Non era mai successo, sotto nessuna etichetta, che il circuito mondiale di padel facesse tappa ad Acapulco, la città dove lo sport nacque nel 1969. Ci ha pensato Premier Padel, con un P1 che sa tanto di omaggio al leggendario Enrique Corcuera. E ha tutto per diventare uno dei preferiti dai giocatori
di Marco Caldara | 19 marzo 2024
Il P1 di Premier Padel del Messico, scattato domenica con le qualificazioni, non può essere un evento come gli altri. Perché si gioca in un luogo incantevole, ma soprattutto perché – incredibile ma vero – non era mai successo il principale circuito mondiale di padel (sotto nessuna etichetta) facesse tappa ad Acapulco, la città dove tutto ebbe inizio nel lontano 1969, per mano del miliardario messicano Enrique Corcuera.
La storia è ormai nota: per dilettarsi con gli amici nei fine settimana, Corcuera voleva provare a sfruttare uno spazio esterno di Las Brisas, la sua abitazione a Puerto de Acapulco, ma i metri non erano sufficienti per realizzare un campo da tennis. Così si arrangiò come riuscì, creando una struttura delimitata da muri e reti metalliche, e suggerendo alla moglie Viviana di modificare il regolamento del tennis in funzione dello spazio a loro disposizione. Chiamarono il nuovo gioco paddle (antenato dell’attuale padel) e quasi senza accorgersene crearono così il primo campo e le norme di una disciplina letteralmente esplosa una cinquantina d’anni dopo, grazie alla spinta della Federazione Internazionale.
Il ritorno ad Acapulco, oggi che Premier Padel ha offerto una nuova dimensione al gioco e lo traghetta in ben 18 nazioni diverse, è quindi un doveroso tributo alle origini del padel. E non è il primo ma l’ennesimo, come conferma il fatto che, malgrado oggi il Messico non sia uno dei paesi chiave nell’economia del gioco, la FIP ha voluto che uno dei quattro Major del circuito Premier Padel si giocassero proprio lì, preferendo il paese americano a colossi come Spagna e Argentina. Dopo l’edizione del 2022 a Monterrey, lo scorso anno sarebbe dovuto toccare proprio ad Acapulco ospitare il Major, prima che l’uragano Otis devastasse la città a meno di un mese dall’evento, forzando la cancellazione. Ma è bastato attendere poco più di tre mesi per riportare il padel a casa sua, con un P1 che si candida a diventare uno dei più amati dai giocatori.
Messico e padel si sposano alla grandissima, e non solo perché il gioco è nato lì, continua a parlare spagnolo e ha visto giocarsi in Messico ben tre delle sedici edizioni dei Campionati del mondo: nel 2002 a Città del Messico e poi due volte a Riviera Maya, nel 2010 e nel 2012. Ma anche perché si tratta di uno sport che stimola socialità, divertimento e allegria, sposando a pieno le abitudini del popolo messicano atteso in massa all’Arena GNP Seguros, impianto perfetto per ospitare una competizione di alto livello.
L’hanno continuato a migliorare in funzione della crescita dell’Abierto Mexicano, torneo di tennis ATP 500 che col passaggio di una decina d’anni fa dalla terra battuta al cemento ha elevato il suo status, attirando giocatori sempre più forti. E ora, dopo aver riparato di corsa gli ingenti danni provocati dell’uragano, nello stato del Guerrero sono pronti per una settimana di padel di altissimo livello. Basta farsi un giro sui profili social dei giocatori per rendersi conto che l’accoglienza messicana ha già lasciato il segno, così come gli scenari mozzafiato regalati dalle spiagge e da una delle baie più belle del mondo. Ma adesso è il momento di fare sul serio con pale e palline, con un palio il terzo titolo della stagione più ricca di sempre.
Negli anni, la leggenda del padel Fernando Belasteguin ha fatto del “Gracias Corcuera” uno dei suoi motti, sfoderando il tributo ogniqualvolta si sia trovato a celebrare dei traguardi di spessore legati alla sua carriera infinita. Questa settimana, invece, Corcuera sono pronti a ringraziarlo tutti insieme: uomini e donne, dirigenti e chi più ne ha più ne metta. Perché è grazie alla sua idea un po’ strampalata che oggi possono vivere un sogno chiamato Premier Padel.