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TEST: LA SFIDA DELLA T-FIGHT 300 DCS3

La nuova edizione della più versatile agonistica Tecnifibre è ottima per spingere da dietro, coperto o in top

di Enzo Anderloni | 04 maggio 2017

La nuova edizione della più versatile agonistica Tecnifibre è ottima per spingere da dietro, coperto o in top. Maneggevole, garantisce anche controllo quando si gioca di fino. Una seria rivale per Pure Strike VS, Radical e Blade 98S

di Mauro Simoncini

Le prestazioni medie delle racchette da tennis del Terzo Millennio si sono alzate, e di molto. L’apporto di nuove tecnologie e materiali innovativi anche da settori dell’industria che con il tennis non c’entrano nulla ha permesso di concepire degli attrezzi completi e versatili.
Non si parla solamente dei tre grandi marchi leader Babolat, Head e Wilson (in puro ordine alfabetico) ma anche numerosi altri marchi di visibilità internazionale stanno sviluppando prodotti di altissimo livello, che si prestano tanto al top player quanto al giocatore di Club mediamente dotato tecnicamente.
È esattamente il caso di Tecnifibre T-Fight 300 DCS3, la recente edizione di una delle bestseller dell’azienda transalpina, leader nel mercato delle incordature sintetiche multifilamento. Nella gamma T-Fight, DCS3 è il modello centrale, quello di riferimento, a metà tra le ultraleggere da 265 grammi e quelle più “cattive” da 320 (senza contare l’incordatura).

IN CAMPO
Innanzitutto non si può non notare la veste grafica. Giocata sui colori nazionali francesi, la racchetta è d’impatto, frizzante e grintosa con blu e nero satinati e invece rosso e bianco laccati. Un attrezzo molto riconoscibile; e nel panorama attuale del mercato non è una dote da sottovalutare.
Al primo contatto colpisce subito la maneggevolezza e il comfort; di certo non sembra di avere in mano un’agonistica ostica, performante ma selettiva. Ed infatti anche i primi colpi dalla riga di fondo danno una sensazione di facilità e immediatezza che probabilmente non ci si aspetterebbe così evidente da un ovale midplus da 98 pollici quadrati e da un profilo comunque sottile (21,5 millimetri). Lo sweetspot è ampio, concede abbastanza; ci si appoggia benissimo sul colpo dell’avversario provando a impattare la palla piatta o coprendo con accenni di top spin. Allontanandosi all’indietro, anche in situazioni più difensive, la T-Fight 300 DCS3 regala soddisfazioni anche sbracciando con più rotazione.

E anche con swing decisamente più ampi il controllo è buono e la profondità è costante. Da un lato si avvertono sicurezza e stabilità derivanti dalla rigidità elevata; dall’altro il profilo contenuto e l’ovale non eccessivo aggiungono qualcosa anche in termini di sensibilità. Ottima nel back, che esce facilmente in difesa ed è preciso e più ficcante quando si prova a verticalizzare andando all’ attacco. E nei pressi della rete, come detto poco fa, stabilità e sicurezza (ma anche precisione e tocco) vengono premiate per chi può tecnicamente concedersi qualche giocata di fioretto.

Al servizio la manovrabilità del telaio permette di essere efficaci in tutte le soluzioni; si trasferisce bene potenza nella prima palla piatta ma è molto preciso lo slice. Non ci vuole neanche chissà che apporto fisico per chi è solito scegliere un kick più alto sopra la rete. È una racchetta immediata, di impatto, “onesta” e non troppo difficile.
Buona per dei picchiatori anche di Seconda Categoria (che magari potrebbero spingersi sulle sorelle T-Fight di pesi maggiori); ideale per tutti gli altri giocatori completi e dallo stile classico, ma senza troppe restrizioni. Perché è proprio la versatilità la dote migliore della T-Fight 300 DCS3.

PAGELLONE 79/100
Potenza 8 | Controllo 8 Maneggevolezza 8 | Fondo 8 | Rete 8 | Servizio 8 | Top 8 | Back 8 | Estetica 7 | Comfort 8

IL LAB (corde Tecnifibre Black Code 25/24 kg)
Lunghezza 68,6 cm Peso 311 g Ovale 98 Profilo 22,5 mm Bilanciamento 33 cm Rigidità 69 Inerzia 316 potenza 58/100 controllo 40/100 maneggevolezza 76/100