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Arnaldi, il Next Gen sogna Milano: "Non ho paura, resto sempre me stesso"

Il sanremese Matteo Arnaldi, pienamente in corsa per un posto alle Intesa Sanpaolo Next Gen ATP Finals, si è raccontato a Behind the Racquet, il sito gestito dall'ex tennista USA Noah Rubin

di | 16 ottobre 2022

Matteo Arnaldi (foto saint-tropez-open.com)

Matteo Arnaldi (foto saint-tropez-open.com)

"Cerco di migliorare ogni giorno, di fare il meglio che posso. Credo che le cose migliori arrivino grazie al duro lavoro e alla dedizione. A fine carriera vorrei guardarmi indietro e non avere rimpianti, sapendo di aver dato tutto per raggiungere i miei obiettivi".

Inizia così il racconto del sanremese Matteo Arnaldi per il sito Behind the Racquet, creato e gestito dall'ex tennista USA Noah Rubin che si è dato l'obiettivo di offrire uno spazio in cui tutti i giocatori e le giocatrici potessero raccontare le loro storie e farsi conoscere da un pubblico vasto. 

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Arnaldi, finalista al Challenger di Saint-Tropez, è il protagonista dell'auto-ritratto più recente pubblicato sul sito. Grazie al successo di prestigio sul francese Ugo Humbert, Arnaldi è salito dal quattordicesimo al decimo posto nella Pepperstone ATP Live Race To Milan, la classifica basata sui risultati stagionali degli Under 21 nel circuito ATP, e sarebbe oggi l'ultimo dei qualificati per le Intesa Sanpaolo Next Gen ATP Finals in programma a Milano dall'8 al 12 novembre.

Nel suo intervento su Behind the Racquet, Arnaldi sottolinea la sua grande passione per il tennis. "Mi piace andare in palestra, lavorare duro ogni giorno, impegnarmi al massimo per migliorare in ogni aspetto - scrive -. La passione e  il lavoro mi aiutano anche durante i tornei, ricordarmi di tutti gli sforzi fatti mi fa stare motivato, mi fa superare i momenti difficili".

Matteo Arnaldi (foto saint-tropez-open.com)

Arnaldi: "Ero sempre il più piccolo, così ho imparato tanto"

Il sanremese, uno dei sei italiani della #NextGenATP capaci di vincere un titolo Challenger nel 2022 (a Francavilla), racconta poi gli inizi della sua carriera. "Ho giocato il mio torneo internazionale da junior a 16 anni in Georgia. Era anche la prima volta che prendevo un aereo da solo per andare a un torneo - ha ricordato -. Sono arrivato senza parlare una parola di inglese. Volevo conquistare i primi punti ITF, alla fine sono rimasto due settimane e ho vinto il titolo partendo dalle qualificazioni. Sono tornato a casa con tanti punti che mi hanno permesso di entrare in diversi tornei in Europa. A quel punto ho cominciato a capire che il tennis avrebbe potuto diventare il mio lavoro per il resto della vita".

Grazie al tennis Arnaldi ha imparato tanto. Da quel primo torneo in Georgia agli Internazionali d'Italia, dove ha superato le pre-qualificazioni e si è allenato con Novak Djokovic. 

Il giovane italiano ammette anche di non aver mai avuto esperienze particolarmente dolorose fuori dal campo. "La mia famiglia è unita. Mio nonno, la prima persona che mi ha messo una racchetta in mano, viene ancora a vedermi e fa il tifo per me ad ogni partita - spiega -. Ma ho avuto un momento difficile a tredici, quattordici anni perché sono cresciuto tardi". 

In quei primi anni, ha scritto Arnaldi, "i miei avversari erano più grossi, e questo mi metteva in difficoltà: mi sentivo sempre quello piccolino, con meno forza. Ma questo mi ha spinto a concentrarmi su altri aspetti come lo stretching, motivo per cui sono diventato molto più flessibile, o a lavorare più duro degli altri per essere più resistente. Mi sono concentrato su quello che potevo controllare, e anni dopo ha pagato. Ora che sono alto un metro e 85, e che ho un corpo più atletico, riesco a utilizzare tutto quello che ho imparato negli anni per uscire da partite e momenti difficili".

Matteo Arnaldi

Nel 2022, l'evoluzione sta comportando soprattutto ricordi positivi. Oltre alla vittoria a Francavilla e all'esordio al Foro Italico, a giugno Arnaldi ha debuttato nelle qualificazioni di uno Slam, a Wimbledon, sconfitto dal portoghese Nuno Borges. Ad agosto, ha poi raggiunto l'ultimo turno delle qualificazioni allo US Open perdendo contro Daniel Elahi Galan che al primo turno avrebbe poi sorpreso Stefanos Tsitsipas.

Tuttavia, conclude Arnaldi nel suo intervento su Behind the Racquet, "ho cercato di non modificare il mio atteggiamento. Per me quello che succede in campo rimane in campo. se vinco sono molto felice, magari quando perdo sono un po' meno amichevole. Ma cerco sempre di essere me stesso. Non voglio che i risultati influenzino il mio modo di essere".

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