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Distaccata come Borg o eccessiva come McEnroe? Pegula ha seguito la sua strada…

Jessica racconta i contrasti iniziali, anche con la famiglia, per i comportamenti distaccati sul campo e come ha risolto guardandosi dentro e crescendo come persona e come atleta

di | 26 dicembre 2025

Jessica Pegula saluta il pubblico (foto Getty Images)

Jessica Pegula saluta il pubblico (foto Getty Images)

“E’ straricca. Non ha motivazioni. Sembra quasi che vincere non le importi. Non impreca, non s’arrabbia, non esulta nemmeno”. Jessica Pegula oltre al cognome di papà Terry, con annesso patrimonio di 7,5 miliardi di dollari, scuole, educazione e modi doc, s’è portata dietro nel tennis anche questa etichetta di snob senz’anima, anche un po’ schifiltosa. Che s’accoppiava solo con le altre figlie dell’Università come lei. E, anche se si è sempre dimostrata magnanima, accogliendo a marzo sul jet privato di famiglia altre finaliste del torneo di Austin per raggiungere Indian Wells, risparmiando loro un lungo viaggio in auto, è rimasta un corpo estraneo sul Tour.

Per un po’ ne ha anche sofferto, poi, come ha confessato in una recente intervista a Tennis Insider Club Podcast, che ormai, pur conservando le vecchie abitudini, non potendo snaturare la sua natura, ha imparato a vivere la situazione in modo diverso. Aprendo un dibattito su come è più giusto partecipare in pubblico uno sport professionistico e le  forti sensazioni connesse.

CONTROCORRENTE
“E’ divertente perché quand’ero ragazzina sia i miei genitori che gli allenatori non hanno mai amato la mia attitudine. Mi ripetevano: 'Sembra quasi che no t’importi'. Perciò mi è quasi venuto il complesso: da una parte c’erano loro che mi spingevano ad auto-caricarmi, dall’altra io che ribattevo: 'Proprio non ci riesco ad avere certe reazioni'. Anche se ci ho provato, ho tentato di essere qualcuno che non ero, ma non ha mai funzionato”.

Da ragazza intelligente, ha concluso: “Non si può davvero far cambiare idea alle persone, ma bisogna invece crescere se stessi”.  

Tutta la grinta di Jessica Pegula (foto Getty Images)

Tutta la grinta di Jessica Pegula (foto Getty Images)

Aumentando la fiducia nelle proprie capacità, acquisendo continuità, evitando di farsi condizionare, sapendo che le critiche arrivano spesso indipendentemente dai risultati e comunque ondeggiano in proporzione di vittorie e sconfitte. Così, s’è concentrata su come acquisire consapevolezza di se stessa, cercando di capire nel profondo di come fosse veramente e che cosa volesse e non volesse davvero. Fino a costruirsi una solida personalità. E quindi concludere: “Non mi interessa quello che la gente pensa. Non fingerò di caricare il pugno per far contento qualcuno. Cose che per me sono un completo spreco di energie”.

Tanto che ora succede esattamente il contrario: “Tanti mi fanno complimenti tipo: 'In campo, Sei così calma, mi piace la tua presenza'". Un processo vincente con il proprio io che Jessica ha voluto trasmettere anche agli altri, con un post: “Sostengo questo fino in fondo. Sii sempre sincera con te stesso, credi in te, non c’è niente di meglio”. Talmente lineare e corretta dentro e fuori del campo da meritarsi il premio Sportività dell’anno WTA.

Jessica Pegula abbraccia la sua cagnolina Maddie e il trofeo di Charlesto 2025 (foto Getty Images)

Jessica Pegula abbraccia la sua cagnolina Maddie e il trofeo di Charlesto 2025 (foto Getty Images)

COMPORTAMENTI 
Sin da quando il tennis è diventato davvero popolare con le mitiche sfide fra i due rivali all’opposto Bjorn Borg e John McEnroe, il pubblico s’è schierato e l’ambiente si è interrogato su quali fossero i comportamenti più giusti e corretti. Arrivando sicuramente a calmierare gli eccessi del “bad boy” yankee, senza però sposare totalmente la glaciali dell’orso svedese. Perché il comportamento ideale non esiste. Tenendosi tutto dentro si può implodere proprio com’è successo ad Iceman, e magari risultare un po’ freddi e distaccati come Pegula. Nè è corretto spaccare racchette a go-go o imprecare col cielo e gli avversari, sciorinando parolacce. Voi che tennisti siete?

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