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Next Gen

Rybakina e le altre: chi sono le ragazze pronte per il boom

Il Gold Coach Wta Adriano Albanesi racconta la crescita impetuosa della kazaka, ma analizza anche le altri giovani emergenti del circuito femminile. Gauff, Vondrousova, Anisimova...  Ecco chi potrà arrivare davvero in alto già nei prossimi anni

di | 26 febbraio 2020

Elena Rybakina è una Kvitova destrorsa. Sa essere devastante con i colpi da fondocampo come Petra, ma si muove meglio della campionessa ceca. Mi aspettavo un grande salto di qualità ma, onestamente, non in maniera così rapida”. Adriano Albanesi, Wta Gold Coach e direttore tecnico del Circolo Antico Tiro a Volo, racconta così la crescita della ventenne kazaka, che in stagione vanta un incredibile record di 20 vittorie e 4 sconfitte, con già 4 finali disputate.

La Rybakina ha svolto gran parte della preparazione a Roma tra i circoli Tiro a Volo, Forum e Casalotti agli ordini di coach Stefano Vukov e Adriano Albanesi, con il supporto del preparatore e nutrizionista Fabio Buzzanca e del professor Savino Traficante per l'area riabilitativa. “Stefano ha voluto creare un team che seguisse Elena nella sua pre-season – spiega l’ex allenatore di Lesia Tsurenko – e, dopo i primi giorni di adattamento, abbiamo capito tutti le sue qualità straordinarie”. Insieme ad Albanesi abbiamo deciso di analizzare il mondo Next Gen al femminile, partendo inevitabilmente dalla tennista del momento.

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Quando hai visto per la prima volta Elena Rybakina?
“All’inizio del 2019 mi trovavo a Melbourne con Lesia Tsurenko, quando il mio amico e collega Stefano Vukov mi disse: "vieni a vedere questa giocatrice, mi piace da morire”. Si trattava ovviamente della Rybakina. Nonostante la sconfitta, quel giorno aveva impressionato entrambi. Stefano è stato lungimirante e, soprattutto, ha svolto in seguito un grande lavoro. Si vedevano le qualità di Elena, ma allo stesso tempo era un po’ scoordinata e non si muoveva affatto bene. Oggi è una giocatrice molto più completa e consapevole. Vukov ha tanti meriti”.

Quali sono le grandi qualità della kazaka e dove può arrivare?

“Da quando ho visto Elena la prima volta ho pensato che potesse arrivare nell’Olimpo del tennis, ma che bruciasse le tappe in questa maniera non credo se lo aspettasse nessuno. Le qualità sono eccezionali: nonostante sia alta (184 centimetri, ndr) si muove piuttosto bene e colpisce in maniera mirabile in corsa. A volte, paradossalmente, soffre maggiormente la palla al corpo. Durante la preparazione invernale ho avuto modo di allenarmi in campo con lei e posso assicurare che la palla è davvero veloce e pesante; superiore nettamente alla media della Wta. In questo momento riesce a comandare e trovare vincenti contro chiunque e nessuna avversaria riesce ad allontanarla dalla riga di fondo. Tranne le giocatrici che variano tanto”.

Come Ashleigh Barty?
“Esattamente. La Barty, a Melbourne, l’ha fatta impazzire tra palle cariche in top spin seguite da slice di rovescio bassissimi. Ma non sono tante le tenniste in grado di spezzare così il gioco. Credo che Elena possa arrivare certamente nella Top 10, provando però a restarci a lungo. Anche perché la sua grande qualità è un’altra”.

Quale?
“Assorbe in maniera incredibile gli insegnamenti. Appena si inizia un lavoro nuovo, che sia tecnico, tattico o mentale, Elena recepisce a una velocità fuori dal comune. Riassumendo: assorbe le novità e in poco tempo le trasforma in realtà”.

In cosa deve migliorare?
“Credo che, anche se sembra strano dirlo, debba lavorare ancora sul servizio. Deve ‘sporcare’ di più le traiettorie a uscire. Da quell’altezza può essere ancora più determinante. E poi deve migliorare nella presa della rete e nel gioco di volo”.
Passiamo alle altre Next Gen. Bianca Andreescu.
“Credo che Rybakina e Andreescu abbiamo qualcosa in più delle altre. Possono rappresentare due colonne portanti dei prossimi anni. La speranza è che la canadese riesca a gestire meglio il proprio fisico, riducendo drasticamente il numero di infortuni. Ciò che più mi ha colpito della Andreescu è la capacità di ribaltare situazioni e match compromessi. È come se a un certo punto decidesse di accendersi senza lasciar scampo ad alcuna avversaria”.

