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Nitto ATP Finals: Berrettini dà il segnale verde

Con la vittoria sull'erba del Queen’s Matteo consolida il settimo posto nel ranking che qualifica alle Nitto ATP Finals. Ma soprattutto lancia un messaggio chiaro anche a chi lo procede prima di Wimbledon. Adesso, nel raggio di 1000 punti, tiene nel mirino Medvedev, Nadal, Zverev e Rublev

22 giugno 2021

Matteo Berrettini

La vittoria al Queen’s di Matteo Berrettini ha dato un segnale forte. Anche in chiave Race to Torino. L’azzurro, che nel 2019 era già diventato il primo italiano a tornare da protagonista alle Finals (in singolare) dai tempi di Panatta e Barazzutti, occupa la posizione numero 7 del ranking che porta dritti dritti i primi 8 alle Nitto ATP Finals di novembre.

Ma, dicevamo, il successo sull’erbetta inglese ha cambiato qualcosa, specialmente in termini di percezione. Ma prima di entrare nel dettaglio è giusto far un po’ di conto e verificare come stanno le cose nel ranking che prende in considerazione soltanto i risultati di questa stagione.

Lassù in cima, Novak Djokovic sta cercando piano piano di scavare il solco e, se è vero come è vero che il nuovo obiettivo del Djoker è fare il Grand Slam, magari dorato (in anno olimpico), è anche verosimile pensare che le probabilità che quel solco diventi un fossato praticamente insormontabile, tra lui e gli altri sette, ci sono eccome.

Uno scenario che porta con sé una conseguenza piuttosto evidente. Se la maggior parte dei punti ruota intorno al “Nole”, allora si restringeranno quelli a disposizione di chi sta subito dietro, rendendo la lotta per la qualificazione scivolosa e profonda. Con molti dei protagonisti in grado di operare sorpassi anche spettacolari nelle varie curve e insenature della stagione.

Certo, adesso c’è ancora Wimbledon alle porte. Il terzo dei quattro Slam in programma, gli eventi che offrono la maggior quota-punti in assoluto. Ebbene, eccoci al punto: con la vittoria al Queen’s, primo titolo ATP 500 e quinto in totale in carriera, Berrettini ha dato un segnale molto forte. Non si può ancora parlare di scossa, in termini di punti, perché il settimo posto del 25enne romano è stato per il momento soltanto consolidato.

Però alle sue spalle, il più diretto inseguitore, è Aslan Karatsev, lontano 530 lunghezze. In pratica Berrettini ha messo tra lui e il russo la vittoria in un torneo 500. Ma il bello viene rivolgendo lo sguardo all’insù, perché adesso tra l’azzurro allenato da Vincenzo Santopadre e il sesto posto di Daniil Medvedev, russo pure lui, ci sono solo 285 punti. Ed entro il raggio di 1.000 punti, non poi tanti per uno nello stato di forma di Matteo, ci stanno pure Rafa Nadal (2.940 e fermo ai box), Alexander Zverev (3.015) e Andrey Rublev (3.070). Tutti nel mirino.

Il grosso segnale a tutta la compagnia, matematica a parte, Matteo lo ha dato anche confermando sul campo le parole che lui stesso ha avuto modo di dire ai giornalisti. “Per battermi adesso - aveva dichiarato - ci vuole un giocatore forte e in forma”. Allo stesso tempo, s’intende. La convinzione era nata già dalla battaglia e dalla remuntada “interrotta” di Parigi contro Novak Djokovic.

Ed è stata poi cementata alzando al cielo di Londra la coppona che mai nessun italiano era riuscito a conquistare. Un successo che vuol dire molto anche in chiave Church Road, perché adesso più che mai tutti sanno - specialmente i contendenti della Race to Torino - che Matteo fa sul serio anche sull’erba.

Superficie sulla quale per altro aveva già vinto un altro titolo (Stoccarda 2019). E fa sul serio pure a Wimbledon, dove era già arrivato negli ottavi di finale (battuto da Federer in tre set l’8 luglio sempre del 2019).

In più, per conquistare il titolo del Queen’s, così prestigioso non solo per la location in cui si disputa ma anche per tradizione (la prima edizione è datata 1884), Berrettini ha inanellato una serie di vittorie di ottima caratura, dimostrando al tempo stesso grande personalità e un senso di predominanza fisica e tecnica. Peculiarità che è in grado di portarsi appresso per tutta la restante parte della stagione, a prescindere dalla superficie.

Così, già in ottica Championships, il romano parte sullo stesso livello dei vari Sascha Zverev, Daniil Medvedev e pure Stefanos Tsitsipas. Cioè i più caldi del momento, quelli con in testa l’obiettivo (o forse il sogno) di interrompere la cavalcata trionfale di Djokovic verso il completamento dello Slam. Questo sì che, pensando già a Torino e al 14 novembre prossimo, è un bel segnale per Matteo. Un gran bel segnale verde.

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