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L'angolo dell'insegnante

12 consigli per un coaching migliore (Parte 1)

Una serie di suggerimenti per tutti i maestri, per imparare a trasmettere ai propri allievi i messaggi nel modo giusto. La forma d’insegnamento autoritaria non funziona, e l’allievo impara meglio se è inserito profondamente nel processo d’insegnamento.

di | 29 febbraio 2020

Consigli sul tennis se ne trovano dappertutto: direttamente dai maestri, nei libri, su YouTube, in TV e nelle riviste specializzate. Ciò pone il giocatore di fronte ad un dilemma: chi ascoltare? Ci sono almeno tante opinioni quanti sono gli esperti in materia.

Sfortunatamente nella maggioranza dei centri in cui operano più maestri, non c’è l’abitudine di preparare adeguatamente il Team dei maestri stessi. Così ad un giocatore può capitare di ricevere, nel medesimo centro, delle istruzioni in contraddizione tra di loro.

La mia intenzione è di rendervi partecipi di ciò che ho imparato nel corso delle mie ricerche: esistono 12 elementi chiave per l’insegnamento del tennis. Queste 12 “chiavi” possono essere usate come punto di partenza, che può dare a tutti i partecipanti a corsi di tennis l’opportunità di “lavorare insieme nella stessa direzione”.

Questa lista può essere completata individualmente, a piacimento, ma tenete sempre presente che un programma basato sulla continuità avrà sempre più successo di uno in cui ciascuno dei vari maestri procede per la propria strada.

Chiave 1 – Divertirsi

Non vi stupirà di certo scoprire che il divertimento occupi la prima posizione. Fino a quando i nostri allievi torneranno per continuare a imparare, miglioreranno. Più miglioreranno e più impareranno ad amare il tennis. È una formula semplicissima.

Si tratta semplice­mente di fare divertire la gente quel tanto ch basta per farla tornare. Come? Le proposte devono essere fresche, attive e interattive. Allo scopo possiamo attingere a piene mani dal nostro repertorio di trucchi. Il nemico numero uno è la noia. Se riusciamo a tenerla lontana, tutti ne trarremo giovamento.

Chiave 2 – 4 stadi di apprendimento

Esistono 4 differenti stadi di apprendimento: incompetenza inconscia, incompetenza conscia, competenza conscia e competenza inconscia. Ricordiamoci che gli adulti vanno guidati diversamente dai bambini. Gli adulti devono “apprendere all’indietro” (disimparare qualcosa), prima di evolversi. I bambini, che non hanno ancora acquisito cattive abitudini, percorreranno la loro strada in avanti.

Un adulto ha già stabilizzato i suoi percorsi neurologici (buone e cattive abitu­dini), e un cambiamento sarà per lui alquanto difficoltoso, se non addirittura pericoloso. L’adulto è anche più resistente ai cambiamenti, perché sa che cambiare è difficile e che faticherà a sentirsi a proprio agio. Un adulto preferisce sempre sperimentare qualcosa di nuovo, piuttosto che modificare qualcosa che già sa fare.

Un esempio: ammettiamo di dover modificare leggermente l’impugnatura (Eastern di diritto) del servizio di un allievo, per permettergli di servire con maggiore rotazione. È preferibile spiegargli che si tratta di aggiungere un colpo al suo repertorio, piuttosto che dirgli di “modificare” quella vecchia. Col progressivo abituarsi all’impugnatura modificata, quella vecchia col tempo sparirà.

Chiave 3 – 42 parole

Perché un maestro deve ripetere così spesso le stesse indicazioni al medesimo allievo? Per tre motivi.

1 – Negli Stati Uniti un adulto medio ha una soglia di attenzione di 42 parole. Parliamogli più a lungo e ci toglierà l’audio!
2 – L’essere umano impara più facilmente processi motori osservando e provando sensazioni, che non ascoltando. Mi è sempre piaciuta l’osservazione del filosofo Syracus: “Mi sono pentito spesso di ciò che ho detto, ma mai di ciò che non ho detto!” Un’esercitazione interessante per me era quella di farmi cronometrare da un allievo durante la spiegazione di un esercizio ad un gruppo di allievi. Il mio obiettivo era di evitare di spiegare per più di 15 secondi (il tempo medio che ci mettiamo per dire 42 parole).
3 – Vedere la chiave 4.

Chiave 4 – Ritenzione

La capacità di gioco e il suo miglioramento dipendono necessariamente da ciò che a un allievo resta impresso dell’apprendimento. Statisticamente è provato che la maggior parte dei maestri predilige uno stile d’insegnamento autoritario. In altre parole, il maestro impartisce gli ordini e pretende dall’allievo che questo li esegua.

Ricerche approfondite sull’apprendimento hanno portato alla conclusione che la forma d’insegnamento autoritaria non è quella più appropriata. Qui sotto è riportata una statistica dell’US National Training Laboratory Institute che indica, in percentuale, quanto riusciamo a trattenere di ciò che ci insegnano ed in che modo viene insegnato.

Questa statistica indica chiaramente che l’allievo trattiene al massimo se è inserito profondamente nel processo d’insegnamento, piuttosto che se gli viene solamente detto ciò che deve fare.

Come impariamo meglio:

5% ascoltando
10% leggendo
20% guardando (video, filmati, DVD)
30% dimostrando
50% discutendo
75% provando / esercitando
95% insegnando ad altri e applicando a situazioni reali