È finalmente rientrata Marketa Vondrousova, che lo scorso anno impressionò da Indian Wells sino alla finale del Roland Garros.
“Mi piace tantissimo la Vondrousova. È la tipica mancina talentuosa che ha bisogno di tanti stimoli, anche in allenamento, per rendere al meglio. Deve divertirsi, sempre. Spesso l’ho vista giocare a calcio nei warm up. Proprio per questo oserei un paragone extra-tennistico: l’ex calciatore dell’Inter Alvaro Recoba”.

Perché?
“El Chino era come la Vondrousova: tre partite impressionanti, poi spariva dai radar per un mese, rientrava e alla prima partita segnava da centrocampo. Due mancini dal talento sconfinato, imprevedibili e spettacolari”.

Cosa ne pensi delle due ‘picchiatrici’ Dayana Yastremska e Amanda Anisimova?
“Sinceramente mi aspettavo di più in questo inizio di 2020 da parte di entrambe. La Anisimova, va detto, ha perso il papà alla fine dello scorso anno e quindi le vanno date tante attenuanti. Potenzialmente può diventare una Sharapova 2.0, quando è in giornata sembra di assistere a un unico e infinito ‘winner’. Dal vivo, posso assicurarlo, è impressionante. Anche la Yastremska è fortissima, ma dal connubio con coach Bajin mi attendevo una partenza lanciata in questa prima parte di stagione. Avrà tempo per rifarsi”.

Capitolo ‘Coco’ Gauff. Troppo presto per fare previsioni?
“Lottatrice straordinaria, anche se ancora un po’ leggera. Tutti dicono che diventerà una dominatrice del circuito, ma io non ne sono ancora così certo. La Gauff impressiona per personalità, precocità e atteggiamento, ma tennisticamente ha tanto da migliorare. Non mi lascia a bocca aperta”.
Chi di talento ne ha da vendere è la polacca Iga Swiatek.
“Premessa: Io e Fabio Buzzanca (preparatore e nutrizionista, ndr) classifichiamo le protagoniste del circuito Wta in due macro categorie: tenniste computer e giocatrici estrose. Con la differenza che chi nasce computer può diventare estrosa, ma non il contrario. Per un allenatore è importantissimo capire subito che tipo di atleta si ha di fronte. Questo per dire che la Swiatek è una tennista estrosa, che ha bisogno sempre di nuovi stimoli e motivazioni. Un po’ come la Vondrousova. Deve lavorare, anche in allenamento, in maniera non monotona. Ed è quello che giustamente fa il suo team. La polacca, complessivamente, mi piace molto. Tornando alla Gauff, invece, trattasi di tennista computer, che se saprà diventare estrosa farà un grandissimo salto di qualità”.

In grande crescita c’è l’azzurra Elisabetta Coccieretto.
“Non sono riuscito ancora a vederla tante volte dal vivo per avere un quadro completo sotto l’aspetto tennistico, ma un dettaglio mi ha colpito molto: durante le interviste agli ultimi Internazionali BNL d’Italia era emozionatissima, le tremava la voce e parlava di ‘sogno a occhi aperti’. Adesso, quando la si sente parlare, è ferma, decisa, consapevole. Da questo dettaglio si nota, a mio avviso, un salto di qualità mentale importantissimo”.

Se dovessi scegliere una Next Gen da allenare, dunque, chi sceglieresti?
“Adesso sorprendo tutti: la cinese Xinyu Wang, diciotto anni e intorno al numero 170 del mondo. Mi sembra una piccola Na Li. È la classica giocatrice computer che mi piacerebbe far diventare estrosa”.

Chiudiamo costruendo la Next Gen perfetta. A te la parola…
“Prima di servizio e mentalità di Elena Rybakina. Seconda di servizio di Andreescu. Scelgo poi il dritto di Dayana Yastremska, che a volte è ancora ballerino ma allo stesso tempo devastante come pochi. Volée e manualità di Vondrousova, rovescio di Anisimova e fisico di Coco Gauff”.

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