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PARLA TATHIANA GARBIN: "C'È UNA NUOVA MENTALITÀ"

“Non solo tecnica e atletica, ma anche tanto lavoro sulla mente e su aspetti basilari come l’alimentazione”

di Enzo Anderloni | 16 agosto 2017

“Non solo tecnica e atletica, ma anche tanto lavoro sulla mente e su aspetti basilari come l’alimentazione”. Parola del capitano di Fed Cup azzurro, che spiega come si può arrivare in alto in un ranking Wta sempre più ‘vecchio’

di Alessandro Nizegorodcew

Pennetta, Schiavone Vinci ed Errani hanno dato vita a un ciclo straordinario: quanto dovremo aspettare per assistere a una nuova ondata vincente? I risultati raggiunti dalle quattro azzurre sono stati straordinari, difficilmente ripetibili nel breve, ma anche nel medio o nel lungo termine. Hanno tenuto altissimi i nostri colori dal 2004, anno del primo titolo Wta conquistato dalla brindisina a Sopot, sino agli ultimi trionfi del 2016 della romagnola (Dubai) e della tarantina (San Pietroburgo). In questi 12 anni sono entrate tutte tra le Top 10 mettendo insieme 37 titoli (di cui due Slam) e 40 finali (di cui tre Slam), senza dimenticare le 4 Fed Cup sollevate e gli innumerevoli successi in doppio (compreso un Career Grande Slam).
Ma la domanda iniziale è lecita perché un immediato ricambio generazionale oggi non è sottomano, anche a causa della sfortuna (sotto il profilo fisico) di Karin Knapp e del venir meno (per sue imponderabili decisioni) di Camila Giorgi. Certo, Sara Errani può dire ancora molto nel circuito e soprattutto può dare ancora molto a chi sta crescendo dietro di lei. Non a caso sarà a Barletta per l’impegno di Fed Cup contro Taipei. Sara, oggi 29enne, rappresenta ancora per le sue compagne quello che Schiavone, Pennetta e Vinci furono per lei (tutte hanno dato il meglio sulla soglia dei ‘trenta’).
Però a tutti piacerebbe ricominciare subito a vincere con nomi nuovi dall’anagrafe fresca. Con il neo-capitano della Nazionale Tathiana Garbin, ex n.22 Wta, abbiamo cercato di analizzare nel dettaglio la situazione del momento tennistico femminile, tra progetti federali, giovani in crescita e una nuova mentalità.

Il grande ciclo azzurro nel circuito femminile si sta esaurendo. Cosa ci riserverà il futuro?
“Abbiamo sempre saputo che questo momento sarebbe inevitabilmente arrivato, come accade per ogni grandissimo ciclo. Entrare tra le prime 100 giocatrici del mondo è sempre più complesso anche perché, come nel maschile, l’età media si è innalzata notevolmente. Quando potremo avere una nuova infornata di Top 100? Abbiamo iniziato un lavoro importante, la Federazione Italiana Tennis sta investendo tantissime risorse, umane ed economiche, e nel giro di 5-6 anni se ne vedranno i frutti. Senza dimenticare alcune giovani ragazze che stiamo già cercando di aiutare a compiere questo difficile passo”.

Parliamo di tenniste come Martina Trevisan, Jasmine Paolini, Camilla Rosatello, Jessica Pieri, Georgia Brescia ed altre ragazze che, per un motivo o per un altro, hanno dimostrato qualità ma non continuità…
“Uno dei grandi problemi della scalata al ranking è la distribuzione dei punti Wta, che sfavorisce chi arriva dal basso dando un vantaggio alle tenniste già presenti nella Top 100. L’Itf sta pensando ad alcune importanti modifiche per favorire le più giovani e la speranza è che possa rappresentare una piccola svolta. Le nostre ragazze hanno buonissime qualità tennistiche, ma mentalmente sono sicuramente indietro. Pensano troppo ai punti da difendere e non a quelli che vanno portati a casa, oltre a mettersi addosso troppa pressione. La Fit ha deciso di investire molto anche su questo aspetto, come dimostra l’ingaggio del noto psicologo sportivo Lorenzo Beltrame, in passato nell’angolo di campioni come Pete Sampras e Jim Courier. Ma è soprattutto chiaro che non possiamo e dobbiamo abbandonare le nostre ragazze se fanno fatica nei primi anni di professionismo. Johanna Konta, recente vincitrice a Miami, è entrata con continuità nella Top 100 solamente a 24 anni…”.

