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BATTUTO DA FOGNINI, MA UN ANNO FA MURRAY…

Nel 2016 Andy lancia dal Foro Italico l’incredibile sfida-rincorsa a Djokovic, che nella seconda parte della stagione che lo porta, con le vittorie a Wimbledon e alle Finali Atp di ...

di Enzo Anderloni | 20 maggio 2017

Nel 2016 Andy lancia dal Foro Italico l’incredibile sfida-rincorsa a Djokovic, che nella seconda parte della stagione che lo porta, con le vittorie a Wimbledon e alle Finali Atp di Londra a scavalcare Nole, conquistando il trono mondiale

di Alessandro Mastroluca – Foto A. Costantini

2016
Andy Murray (UK)

Glasgow, 15 maggio 1987
“You’ve come a long way baby”. Judy Murray ha scelto una frase storica, lo slogan delle Virginia Slims, primo sponsor del primo tour professionistico femminile, per celebrare un momento unico. Il 7 novembre 2016, 666 settimane dopo l'avvento di Federer al numero 1 del mondo, Andy Murray diventa il ventiseiesimo giocatore a salire in vetta al ranking. È rimasto al numero 2 per 76 settimane da quella prima volta, dal 17 agosto 2009: nessuno aveva mai aspettato così tanto per passare dal secondo al primo posto. È il compimento di una carriera lanciata dal titolo allo Us Open junior del 2004, in finale su Sergiy Stakhovsky, passata in un anno alla prima finale ATP (perse da Federer al Thailand Open). Cinque mesi dopo conquistò il primo titolo (battendo Roddick e Hewitt a San Jose), con annesso ingresso in top-50. Debutta nella top 10 nel 2007, dopo le semifinali a Indian Wells e Miami. Batte Nadal per la prima volta in carriera allo Us Open 2008 ma cede in finale a Federer. C’è sempre lo svizzero, che centrerà così le 300 settimane da numero 1, nella sua prima finale a Wimbledon, nel 2012. La rivincita olimpica di tre settimane dopo (l’oro di Londra sui prati dell’Alla England Club) e la ventosa finale di Flushing Meadows, aprono la nuova strada dello scozzese, fino alla gloria sui prati di Wimbledon (2013) e alla memorabile Davis del 2015. Nell'estate del 2016, quando il distacco da Djokovic sembra enorme, annuncia a Roma il divorzio dalla coach Amelie Mauresmo e richiama Ivan Lendl. Festeggia il suo compleanno a Roma, con tanto di torta sul Centrale, battendo in finale un Djokovic sfiancato dalla semifinale infinita contro Nishikori. Un Fab Four conquista un Masters 1000 per la diciassettesima volta di fila. La lunga marcia è finita.

Serena Williams (USA)
Saginaw, 26 settembre 1981
La regina è tornata. Serena Williams non vinceva un titolo dal torneo di Cincinnati del 2015. Non era stato facile superare la delusione per il Grande Slam mancato l’anno prima, a New York nel giorno di gloria di Roberta Vinci e la finale persa in Australia, la ventiseiesima in uno Slam, persa contro Angelique Kerber. Dall'agosto 2015, Serena ha disputato appena quattro tornei e per la prima volta dal 1998 si presenta a Roma senza nemmeno un titolo all'attivo in stagione. Al Foro Italico supera all'esordio Begu, piega alla distanza McHale che la costringe al tiebreak nel primo set, lascia due game a Kuznetsova che l'aveva sorpresa a Miami e cinque a Begu in semifinale. Per il titolo affronta Madison Keys, alla prima finale in un Premier 5 in carriera. Non si vedeva un derby statunitense per decidere la vincitrice degli Internazionali BNL d'Italia dal 1970 quando Billie Jean King sconfisse Julie Heldman. Keys, la prima non testa di serie in finale a Roma dopo Maria Jose Martinez Sanchez nel 2010 gioca senza paura ma non basta. Serena Williams celebra il settantesimo titolo in carriera in 89 finali. Trionfa al Foro Italico per la quarta volta come Conchita Martinez e Gabriela Sabatini. E saluta il pubblico in italiano. Il ricambio generazionale può attendere.