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"Il suo team lo ha preparato a tutto ciò che un tennista deve affrontare, dentro e fuori del campo", ha detto l'ex n.1 al mondo a Clay. E la sua rivalità con Alcaraz ricorda quella tra Navratilova ed Evert
di Samuele Diodato | 24 maggio 2026
Un “assassino”, sportivamente parlando, nel senso più positivo del termine. Così Jim Courier, ex n.1 del mondo e quattro volte campione Slam, ha descritto Jannik Sinner alla vigilia del Roland Garros, in cui il numero 1 al mondo inseguirà il sogno di completare il Career Grand Slam riportando in Italia la “Coupe des Mousquetaires” 50 anni dopo Adriano Panatta.
In un’intervista per Clay, Courier ha parlato proprio di Sinner, ovviamente in termini lusinghieri, paragonandolo a Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic per l’atteggiamento ancor prima che per gli aspetti tecnici: “La sua miglior qualità è la mentalità, la sua capacità di stare concentrato e di mantenere la lucidità. Ha molte similitudini con i Big Three perché, da Riccardo Piatti alla coppia Cahill-Vagnozzi, ha sempre avuto un team capace di prepararlo a tutto ciò che un tennista deve affrontare – ha confermato -. Non solo in campo, ma anche tutta la pressione che viene dall’esterno, essendo il numero 1 del mondo”.
Sinner nell'intervista con Jim Courier (Getty Images)
Pochi giorni fa, su L’Équipe, lo stesso Sinner ha detto di interpretare positivamente i commenti di chi lo definisce un “robot” senza emozioni. Dentro di sé, ognuno combatte le proprie battaglie, ma lui cerca di mostrarsi sempre sicuro di sé agli occhi dell’avversario.
Un aspetto che evidentemente affascina Courier (campione proprio al Roland Garros nel biennio 1991-92), che ha usato un concetto molto simile per descriverlo: “In campo è un vero assassino, senza neanche che qualcuno se ne accorga, lui riesce a mettere fuori gioco i suoi avversari. A volte le emozioni annullano ciò che le persone sono capaci di fare, le emozioni impediscono loro di ottenere ciò che vogliono. Con Sinner, le emozioni non gli si metteranno mai di traverso”, ha chiarito.

Sinner, l'incontro con la storia - Le immagini
Una peculiarità che lo rende unico, oltre a tutti gli aspetti più direttamente legati al gioco: “Sia lui che Alcaraz lavorano su diversi aspetti, ma quello che fa la differenza tra i migliori ed il resto dei giocatori è proprio la capacità di controllare il proprio stato emotivo indipendentemente dal punteggio o dalla situazione. Un qualcosa sul quale ad esempio, quando hanno le telecamere puntate addosso, molti giocatori fanno fatica”.
Guardando al duopolio instaurato con Alcaraz, Courier si è poi lasciato andare ad un altro illustre paragone, quello con la storica rivalità tra Martina Navratilova e Chris Evert, a cavallo tra gli anni Settanta ed Ottanta: “Tra i grandi tornei, Sinner ed Alcaraz hanno mancato la sfida in finale solo all’Australian Open, ma se entrambi rimarranno in salute, li vedremo a Melbourne ed in tante altre finali. Questo è quello che è successo con Martina e Chris, dove era anche facile scegliere di parteggiare per l’una o l’altra, grazie al contrasto tra gli di gioco e le loro personalità. Rivedo tutto questo nella rivalità attuale, ed è qualcosa di speciale”.