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Secondo il ranking, il successo di domenica nel P2 delle Asturie vale “solo” 500 punti, ma per Delfi Brea e Gemma Triay ha un peso enorme. Cancella i dubbi accumulati nelle cinque finali perse di fila, dimostra che l’arrivo in panchina di Nerone funziona e può segnare un nuovo inizio
di Marco Caldara | 10 marzo 2026
Quando l’abitudine è quella di vincere sempre o quasi, cinque mesi abbondanti senza alcun titolo possono sembrare un’eternità. A maggior ragione quando quel benedetto titolo resta più volte a un passo, a una sola vittoria, a un solo set o a pochi game, come a Gemma Triay e Delfi Brea è successo in ben cinque occasioni consecutive, dalla World Cup Pairs dello scorso anno al P1 di febbraio a Riyadh, passando per Dubai, il Major di Acapulco e le Finals di Barcellona. Una serie negativa in grado di instillare dubbi anche nelle menti più preparate, quelle che generalmente sono colme di certezze, più che di perplessità. Ma, finalmente, le numero uno del mondo possono tornare a sorridere, dopo aver ritrovato il successo nel P2 di Gijón della scorsa settimana.
La città delle Asturie porta bene: nel 2025 avevano vinto lì il loro primo titolo insieme e dodici mesi più tardi hanno raggiunto la doppia cifra, prendendosi un successo che vale molto più dei 500 punti conquistati. Secondo quel criterio è una delle loro vittorie meno prestigiose, ma secondo il morale – e il momento – è invece una delle più importanti, per provare a ricostruire la supremazia mostrata lungo la gran parte della scorsa stagione.
Dopo la sconfitta in finale in Arabia Saudita contro la nuova coppia Sanchez/Ustero, sin qui capace di mostrarsi più pericolosa rispetto alle più attese Gonzalez/Josemaria, serviva presto una risposta ed è arrivata in Spagna, al termine di una battaglia lunga oltre 3 ore. Un duello intenso, combattuto e travagliato, ma nel quale le più forti sono tornate a fare le più forti, quelle che possono anche soffrire, ma non danno mai l’impressione di poter perdere. E quando è il momento propizio riescono a cambiare marcia e andare a prendersi l’allungo decisivo.
La vittoria in Spagna vale tanto per Brea e Triay come coppia, ma anche per Delfi e Gemma prese singolarmente. Per l’argentina perché, fra le due, è quella che ha sofferto di più il momento negativo, il primo da quando lo scorso anno è salita al comando del ranking mondiale. Come non era abituata a certe soddisfazioni, non era nemmeno abituata a certe delusioni e al contraccolpo psicologico che ne deriva. Ma ha stretto i denti e le lacrime dopo il successo di domenica, colto davanti a mamma e papà, raccontano molto delle difficoltà che ha saputo attraversare per ritrovare successo e sorriso.
A Gemma, invece, era già successo di doversi battere per dimostrare di valere la vetta, pur avendola raggiunta con pieno merito. Si è scoperto che a fine 2025 ha rifiutato un possibile accordo con Paula Josemaria, perché convinta di poter rimanere in vetta anche insieme a Delfi, e questo le fa onore. Perché non si è nascosta alle prime difficoltà, ma le ha affrontate e si è anche reinventata, con la decisione – difficile e anche coraggiosa – di lasciare lo storico coach Rodri Ovide, per chiedere aiuto e nuove idee a Seba Nerone. L’inizio della loro partnership non poteva essere migliore: al primo torneo insieme è arrivato anche il primo titolo, che promette di trovare presto compagnia in un palmarès ancora ricco di spazio.
Presto, Gemma e Delfi partiranno alla volta del Messico, per provare a confermare anche il successo di Cancún e quindi – successivamente – pure quello di Miami, così da ripetere uno dei due tris calati nella passata stagione. Riuscirci sarà complesso perché la concorrenza, come più volte detto anche dalle dirette interessate, pare migliore rispetto al 2025, grazie al duo Gonzalez/Josemaria che prima o poi (probabilmente più prima che poi) si inserirà nella bagarre per i titoli. Ma la settimana di Gijón ha restituito a Triay e Brea tante delle sicurezze che iniziavano a vacillare, e promette di diventare un nuovo inizio.