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CORDE: OCCHIO AL PATTERN, IL GRANDE INCOMPRESO

Ognuno ha le sue preferenze in termini di attrezzo e a guidare la scelta sono quasi sempre peso, ovale e profilo

di Enzo Anderloni | 30 marzo 2017

Ognuno ha le sue preferenze in termini di attrezzo e a guidare la scelta sono quasi sempre peso, ovale e profilo. O addirittura il brand. Eppure anche solo una corda in più può fare la differenza, come tra 16x19 e 16x20

di Mauro Simoncini - foto Getty Images

Anche solo una corda in più può fare una grande differenza. O comunque farvi sentire che con una racchetta siete “a casa vostra” oppure no. Questa è una delle tante cose che ho imparato negli oltre quindici anni da quando è iniziata la mia vita da tester. In “archivio” ci sono circa mezzo migliaio di racchette provate, di ogni genere e forma, peso e bilanciamento eccetera eccetera.
E proprio da lì, guardando le specifiche strutturali di una racchetta, si comincia a ipotizzarne il comportamento ancor prima di scendere in campo, anche se molto spesso, in positivo o in negativo, proprio il campo sconfessa il laboratorio, in termini di potenza o di controllo, di comfort o maneggevolezza.
Comunque quasi tutti guardano prima al peso (insieme con il bilanciamento), alle dimensioni dell’ovale o al profilo di una racchetta nel momento della scelta, in quella prima fase di “scrematura” che fa scartare a priori modelli di racchette che con ogni probabilità non incontreranno le nostre esigenze. È singolare però che il cosiddetto pattern (lo schema corde) - pur essendo indicato sui telai proprio in abbinamento ai tre dati di cui sopra - sia una caratteristica spesso trascurata dagli appassionati, giocatori di vari livelli, anche buoni agonisti. Eppure anche solo una corda in più…
Mi torna sempre in mente una frase di Boris Becker (“la racchetta è lì solo per sostenere le corde”) che aiuta a capire l’importanza sì dell’incordatura (e quindi della scelta del tipo, del calibro e della tensione delle corde) ma anche di come è stata pensata e impostata dai progettisti.

Se cambi il pattern è un’altra racchetta
Chiunque abbia voluto fare la prova a confronto sa che, a parità di ovale, colpire con un pattern da 18 corde verticali e 20 orizzontali o uno da 16 verticali e 19 orizzontali (non parliamo del 16x16) non è per niente la stessa cosa. Qualche settimana fa, grazie al kit Adaptive di Head vi abbiamo raccontato dei nostri test con la Speed Pro e Instinct in più di due versioni differenti. Identico attrezzo (in termini di lunghezza, peso etc.etc.) ma con innestati su un esemplare un innovativo 16x16 e sull’altro il diffusissimo 16x19: due racchette diverse, a tutti gli effetti. Con la prima racchetta si aveva tanta potenza, top spin facilissimo da “produrre”, grande profondità anche in difesa estrema; con la seconda maggiore precisione, anche nei colpi piatti o con i tagli indietro.
Anche Wilson nelle ultime stagioni ha introdotto il sistema S che sta per Spin: in buona sostanza dei telai simili o identici a quelli già commercializzati ma con schema corde invertito cioè 18 corde verticali e solo 16 orizzontali. Obiettivo esplicito la resa degli spin; infatti diminuendo il numero delle corde orizzontali si concede molta più libertà di movimento a quelle verticali, le responsabili dirette in quanto a potenza e resa degli spin. Questo dicono infatti gli ingegneri che imputano alle corde orizzontali invece una maggiore funzione di controllo, motivo per cui nelle incordature ibride di solito si installa il monofilamento più rigido e duraturo sulle verticali e un multifilamento (o addirittura il budello) su quelle orizzontali.

