La campionessa di 8 Masters descrive i pregi delle protagoniste del Super8 dell’1-8 novembre a Riad. Noi ci abbiamo aggiunto qualche pecca
di Vincenzo Martucci | 26 ottobre 2025
Quante storie si intrecciano alle WTA Finals dall’1 all’8 novembre a Riad con 8 personaggi davvero diversi, a cominciare dall’ultimo, Elena Rybakina, la numero 1 potenziale cui manca di certo la continuità di Aryna Sabalenka. Che chiuderà comunque per il secondo anno di fila la stagione sul trono del ranking mondiale. Un nume tutelare del tennis donne, Martina Navratilova, per noi la più forte di sempre, per via di un gioco unico, servizio-volée, ormai disperso, e gli 8 urrà in questa manifestazione, illustra per il sito WTA le 8 protagoniste della prestigiosa passerella che chiude il 2025. Abbiamo aggiunto una caratterizzazione nostra a ciascun personaggio.
N.1 Aryna Sabalenka - “Incredibilmente costante ed eccellente. Una vittoria in uno Slam, due finali e una semifinale. Le sono mancati solo tre o quattro incontri per completare il Grande Slam. La sua costanza è impressionante: oggi ci sono tante giocatrici in grado di batterti, quindi devi essere sempre al massimo, e lei lo è stata. Ha raggiunto il picco di forma in tutti i Majors. Ancora si rammarica per il Roland Garros, più di ogni altra cosa. Poteva vincere quel match contro Coco Gauff. E’ la grande favorita su qualsiasi superficie, ma in particolare sul cemento medio-veloce, dove il rimbalzo è regolare e l’appoggio stabile. Le sue accelerazioni funzionano ovunque e ha tempo sufficiente per posizionarsi ma il campo abbastanza rapido può aiutarla a fare male alle avversarie ed è abbastanza lento per farla preparare bene al colpo. Su questa superficie diventa micidiale”.
N.2 Iga Swiatek - “Quest’anno è stata un po’ un enigma rispetto agli standard che aveva fissato. Non ha vinto il Roland Garros, dove tutti la davano per favorita, ma poi ha conquistato il torneo che nessuno si aspettava. Forse la pressione si era allentata e ha pensato: 'Vado e basta'. E’ stata un po’ altalenante, ma ha vinto Wimbledon in modo straordinario. Ha appiattito i colpi e non si è preoccupata troppo degli errori. E’ quell’aggressività che deve portare anche a Riad: le darà fiducia”.
N.3 Coco Gauff - “Ha giocato nove finali sul cemento e le ha vinte tutte. Incredibile! Una di quelle era proprio l’anno scorso a Riad, quindi attenzione se entra in ritmo. Il suo rovescio è come quello di Djokovic, forse anche più potente. Quando il servizio funziona, è un’arma vera, e mi fa piacere che lo stia perfezionando. Si muove meglio di chiunque altra. Può sempre contare su quello: è l’unica cosa completamente sotto il suo controllo. Sa di poter correre e difendere qualsiasi palla. Poi gestisce il resto. Quando viene a rete, ha una volée molto solida ed è difficile passarla. Ha appena vinto a Wuhan, quindi arriverà carica”.
N.4 Amanda Anisimova - “Mamma mia! Ha passato momenti difficili, la perdita del padre e tutto ciò che ne è seguito. Le aspettative erano enormi, quasi come per Andreeva o Gauff oggi. Ci si aspettava tanto e ha cercato di crescere in fretta, ma la pressione può diventare pesante se i risultati non arrivano nei tempi previsti.
Quest’anno, finalmente, tutto si è incastrato, ed è bello da vedere perché è una persona adorabile. Colpisce la palla in modo pesante, mi ricorda Lindsay Davenport. La sconfitta a Wimbledon deve averle pesato, ma ha battuto Iga in semifinale allo US Open e ha giocato bene anche in finale. E’ un piacere guardarla: pulita nei colpi, precisa su entrambi i lati, toglie tempo. Se dovessi servirle contro, punterei solo al corpo, perché non vuoi darle spazio per colpire liberamente”.
N.5 Jessica Pegula - “Sta crescendo ancora. Ha reso il suo gioco più aggressivo, cercando i colpi, avanzando di più, usando il drop shot. Ha un impatto pulito, senza troppo top spin o slice quando è in ritmo. Ora varia molto meglio: smorzate, discese a rete, slice basso. E’ una maturata tardi, ma ha cambiato il suo gioco e ne ha raccolto i frutti. Ama quando la palla le arriva addosso per poterla ridirezionare, un po’ come faceva Radwanska. Nei campi lenti deve creare lei la velocità, e in Cina ha colpito tutto con più decisione servizio e colpi da fondo. Nei campi lenti può picchiare davvero forte”.
N.6 Elena Rybakina - “Quando vinse Wimbledon nel 2022 il futuro sembrava luminoso. Il suo gioco è bellissimo: potenza naturale, buon movimento, servizio micidiale. Ha tutti i colpi e ha dimostrato di poter vincere su qualsiasi superficie. Se fossi in lei, lavorerei di più sullo slice e sulle smorzate, per variare e sorprendere. A volte è difficile capire cosa pensi in campo - ha un’espressione molto seria - ma con il livello che ha mostrato in Asia, è da tenere d’occhio. Sta giocando al meglio della stagione”.
3 – Elena Rybakina is set to become only the second player representing an Asian country to qualify for three consecutive WTA Finals since its reintroduction of the round-robin format in 2003, following Li Na (2011–13). Fruition.#torayppo #WTAFinalsRiyadh pic.twitter.com/cWnVaUDvsz
— OptaLena (@OptaLena) October 24, 2025
N.7 Madison Keys - “Tutti tifavamo per lei. Ho pianto quando ha vinto l’Australian Open, ero felicissima. Pensavo sarebbe diventata una forza dominante, perché per lei la sfida era soprattutto mentale: il tennis l’ha sempre avuto. Ha cambiato racchetta e corde, ma soprattutto atteggiamento, e quella è stata la svolta. Molto più costante in Australia. Non gioca da due mesi, ma va bene così: ha deciso di fermarsi, allenarsi per questo torneo e prepararsi fisicamente per gli Australian Open. Una scelta intelligente a breve e lungo termine. Si è concessa il permesso di non giocare. Avrei voluto farlo anch’io. Dovrebbe essere fresca e pronta. Le piacerà questa superficie: è perfetta per lei”.
N.8 Jasmine Paolini - “Ha un gioco divertentissimo da vedere. E’ una piccola torpedine là fuori: difende bene, attacca bene, capisce gli effetti, le posizioni, gli angoli. E’ una mini Ashleigh Barty, ma con un servizio più piccolo. Si è qualificata sia in singolare che in doppio, e questo può essere tosto con la formula a gironi. Giochi quasi ogni giorno, ed è durissima se arrivi a entrambe le semifinali, fino a dieci partite in otto giorni. E’ tanto. Ma è fatta per questo”.