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DALLA COPPA DAVIS A GIANLUIGI QUINZI: GIUDIZI UNIVERSALI

Perché nel tennis è autolesionistico sparare giudizi guardando ai risultati

di Enzo Anderloni | 12 aprile 2017

Perché nel tennis è autolesionistico sparare giudizi guardando ai risultati. Solo osservando con passione, con bagaglio storico e visione prospettica e confrontandosi con chi ha competenza tecnica sul campo si evitano le cantonate. Anche perché giudicare, in campo sportivo, non è utile a nessuno

di Enzo Anderloni – Foto Getty Images

L’Italia senza il suo n.1 Fabio Fognini ha perso con il Belgio con il suo n.1 David Goffin, a Charleroi, su un campo veloce, dignitosamente. Ci sta. Punto. Anche perché è un Belgio che il turno prima, fuoricasa, senza Goffin, aveva battuto la Germania di Zverev e Kohlschreiber. Eppure all’indomani qualcuno ha cominciato a tranciare giudizi. Sull’età e sul livello dei nostri giocatori, sulla presunta assenza di ricambi. È sorprendente come questo gioco al massacro, che in prospettiva diventa autolesionista per chi lo fa, non passi mai di moda. Perché autolesionista? Perché quando ti fermi a giudicare il risultato, in questo caso generatosi anche con motivazioni abbastanza evidenti, il rischio di essere smentito diventa una certezza.

Se avessero l’onesta intellettuale di sfilare insieme tutti quelli che hanno scritto ripetutamente che Federer non era più lui, ma soprattutto che non sarebbe mai più stato lui, avremmo una processione di “esperti” senza fine. E il problema è solo uno: invece di analizzare, interrogarsi e interrogare chi ha competenza tecnica, guardare i fatti avendo bagaglio storico e visione prospettica, si finisce per cadere nell‘autocompiacimento di sparare giudizi. Che è la grande tendenza nel mondo dei social, ma anche il loro aspetto più criticabile e deleterio.

Il tennis è allo stesso tempo molto semplice e molto complesso e solo chi ci si dedica con passione lo capisce. E capisce che guardare ai risultati e giudicare non conviene e non serve. Un piccolo ma significativo esempio: in occasione dall’anteprima mondiale di un nuovo avveniristico attrezzo (seguiteci online e in tv, ve ne parleremo a breve) abbiamo avuto modo di discutere a lungo con giocatori e tecnici presenti sulle prospettive del nostro tennis. E si è finiti inevitabilmente a parlare di Gianluigi Quinzi, l’ultimo azzurro capace di vincere, nel 2013, il torneo juniores di Wimbledon. Un giovane che si aspetta su palcoscenici assoluti ormai da tempo ma del quale si erano quasi perse le tracce, dato che finora ha faticato a trovare il percorso giusto, in un susseguirsi di cambi d’allenatore.

Un coach ed ex giocatore di alto livello, nei confronti del quale nutriamo grande stima, sosteneva che ormai Gianluigi aveva dentro un “virus” di negatività e che sarebbe stato molto difficile toglierglielo. Altri invece erano convinti che sarebbe stato sufficiente che qualcuno lo aiutasse a fare mentalmente ‘tabula rasa’ delle ultime due o tre stagioni perché potesse ripartire. E non da zero, ma a 21 anni dalla posizione n.305 del mondo, con l’esperienza di un importante percorso di crescita giovanile nel background. Giudizi universali. Espressi da entrambi i lati con argomenti apparentemente ragionevoli.

Nessuno sapeva che proprio in quelle ore, nelle qualificazioni dell’Atp di Marrakech, un reaparecido Quinzi aveva battuto Evgeny Donskoy, n.99 del mondo, l’unico giocatore quest’anno in grado di vincere con Roger Federer (a Dubai). Poco dopo avrebbe superato 6-2 6-3 anche il coreano Duckhee Lee, n.130, uno dei Next Gen cui si attribuiscono più doti in prospettiva. E dunque qual è la realtà di Quinzi? E della nostra Nazionale maschile? Quasi sicuramente né quella disfattista né quella delle facili illusioni. Ma dovremmo avere ormai imparato che giudicare non serve a capire. Che invece è la condizione indispensabile per programmare, costruire, migliorare.

P.S. Il modo migliore di capire è sicuramente osservare, di persona. E noi italiani abbiamo un’occasione unica di farlo agli Internazionali BNL d’Italia, il grande evento mondiale dove si gode meglio in assoluto lo spettacolo tennistico. L’edizione 2017, presentata oggi al mondo nella Sala delle Armi del Foro Italico, si conferma palcoscenico straordinario, con l’inedito plus dell’apertura al Colosseo. Un treno (sì, perché ci sono anche gli sconti per arrivare a Roma con i Frecciarossa…) da non perdere.

Articolo tratto da SuperTennis Magazine n. 14 - 2017

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SuperTennis Magazine – Anno XIII – n.14– 12 aprile 2017

In questo numero

Prima pagina –Giudizi universali Pag.3

IBI 17, la guida: stelle del tennis sotto l’arco di Costantino Pag.4

Circuito mondiale: Coppa Davis, l’Australia sulle spalle Pag.9

Focus Next Gen: trimestre positivo, piovono risultati Pag.12

Next Gen Italia – Dell’Edera: ”Il futuro? Così è roseo” Pag.14

Next Gen Italia – Sacco canta… e vince! Pag.16

Terza pagina – Roma 2011: la prima volta di Maria Pag.18

I numeri della settimana: Baghdatis 36… interrotto Pag.19

Il tennis in tv – Gran menù di Pasqua Pag.21

Pre-qualificazioni IBI17 – Vicina quota 15.000: iscrizioni ancora a perte Pag.23

Notizie dalle regioni – Piemonte, Val d’Aosta, Toscana, Puglia, Basilicata, Sicilia Pag.25

Circuito Fit-Tpra – Roma, folla di amatori Pag.29

Paddle: come nasce una racchetta Pag.30

L’esperto risponde – Che cosa succede se una palla è dubbia ma nessuno dei due giocatori sa qual è il segno? Pag.32