aveva cominciato alla Corte dei Conti ma praticava anche altri sport, aveva quasi smesso. Io sono sceso in campo per la prima volta a 5 anni e, pian piano, anche lui ha ritrovato la passione per il tennis”.

La tua passione ha avuto tentennamenti?
“Da piccolo ho subito raggiunto buoni risultati, come la vittoria al Lemon Bowl under 10, ma un paio di anni dopo avevo deciso di smettere. Non mi divertivo più, ero svogliato e non mi piaceva andare al circolo per allenarmi. Col passare dei mesi le cose sono cambiate, la passione è tornata e adesso non ho più intenzione di fermarmi, puntando al sogno di diventare un tennista professionista”.

La scheda di Jacopo Berrettini
Nato a Roma, il 27 novembre 1998
Altezza: 192 cm, peso: 80 kg.
Ranking Atp: 1.242
Coach: Vincenzo Santopadre
e Stefano Cobolli