16x20: la differenza è fine ma si sente
Fin qui abbiamo parlato di differenze sostanziali di pattern. Ma ci sono anche le sfumature. Avendo giocato per molti anni in passato con una Pro Staff Classic 6.1 (95 pollici quadrati di ovale, oltre 330 grammi di peso e schema corde 18x20) mi è chiaro il feeling di assoluto controllo di un pattern fitto e con maglie strette. D’altro canto però le primavere passano e il lavoro (da insegnante in campo) è comunque impegnativo. Così a metà strada tra l’ormai per me eccessivo 18x20 e l’onnipresente moderno 16x19, ho trovato il pattern 16x20. Lo si può definire una rarità perché davvero i modelli disponibili con questo schema corde si contano sulle punta delle dita (di una sola mano), ma nel mio personalissimo caso è stato amore a prima vista. Perché le 16 corde verticali, come detto, concedono più spinta e potenza rispetto alle 18, soprattutto a livelli agonistici se si utilizzano incordature in monofilamento con tensioni non elevate. Invece le 20 corde orizzontali, oltre a fornire prestazioni di controllo notevoli, stringono un po’ le maglie del piatto corde rispetto al 16x19. E per chi ama colpire piatto o appena coperto senza esasperare il top il feeling è eccezionale. E l’insieme aiuta anche nei tagli in back rispetto alle maglie più larghe del 16x19, che talvolta fanno decollare verso l’alto qualche backspin difensivo.
Tutto questo discorso non per esaltare uno schema corde rispetto ad altri ( ripeto, si tratta di gusti personali riferiti al proprio modo di giocare), ma per far capire quanto sia importante l’impostazione del reticolo corde nella scelta dell’attrezzo. Con un ulteriore precisazione da fare: in realtà anche a parità di numero e di schema corde potrebbero esserci delle differenze. Nel senso che il 16x19 di una Babolat Pure Aero per esempio è differente dal 16x19 di una Yonex Ezone 100 pur avendo lo stesso ovale da 100 pollici quadrati. Perché? La scelta ingegneristica considera anche la distribuzione delle corde orizzontali oltre al loro numero, ovvero la spaziatura tra una e l’altra. Può essere variabile o costante, in base anche dal foro di partenza e da quello di arrivo. Dunque occhio al pattern: anche voi scoprirete il vostro preferito.

16X20, piatti piuttosto rari
Non sono molti i 16x20 sul mercato. Un modello storico che, fortunatamente per i suoi cultori, i francesi di Babolat hanno da sempre mantenuto è Pure Control, una racchetta con profilo costante e abbastanza sottile (22 millimetri) e ovale da 98 pollici quadrati su cui è installato il pattern 16x20. Una manna per chi vuole colpire d’anticipo senza troppe rotazioni. Quest’anno la racchetta è “diventata” bianca e si chiama Pure Strike VS. In più Babolat per questa stagione ha anche rispolverato le vecchie AeroStorm, anch’esse con il 16x20, rinominate da quest’anno Pure Aero VS: attrezzi di maggior potenza (stesso ovale e stesso peso) grazie alla sezione variabile e aerodinamica del cuore. Il 16x20 è poi un pattern molto diffuso in casa Yonex. I giapponesi lo hanno inserito su tutti i modelli della famiglia VCore Duel G (il telaio di Stan Wawrinka) di cui fanno parte sia i piatti da 97 pollici quadrati sia quelli da 100: dai 330 ai 280 grammi di peso con profili costanti e sottili (20-21 millimetri). Racchette ideali per stili di gioco classici. In più anche le Yonex VCore SV e in particolare la 95 (peso 310 grammi) e la 98 (pesi da 285 e 305 grammi) hanno questo schema da 16 corde verticali e 20 orizzontali. E le ultime due sono probabilmente il miglior compromesso tra potenza e controllo, tra top spin e puri impatti piatti, sia per giocatori di Club che possono optare per i 285 grammi sia per gli agonisti che possono spingersi su pesi maggiori o anche sull’ovale da 95”. 16x20 anche in due collezioni targate Pro Kennex, le Ki5 e le Q5,entrambe dedicate al pubblico degli agonisti e dotate dell’esclusivo brevetto antishock Kinetic. In particolare le Q5 vedono applicata la tecnologia Q System, quattro masse di Kinetic collocate ai quattro angoli del reticolo corde che aumentano la stabilita del pitto.