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Djokovic, il j'accuse: "Campi scivolosi. Ho pensato di ritirarmi, non so se andrò avanti"

"Ho chiesto all'arbitro e poi al supervisor - spiega il n.1 del mondo - se era possibile sistemare i campi, magari non a ogni cambio campo ma ogni due o tre. Mi è stato risposto che non era possibile e francamente non capisco il motivo"

di | 04 giugno 2024

La sostanza è questa: “Non so se riuscirò ad andare avanti, faremo altri esami e valuteremo”. Ma dietro ai dubbi di un Novak Djokovic evidentemente preoccupato per il suo futuro in questo Roland Garros, c'è tutto un percorso da raccontare. Un percorso che nelle ultime settimane il serbo è riuscito a tenere nascosto, ma che oggi – dopo i cinque set per certi versi drammatici contro Cerundolo – riemerge con forza davanti alla stampa.

“Nelle ultime due settimane ho avuto, direi, come un leggero disagio, al ginocchio destro, ma non tale da impedirmi di giocare o da crearmi eccessivi problemi. Di certo terminare così tardi il match precedente contro Musetti non mi ha aiutato, per tutta la parte che riguarda il sonno, i bioritmi, il recupero. Ma la verità è che inizialmente in campo mi sentivo bene. Poi, nel terzo game del secondo set sono scivolato – una delle tante volte in questo incontro – e da quel momento ho cominciato ad avvertire un dolore. Ho chiamato il fisio ma la questione non pareva risolta, così per due set e mezzo ho semplicemente cercato di giocare al risparmio, senza entrare troppo nello scambio, senza impegnarmi troppo nella corsa perché non mi sentivo a mio agio. A un certo punto era davvero indeciso se andare avanti o meno”.

Poi, invece, qualcosa è cambiato: “Alla fine del quarto set il dolore si è attenuato, e nel quinto ho giocato praticamente senza alcun dolore. Il che è ovviamente positivo. Ma dovrò fare altri esami per capire. Già ne ho fatti, ci sono alcuni segnali positivi e altri meno. Dovremo valutare. Ci sono già state altre situazioni simili nella mia carriera, e altri giocatori hanno giocato interi tornei con un dolore intenso, riuscendo comunque a terminarli. Ora non posso dire altro, vedremo”.

Il serbo durante tutto il match ha posto l'accento sulla condizione dei campi. “Erano molto scivolosi. La terra è una superficie viva e risente del clima: stavolta, dopo giorni di pioggia, è uscito un po' di sole e questo ha creato condizioni molto diverse. Pareva ci fosse poca terra e per noi giocatori c'era poca presa sul terreno. L'infortunio è arrivato proprio a causa di questo fatto. So che normalmente i campi del Roland Garros sono i migliori al mondo, se parliamo di terra battuta, ma stavolta è andata così. Ho chiesto all'arbitro e poi al supervisor se era possibile sistemare i campi, magari non a ogni cambio campo ma ogni due o tre. Mi è stato risposto che non era possibile e francamente non capisco il motivo. Alcuni del mio staff stanno ancora parlando con i direttori di gara per capire. Chiariamoci: non sto puntando il dito contro nessuno, sto solo cercando di capire perché questo non è stato possibile, in condizioni che non avevano nulla di normale”.

Alla fine, però, ha avuto ragione lui: “Perché ho continuato? Perché volevo vedere se altri trattamenti avrebbero aiutato, se magari un anti infiammatorio avrebbe ridotto il dolore. Cosa che è effettivamente è successa. So che anche per Francisco (Cerundolo, ndr) non era facile giocare contro uno che non si muoveva più e poi a un certo punto si è rimesso a correre. Ma ho spiegato quale è stata la motivazione dietro a tutto questo”. Non c'entra nulla, dunque, il match con Musetti e quel concentrato di emozioni chiuso solamente alle tre del mattino: “Il giorno dopo ho dormito e giocato a petanque con degli amici. Tutto qui. Ho avuto una giornata molto tranquilla. Di sicuro quello che è successo contro Cerundolo non deriva dal match precedente. Ora dovrò parlare col mio team medico e dovremo concentrarci sul ginocchio per capire come risolvere il problema”.

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