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IBI17: I SEGRETI DALLA STANZA DEGLI INCORDATORI

Quasi tutti i Pro hanno una cura maniacale per la taratura del loro attrezzo

di Enzo Anderloni | 26 maggio 2017

Quasi tutti i Pro hanno una cura maniacale per la taratura del loro attrezzo. Specificano non solo tipo di corda, calibro e tensione ma anche l’orario in cui incordarla e stringer. Da Zverev alla Svitolina, Marco Rossani, a capo del team ufficiale al Foro Italico, ci racconta il backstage più tecnico del torneo

di Enzo Anderloni - Foto Getty Images e EA

“Alexander Zverev fa incordare 5 racchette per ogni match. E vuole che il lavoro sia fatto la sera prima, sempre dallo stesso incordatore, sulla stessa macchina. Una volta gliele abbiamo preparate alle 18.00 invece che alle 22.00. Ha una sensibilità incredibile: giocando ha sentito una differenza e quando è tornato ci ha chiesto se avevano cambiato macchina”.
Ormai tutt’uno con la sua Baiardo, la macchina incordatrice ergonomica Wilson del team ufficiale degli Internazionali BNL d’Italia, Marco Rossani è pronto a raccontarci questa 74esima edizione dal punto di vista dei box, dove i “meccanici” mettono a punto i “bolidi” dei protagonisti del circuito. Alla fine delle settimana lui, come gli altri, ha le mani piene di cerotti a protezione delle dita che hanno fatto scorrere per ore e ore ogni giorno una corda in mezzo alle altre, serpentelli da un millimetro e poco più, perlopiù in poliestere e dunque rigidi, quasi taglienti. Ma la passione è forte, l’organizzazione perfetta e la squadra gira come un orologio. Sì, perché il tempo è l’altra variabile fondamentale, insieme alla qualità del lavoro.
“Le incordature hanno un loro assestamento nelle prime ore, sia si tratti di armeggi semplici in sintetico (quasi sempre monofilamento) sia in caso di ibridi (sintetico sulle verticali, budello naturale sulle orizzontali). Dunque è diventato importante anche il tempo che passa da quando noi montiamo la corda, alla tensione richiesta, a quando gli atleti utilizzano l’attrezzo. Un diverso intervallo cambia il rendimento del piatto corde e per i pro è fondamentale avere sempre lo stesso riferimento, la stessa sensibilità. A questo proposito abbiamo notato un notevole incremento delle incordature ibride, rispetto alle tradizionali. Molti anche in versione “reverse” cioè con le verticali in budello e le orizzontali in monofilamento.”

Le corde più molli di sempre
Il lavoro non ha soste. Gli attrezzi pronti vengono imbustati in sacchetti di plastica trasparente e appesi tutti in fila, come giacche, camicie, gonne e pantaloni in tintoria. Pronti per essere ritirati. E i giocatori hanno le loro richieste particolari che in certi casi assumono una forte valenza tecnica, in altri sono dei vezzi di difficile interpretazione.
“Tecnicamente la richiesta più stupefacente ce l’ha fatta Daniel Nestor, il veterano canadese, vincitore in doppio di tutti e quattro i tornei del Grande Slam e dell’oro olimpico a Sydney. – racconta Rossani - Ci ha portato le racchette dicendo che le voleva a 21 e 19… libbre. Cioè 9,5 e 8,6 kg di tensione. Gli abbiamo chiesto se ci stesse prendendo in giro. Non era così. Non ho memoria di una racchetta con le corde più molli di così nel circuito Atp. Ero rimasto ai 12, 13 kg di Volandri…”.
“Per quanto concerne i dettagli – prosegue Rossani- c’è il caso di Juan Martin Del Potro che vuole i Power Pads sotto le corde all’interno del ponte, il segmento alla base del piatto corde. Sono quei pezzettini di cuoio che si usavano ai tempi delle racchette di legno perché la corda in tensione non danneggiasse progressivamente gli strati di frassino. Lui, come faceva Pete Sampras, li usa anche sui telai in grafite”.
“Poi c’è tutta una gamma di sfumature per l’apposizione del logo sulle corde - aggiunge l’incordatore milanese, primo italiano (nel 2015) a entrare nel team ufficiale di Wimbledon - Nishikori chiede specificamente un “logo light”, senza troppo colore sulla corda quindi. Martina Hingis, che per le sue Yonex ha scelto un ibrido tra una corda gialla e una rossa, vuole anche che il logo venga disegnato al contrario, perché le piace che la grafica delle due palline che fanno da base alla “ypsilon” finisca vicino alla zona bianca del telaio. Estetica pura. Che per noi è comunque un piacere accontentare. A livello di sostanza ci ha invece stupito Jelena Jankovic, che ormai conosciamo bene perché questo torneo lo ha già vinto due volte. Fino allo scorso anno chiedeva tensioni delle corde molto alte, introno ai 29 chili. Quest’anno è scesa a 19 kg: un salto di 10 chili. Pazzesco, soprattutto se si pensa che era talmente pignola sulle corde che ci portava sempre 6 racchette. Quattro le faceva fare alla medesima tensione, 29 kg. Una quinta la voleva più tesa di un chilo, 30 kg. La sesta la voleva a 30 ma fatta in un momento diverso, in modo che si assestasse la tensione. Questo per fare il riscaldamento con la racchetta più tesa, e poi ai successivi cambi palla, passare a quella più ‘stagionata’ e successivamente alle altre, cercando così di avere sempre il feeling che preferiva”.
Perché nel tennis di alto livello ormai la differenza la fanno i dettagli, quelli che gli stringer professionisti sono chiamati a curare alla perfezione: in questo il team degli IBI è da Grande Slam.