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NEL TENNIS I PUNTI NON SONO TUTTI UGUALI

I cosiddetti “Big Points” sono quelli che si giocano in determinate situazioni di punteggio e che sono in grado di fare la differenza tra una partita vinta e una persa

di Enzo Anderloni | 08 maggio 2017

I cosiddetti “Big Points” sono quelli che si giocano in determinate situazioni di punteggio e che sono in grado di fare la differenza tra una partita vinta e una persa. Per questo generano maggiore ansia nei giocatori. Che spesso li affrontano male….

di Antonio Daino, I.S.F. R. Lombardi - foto Getty Images

In una recente intervista Roberta Vinci sosteneva la tendenza delle giovani giocatrici del circuito a giocare i punti con un approccio monocorde del tipo “o la va o la spacca”. Per non fare esempi che potrebbero toccare la suscettibilità delle giocatrici in attività si può fare riferimento al “giovane Agassi” e all'Agassi dopo la “cura“ Gilbert. Si tratta di un esempio per cogliere il diverso approccio al gioco. Nel primo caso, Andre giocava ogni colpo per fare un vincente a prescindere dalla situazione di gioco, nel secondo caso invece giocava il colpo più adatto alla specifica situazione, e quindi con un più alto coefficiente di realizzazione. Questo approccio più razionale e funzionale gli ha consentito di rimanere al vertice della classifica mondiale ancora per diversi anni anche quando non era più giovanissimo.
Molti coach sostengono che i punti del tennis hanno lo stesso valore e quindi che vanno giocati tutti allo stesso modo senza preoccuparsi della situazione di punteggio; un vantaggio di questo approccio è quello di non generare ansia nel giocatore, ansia dovuta alla tensione percepita dal giocatore stesso soprattutto sui punti cruciali.

Fanno la differenza
Questo approccio semplicistico può essere funzionale nel percorso di costruzione del giocatore, ma non può essere un punto di arrivo, perché la tecnica esecutiva dei primi 100 giocatori è relativamente simile, ma i primi 10 del ranking sono quelli che più frequentemente vincono i cosiddetti Big Points. La domanda diventa quindi: quali sono i Big points?
Iper-semplificando per fini didattici, in una partita vinta per 6-4 6-4 si saranno giocati circa 120 punti e almeno 2 break points, 2 set points e 1 match point. Mediamente questi punti vengono raddoppiati e quindi potrebbe essere realistico fissare convenzionalmente a circa 10-12 quelli che vengono definiti i cosiddetti Big Points di una partita.
Un approccio interessante al riguardo è quello utilizzato da Allen Fox, lo psicologo americano che ha raggiunto il più alto livello di classifica tennistica conquistando anche gli ottavi di finale agli Us Open che si giocavano a Forest Hills. Fox faceva riferimento agli ingenti guadagni dei gestori dei Casinò di Las Vegas che non si interessano della singola giocata, ma si preoccupano di avere un vantaggio percentuale sul lungo periodo, è questo che li fa guadagnare grandi quantità di denaro.

Alta percentuale
Sui punti cruciali quindi il tennista dovrà giocare il suo colpo che gli dà la più alta percentuale di successo. Il tennista non può avere la certezza di vincere quel punto, ma alla distanza quella strategia gli farà vincere il maggior numero di partite. La caratteristica di un giocatore mentalmente forte è quella di sapere che per vincere deve fare i suoi colpi abituali e non pensare di dover fare cose eccezionali.
Il punto di partenza è sempre il primo assioma della forza mentale. Che recita “conosci te stesso”, intendendo di conoscere il proprio punto forte e il proprio punto debole nel gioco, al fine di poter produrre la migliore prestazione.
In questo caso significa prendere coscienza di come il giocatore reagisce quando si trova a giocare i big points. Se il giocatore viene colto da un senso di disagio, il bisogno conseguente sarà quello di togliersi dalla situazione il più rapidamente possibile per eliminare le sensazioni di paura, ansia e tensione che caratterizzano quel momento. In queste situazioni il comportamento “istintivo” è quello di accelerare le azioni di gioco, come è facile constatare nei ragazzini o nei giocatori di club, che non hanno ancora imparato a mantenere lo stesso ritmo nei tempi morti. Questi giocatori, a causa della tensione, accorciano i loro tempi abituali sia quando servono sia quando devono rispondere, aumentando la quota di rischio del loro gioco e favorendo involontariamente, come le statistiche dimostrano, le possibilità di successo dell’avversario. Per inciso, visto che lo abbiamo citato in precedenza, Andre Agassi era uno dei pochi giocatori che aveva un ritmo di gioco accelerato e che trovava in questa rapidità la sua situazione di rendimento ottimale. Per la maggior parte dei giocatori invece è opportuno seguire il modello di Novak Djokovic, che una volta è arrivato a far rimbalzare la palla prima del servizio per 23 volte alla ricerca del suo stato ideale di comfort. Molti professionisti quando arrivano a giocare un big point e devono servire si fanno dare quattro palline dal raccattapalle, ne restituiscono due prima di apprestarsi a servire, il tutto allo scopo di trovarsi nella loro zona di comfort agonistico.

Scelte veloci, scelte sbagliate
Se dalla dimensione appena analizzata del tempo passiamo alle scelte decisionali dovute alla tensione rispetto alla prestazione, è facile riscontrare comportamenti decisamente inefficienti causati dall’esigenza di fuggire dalla situazione ansiogena come quella rappresentata dai big points. Un esempio? Scegliere di giocare colpi insoliti come la smorzata, oppure di seguire il proprio servizio a rete per un giocatore che predilige stare a fondo. Oppure ancora tentare l'esecuzione di un colpo vincente quando si è posizionati due metri fuori dal campo. Ovviamente queste scelte vengono effettuate dal giocatore che non ha i colpi sopra indicati nel suo abituale repertorio di gioco. L’esempio emblematico a questo proposito è quello di un giocatore Junior che gioca l’unica smorzata della partita sul match point avversario. È inutile sottolineare come solitamente, in questi casi, finiscano le partite. È opportuno ricordare però che una scelta di questo genere è “inconsapevole”, perché dettata dal bisogno inconscio di togliersi dalla situazione d'ansia. Il coach dunque deve sapere riconoscere come si sente il suo giocatore e sapergli indicare la via da intraprendere per giocare al meglio i big points nel rispetto della sua personalità.

Che cosa bisogna fare sui big points?
I big points esistono, dunque, anche soltanto perché è praticamente impossibile che un giocatore non si renda conto che quel punto determinerà il risultato complessivo della partita. Dunque i giocatori si distinguono non tanto per la tecnica di gioco, ma soprattutto per la loro capacità di vincere questi punti cruciali, una capacità che li porta ai vertici della classifica. Sapendo che la tendenza generale della maggior parte dei giocatori è quella di affrettare i tempi di gioco è pertanto indispensabile allenarsi a utilizzare i propri rituali sforzandosi in allenamento di allungarli rispetto al proprio trend abituale.
Dal punto di vista tattico è essenziale utilizzare i colpi che hanno una più alta percentuale di riuscita rispetto alla situazione specifica. E nel caso in cui il pensiero corra verso il risultato finale, è importante ri-focalizzarlo sul “qui e ora” del punto da giocare. Nessuno potrà mai avere la sicurezza di vincere un determinato punto, ma è possibile mettersi nella condizione di giocare il colpo che dia la più alta probabilità di successo.