Alcune giovani ragazze che entrano molto presto nella Top 100 poi finiscono per bruciarsi. Come mai?
“Il circuito è pronto a mangiarti. Non esistono turni facili, non è possibile rilassarsi, la pressione è alle stelle. Belinda Bencic è solo uno dei tanti esempi a riguardo. La verità è che bisogna arrivare pronti sotto tutti i punti di vista: tecnico, tattico e ancor di più fisico e mentale. La prima giovanissima nel ranking è attualmente Ana Konjuh, che si trova al numero 31 del mondo, ma nel complesso le under 21 tra le prime 100 sono solamente 12. Una totale inversione di tendenza rispetto al passato”.

Come si arriva preparati al circuito Wta?
“Il movimento italiano deve cambiare mentalità: non bisogna guardare ai risultati ma alle potenzialità e all’allenamento quotidiano. È necessario puntare sul lavoro, tennistico e non, per poter mirare in alto e non farsi mangiare dal circuito. Non è importante conquistare i titoli under 12, 14 o 16, bensì costruire la giocatrice in tutto e per tutto, partendo dalla tecnica ma spostandosi poi sul fisico e sull’aspetto mentale di cui abbiamo già parlato. Bisogna curare tutto nei minimi dettagli, come ad esempio l’alimentazione, aspetto su cui le nostre ragazze devono migliorare non poco”.

Parli tanto di aspetto mentale…
“Sin da quando ero giocatrice amavo leggere libri su libri di psicologia dello sport e oggi, da tecnico, continuo ovviamente ad aggiornarmi e a studiare. Devo rapportarmi con una generazione che è completamente diversa dalla mia e per farlo è necessario che anche io lavori con grande caparbietà e determinazione”.

Hai parlato dei frutti che si vedranno tra 5-6 anni, ma cosa è cambiato? Perché sei così convinta che il movimento femminile tornerà in auge?
“Perché tante cose sono cambiate nei metodi di lavoro e gli investimenti della FIT sono davvero ingenti. Il Progetto Over 18, nato circa tre anni fa, è stato molto importante per far capire ai ragazzi di 22-23-24 anni che non erano soli e che non era troppo tardi per diventare veri professionisti. L’ingresso nello staff federale di ex professionisti come Filippo Volandri è stato altrettanto importante, così come la presenza nei vari tornei di nostri preparatori atletici. Stiamo inoltre allargando la base partendo dal lavoro nei Centri di Aggregazione Provinciale (CAP) per non perderci nemmeno una ragazza sin dalle under 11. Successivamente il lavoro dei nostri tecnici, in forte aumento dopo tante assunzioni, si concentra sui Centri Periferici di Allenamento (CPA), poi sui Centri Tecnici Permanenti (CTP) sino al Centro Tecnico Nazionale di Tirrenia. Va svolto giornalmente un lavoro capillare, che arrivi in ogni piccolo circolo tennis d’Italia. Il punto focale è sempre lo stesso: guardare alla crescita delle ragazze e non ai risultati immediati”.

C’è qualcosa che non ha funzionato in questi ultimi anni nel settore femminile?
“Parlare con il senno del poi è sempre piuttosto facile, ma probabilmente il percorso che abbiamo intrapreso poteva iniziare con qualche anno di anticipo. Ma non ha importanza pensare al passato, è fondamentale rimboccarsi le maniche e lavorare”.

In Fed Cup sfideremo in casa Taipei (22-23 aprile, Barletta). Pensi ci sarà lo spazio per l’esordio in singolare di una delle “tue” giovani?
“Sicuramente vedremo l’esordio di una delle nostre ragazze maggiormente promettenti. La numero 1? La Errani sarà ovviamente presente. Per far capire quanto Sara tenga alla maglia azzurra posso testimoniare che mi aveva dato disponibilità anche qualora avessimo giocato in trasferta. Sarebbe venuta a Taipei, a giocare sul veloce, durante la sua amata stagione sul rosso europeo…”.