Berrettini batte Humbert in tre set. "“Ho cercato di giocare semplice, cercavo di farmi guidare dall’istinto" ha detto dopo il match. Al secondo turno troverà un altro francese, Arthur Rinderknech
di Francesca Paoletti, da New York | 29 agosto 2023
“Quanto sta la Trevisan?” Lo Slam è bello anche per questo; il tricolore che sventola sugli spalti e abbraccia tutti gli italiani in tabellone, e il gruppo di atleti azzurri che si compatta e si sostiene prima, durante e dopo i match. Appena conclusa la conferenza stampa Matteo Berrettini si è soffermato un attimo sul livescore... ci sono tanti azzurri in campo, Martina soffre. Sembra leggero Matteo, la stazza è notevole ma lui cammina con la leggerezza di chi è riuscito a vincere una partita che avrebbe potuto creargli notevoli grattacapi. La leggerezza di chi ha ritrovato la competizione e il gusto di giocare a tennis.
I tre set a Hugo Humbert sono la sintesi della serenità ritrovata: “Sapevo sarebbe stato un esordio complesso – spiega Berrettini in conferenza stampa - ; è un giocatore molto pericoloso, un top 30 e poi negli Slam diamo tutti un po’ di più perché c’è una energia speciale che ci spinge. Inoltre il primo match richiede un momento di adattamento, avevo tanti punti interrogativi ma sono riuscito a rispondere bene a tutti i dubbi e a tutte le domande che avevo. Sono contento perché sono stato solido quando c’era da essere solidi e aggressivo nei momenti giusti. L’ho gestita bene”.

A tratti si è rivisto lo sguardo e l’atteggiamento che Matteo Berrettini aveva nel 2019, nell’anno della prima semifinale Slam raggiunta in carriera: “Ho cercato di giocare in maniera ‘semplice’ - spiega - , cercavo di farmi guidare dall’istinto. Con giocatori del genere se ti fermi troppo a pensare perdi l’attimo giusto, quindi mi sono detto ‘mena dove ti senti di menare’ e prendi campo. L’ho fatto nel modo giusto. Sto ritrovando i miei meccanismi, sto riconoscendo delle situazioni che ho vissuto in passato anche se va detto che gli anni passano e ora sono una persona diversa con più vissuto alle spalle, nel bene e nel male. Questo sport ti porta a pensare che non c’è mai tempo, che è sempre una rincorsa a qualcosa e a qualcuno, ma alla fine…. ‘cosa stiamo rincorrendo?’. Devo solo pensare a quello che sto facendo, a stare nel momento, al fatto di essere qui, al fatto di dover giocare contro un altro francese e da lì costruire tutto il resto”.


Ora li attraversa con la leggerezza del campione navigato, ma è proprio nei tunnel che attraversano la pancia dell’'Arthur Ashe' che Matteo è diventato ‘grande’: “Ricordare è bellissimo e credo sia il segreto di quello che ho fatto a Wimbledon e che mi ha aiutato ad affrontare oggi questo esordio. E’ come riguardarsi allo specchio, è il mio settimo Us Open da professionista, gli anni passano ma io sono sempre qui. Credo sia un punto di forza… nonostante tutto, nonostante le grandi mazzate prese ora sono qui e mi sto divertendo. Quando entro qui dentro mi riconosco, e questo va bene”.