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L'angolo dell'insegnante

L’unica via verso il successo

Il successo proveniente dall’esterno non può e non riesce a soddisfare le esigenze di base che noi abbiamo in quanto persone. Niente lo dimostra meglio del caso di Agassi: dopo aver vinto tantissimo toccò il fondo, ma riuscì a reinventarsi cambiando i propri obiettivi. E trovando finalmente un senso alla propria vita.

di | 05 ottobre 2019

Cosa c’è di sbagliato in me? Sono il numero 1 al mondo e ciononostante mi sento completamente svuotato. Avevo gli obiettivi sbagliati.

Quando ho letto queste righe tratte dall’onesta e sensibile autobiografia di Andre Agassi OPEN, sono quasi caduto dalla sedia. Queste parole erano praticamente identiche a quelle che avevo sentito pronunciare da molti atleti di punta nei nostri programmi. Quando poi sono giunto alla parte in cui Andre confessa “Ho scoperto un piccolo, sporco segreto: vincere non cambia proprio nulla!” il cuore mi è quasi balzato fuori dal petto. L’avevo trovata! La verità formulata in forma concisa, come non l’avevo ancora mai sentita nella mia carriera professionale. Il successo proveniente dall’esterno non può e non riesce a soddisfare le esigenze di base che noi abbiamo in quanto persone.

Che proprio Andre fosse colui che aveva manifestato questa sua sensazione non mi sorprendeva affatto. L’avevo incontrato per la prima volta alla Nick Bollettieri Academy quando aveva ancora 14 anni. Ero responsabile per l’allenamento mentale di più di 200 giocatori che si allenavano lì. Di questi Andre era senza dubbio quello che mi piaceva meno: diffidente, sarcastico, testardo, freddo, prudente, arrabbiato, ribelle. La sua personalità faceva diventare una vera e propria sfida allenarlo. Aveva talento? Senz’altro sì, con il suo velocissimo gioco di gambe, i colpi potenti e l’occhio reattivo. Tutti nel tennis sapevano che aveva il puro talento fisico per diventare un giocatore professionista di successo. Ma lo sarebbe anche diventato? Questo era un altro paio di maniche. C’erano così tanti ostacoli personali tra lui e la realizzazione del suo enorme potenziale. La sua adolescenza e la sua gioventù erano state formate da un profondo, pressoché costante dolore psichico. Suo padre pretendeva da lui cose che non era in grado di esprimere e lo ponevano costantemente in uno stato di paura e di colpa. Si sentiva perennemente psicologicamente poco equilibrato. Fuori controllo. Insicuro.

A 16 anni Andre passò tra i professionisti, con la prospettiva di diventare un giorno il numero 1 al mondo. Ebbe nel tennis una tra le più grandi carriere: 8 titoli dello Slam (tra cui anche il Career Grand Slam: tutti 4 i tornei dello Slam vinti almeno una volta), una medaglia d’oro olimpica e 2 Davis Cup. Se quindi il successo fosse realmente motivo di felicità, in seguito a queste prestazioni eccezionali Andre potrebbe anche prestare il suo volto ad una campagna pubblicitaria per l’appagamento e la felicità. Purtroppo questi successi non ebbero per lui praticamente alcun significato. Come si deduce dalle sue stesse parole, non aveva provato gioia, appagamento o contentezza per la maggior parte dei successi ottenuti – sebbene ritenesse di doverli provare. “Provai a districarmi da questo destino a parole. Mi dicevo che non potevo essere infelice se avevo un grosso conto in banca e possedevo un jet privato”.

Nel 1997, quando ancora Andre era famoso più per le aspettative deluse che per i suoi successi, scivolò sempre più in basso nelle classifiche mondiali, fino a raggiungere la posizione 141 nel ranking ATP. Cominciò ad assumere metanfetamine e risultò positivo ad un test antidoping dell’ATP. Quando l’ATP lo informò della positività del test, Andre mentì e scrisse una lettera in cui asserì che durante un party gli venne somministrato, a sua insaputa, un drink contenente droga. E poi, una volta toccato il fondo, Andre ebbe il coraggio di reinventarsi. Ciò che rese così speciale la sua rinascita e che la rese così efficace anche per lui, fu che rigettò i suoi “falsi obiettivi”, come li chiamava lui, e li sostituì con obiettivi nuovi che gli fossero veramente d’aiuto, indipendentemente dal fatto che riuscisse a vincere un altro torneo dello Slam od un torneo minore, oppure no. Rifletteva già da tempo su un tale nuovo obiettivo. “Esiste una sola perfezione. La perfezione di aiutare gli altri. È l’unica cosa che possiamo fare, che ha una valore ed un significato perenne. Siamo qui per questo. Per darci sicurezza l’un l’altro”. Quando finalmente ebbe definito lo scopo della sua vita e lo perseguì, sviluppò la costanza ed il focus per cambiare radicalmente la sua vita. Quando ridefinì il suo tennis “nell’aiutare gli altri a sentirsi sicuri” avvenne la trasformazione.

Ora poteva finalmente sfruttare appieno la sua fama ed il denaro guadagnato con il tennis per raggiungere lo scopo della sua vita. Fondò una scuola per bambini svantaggiati. Il lungo viaggio che Andre intraprese per riuscire nella trasformazione da teenager pieno di pensieri, confuso, egocentrico e fragile a l’uomo che alla fine è diventato oggi, riuscendo a collegare il tennis alla sua vocazione, è un viaggio veramente degno di nota. Bisogna anche comprendere che Andre non è solo in questa trappola del successo ad alto livello. Quasi ognuno di noi, superstar oppure no, combatte a suo modo ed al suo livello, per risolvere questa personale crisi che lo paralizza. Il collegamento tra la sua professione e lo scopo della sua vita trasformò il tennis in un impagabile regalo. Mentre apparentemente perseguiva i suoi successi esterni, aveva finalmente trovato un nuovo scopo per agire. Nel 1998 intraprese una nuova strada: dismise le droghe, con un rigoroso programma atletico e l’assoluto impegno personale a scacciare i propri demoni. Alla fine del 1999 era nuovamente numero 1 al mondo. La felicità porta al successo, non viceversa. Nel 2001 la fondazione Andre Agassi aprì, nella sua città natale Las Vegas, la Agassi College Preparatory Academy, una scuola pubblica, gestita da privati, per bambini bisognosi. Da quell’anno Andre ha raccolto più di 60 milioni di dollari in donazioni. Passa così la maggior parte del suo tempo ad aiutare bambini bisognosi.

* Jim Loehr è co-fondatore del Human Performance Institutes, leader mondiale nella tecnica della gestione dell’energia e fondatore di USTA Sport Science. Ha lavorato con più di 80 giocatori di livello mondiale, tra cui Monica Seles e Jim Courier. Inoltre si è occupato di giocatori di golf professionisti, di giocatori di hockey e di star del basket. Ha pubblicato vari articoli sull’allenamento mentale e scritto 16 libri, tra cui la sua attuale opera “The only Way to Win”. Altri suoi libri sono “The Power of Story” e, come co-autore “The Power of Full Engagement”. È stato il primo ad ottenere il titolo di Master Professional sia da PTR che dalla USPTA ed ha ricevuto l’International Hall of Fame Educational Merit Award. Nel 2013 è stato premiato dall’ITF per la sua carriera.