Il campione in carica Novak Djokovic insegue nuovi record all'Australian Open. Le sue ambizioni sono chiare anche nella conferenza stampa durante il Media Day
di Dario Castaldo, da Melbourne | 13 gennaio 2024
La sala stampa è piena. Dopotutto il polso di RoboNole ha lanciato segnali preoccupanti durante la United Cup. Djokovic però si fa attendere più di mezz'ora, obbligando gli organizzatori a rimandare e poi a dirottare altrove la conferenza di Caroline Garcia. Esauriti i convenevoli, i cinque inviati serbi in prima fila si perdono nelle pieghe del web: tra chi cerca notizie su Partizan e Stella Rossa, separate da un punto, e chi chatta con i famigliari in Europa, c'è chi si porta avanti coi compiti e spulcia i testa a testa tra Alcaraz e Zverev. Un quarto lontano da quello del numero 1 mondiale, ma dal quale potrebbe uscire l'ultimo avversario lungo la strada verso l'undicesimo titolo del serbo a Melbourne.
All'ora del tè, finalmente, il campione uscente sbuca dalla porta laterale. Accompagnato da Carlos Gomez Herrera, l'ex sparring sempre in odore di promozione, si sistema la tuta color petrolio e si accomoda sullo scranno, da dove affronta le domande con la stessa brutale efficacia con la quale risponde ai servizi a 220. "L'ostacolo più grande da superare? Sono innanzitutto io - dice Nole - . Poi, certo, ci sono gli avversari, alcuni con maggiori e altri con minori chances di fare strada. È un tabellone a 128, è uno Slam. Sappiamo tutti cosa rappresentino gli Slam nel tennis". Soprattutto per lui. Un altro successo gli consentirebbe di raggiungere quota 25 e di staccare Margaret Court in quella che era - e fino ad un certo punto di vista è ancora - la casa dell'81enne leggenda australiana.
Dopo i fattacci di due anni fa, il 36enne di Belgrado ha avuto il tempo di fare pace con la dogana e con l'opinione pubblica australiana e di riconciliarsi anche con la città che ospita il torneo. "Non sono superstizioso - racconta Djokovic - ma quando sono qui mi piace visitare alcuni posti ai quali sono legati i miei ricordi più belli e fortunati. Non so se sia il segreto del mio successo, ma mi piace visitare il giardino botanico per riconnettermi con la natura. Poi quando posso mi concedo una passeggiata in spiaggia oppure nel quartiere di South Yarra, che è meno caotico del centro, più rilassato. Mi piace isolarmi per trovare un equilibrio rispetto alle tensioni e allo stress dei majors", spiega.
Quello che comincia domani contro Dino Prizmic sarà il suo 19mo Open d'Australia, ma nessuno trova il tempo di chiedergli conto del 18enne croato, ultimo vincitore junior del Roland Garros. Del resto, la vittoria numero 90 sui campi di Melbourne Park passa per le sue condizioni fisiche. "Rispetto alla United Cup il polso va bene - rassicura Nole - sicuramente è un problema fisico molto minore rispetto a quello che ho subito qui in passato, sia nel '21 che l'anno scorso”. Quando, nonostante tutto, vinse il titolo in carrozza.

Novak Djokovic: rivivi i 24 titoli Slam
Prima del serbo era stato il turno dell'uomo che l'anno scorso gli aveva negato il Grande Slam. Carlos Alcaraz non ha luoghi del cuore e a stento conosce Melbourne. Nel 2023 ha saltato la trasferta per infortunio, e l'ultima volta che ha messo piede nella Rod Laver arena – il 21 gennaio 2022 - è uscito sconfitto in coda ad uno splendido braccio di ferro contro Berrettini. 'In quel periodo Matteo raggiungeva sempre le fasi finali degli Slam, per cui una sconfitta ci poteva stare” ricorda lo spagnolo. “Quella è stata l'unica volta in cui ho perso un match al quinto set, e rivedendo la partita ci accorgemmo che c'erano molti aspetti del gioco da migliorare". Usa il plurale, il numero 2 del tabellone, perché il pensiero è sempre rivolto a Juan Carlos Ferrero.
Stavolta è il suo coach a marcare visita per i postumi di un'operazione al ginocchio, così il 20enne murciano è arrivato in Australia in compagnia di Samuel López, che in teoria allena ancora Pablo Carreño Busta. "Da allora abbiamo lavorato tanto, e oggi sono un altro giocatore", aggiunge l'ultimo campione di Wimbledon.
Rispetto a due anni fa, Carlitos ha messo in bacheca due Slam e tante certezze in più: “L’anno scorso mi ero posto l'obiettivo di ripetere i risultati del 2022 e ci sono riuscito, visto che non solo ho vinto un altro Slam, ma nel ranking ho fatto più punti dell'anno precedente. Per cui mi ripeto: l'obiettivo del 2024 è quello di ricalcare i risultati del '23".
La differenza, rispetto ad un anno fa, è che Alcaraz non è il più il lidér maximo della next gen, ma un primus inter pares. I suoi coetanei hanno colmato il gap, aumentando la concorrenza per i titoli maggiori. Nel circolo esclusivo dei vincitori Slam, conferma l’iberico, entreranno presto anche Sinner e Rune: "Non so dire perché Jannik e Holger ancora non abbiamo vinto majors, ma credo che il livello di gioco che esprimono sia già sufficiente e che per loro sia solo questione di tempo”.