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Wimbledon moments: da Goran a Matteo, le storie degli anni 2000

Il nuovo millennio si è aperto con l'impresa straordinaria di Goran Ivanisevic, a segno in un folle lunedì del 2001. Ed è proseguito con record di durata frantumati, passaggi di consegne e momenti storici, anche per il tennis italiano. Ecco 5 momenti chiave di Wimbledon negli ultimi 23 anni

27 giugno 2023

Ivanisevic vincitore a Wimbledon nel 2001 (Foto Getty Images)

Ivanisevic vincitore a Wimbledon nel 2001 (Foto Getty Images)

La storia di Wimbledon, spesso e volentieri, si sovrappone alla storia del tennis. Mai come sui prati di Church Road si sono scritte storie straordinarie, che sono finite sui libri che parlano di sport. Ma ce ne sono alcune, di queste storie, che per qualche motivo sono rimaste impresse più di altre nell'immaginario collettivo. Ecco le cinque che hanno caratterizzato il nuovo millennio.

IVANISEVIC – RAFTER 2001

Il lunedì più folle di Wimbledon, con un pubblico in delirio per un ragazzo croato che sembrava con la carriera ormai alle spalle, e che invece proprio a Londra – dove per tanti anni aveva sognato il trofeo – si ritrovò campione nella maniera più inattesa. Quegli ace sparati in faccia a Pat Rafter, uno dei volleatori più convinti e apprezzati dell'epoca, resteranno nella memoria di tutti. Un inizio di nuovo millennio con una delle sorprese più clamorose di sempre, considerato che Goran entrò in tabellone grazie a una wild card, da numero 125 al mondo. Sarebbe diventato il vincitore dal ranking più basso, peraltro nella prima edizione con 32 teste di serie. E nell'edizione di un passaggio di testimone fondamentale per il futuro del tennis...

FEDERER – SAMPRAS 2001

Non è ancora l'anno del primo trionfo, per Roger. Ma è l'anno in cui il mondo capisce di essere di fronte alla nascita di un potenziale dominatore. Il passaggio di consegne più importante della storia della racchetta, almeno fino a questo momento, va in scena il 2 di luglio del 2001, giorno in cui Pete Sampras (vincitore di 7 titoli ai Championships) è costretto a lasciare strada a un ragazzo svizzero di importanti ambizioni e di enorme talento. Roger Federer in quel momento non ha ancora 20 anni, porta con sé ancora qualche scoria di tennis giovanile e un carattere non semplice. Ma in quel successo comincia a credere davvero – e interamente – nel suo straordinario potenziale. Sarà lui, qualche anno dopo, a battere il primato del numero di titoli a Wimbledon. 

NADAL – FEDERER 2008

Doveva essere il sesto sigillo di Roger, invece quella volta è cambiato il destino sia di Federer, sia di Nadal, in una partita destinata a restare nella memoria collettiva. Dopo un incontro di qualità straordinaria, uno dei migliori che si ricordino sul Centre Court di Church Road, Rafa chiuse all'imbrunire col punteggio di 6-4 6-4 6-7 6-7 9-7. Fu la consacrazione di Nadal a campione assoluto, dopo che fin lì aveva vinto Slam solo sulla terra di Parigi. Alla terza finale londinese, Rafa dimostrò di aver studiato i segreti dell'erba (e del suo principale avversario) talmente bene da poter sovvertire qualcosa di già scritto. Fu in qualche modo una lezione, anche per chi credeva che un altro Borg – in grado di vincere Wimbledon attraverso la pazienza e la regolarità – non lo avremmo visto mai, soprattutto nell'Era di Roger.

Wimbledon 2010: il match più lungo della storia

ISNER – MAHUT 2010

La partita che non voleva finire mai. È il 22 giugno del 2010, sul campo numero 18 vanno in scena John Isner e Nicolas Mahut, match più o meno anonimo di primo turno. Match che poi, a conti fatti, si prenderà un ruolo di primo piano nella storia del tennis. Il perché è tutto nei numeri: l'incontro terminerà (e non a causa della pioggia) solamente due giorni più tardi, il 24 giugno, dopo undici ore e 5 minuti complessivi, con un punteggio monstre: 6-4 3-6 6-7 7-6 70-68. Risultato che lo ha messo in testa (di gran lunga) nella classifica dei match più lunghi di sempre. Risultato che ha anche contribuito in maniera determinante alle modifiche nei regolamenti, fino ad arrivare alla decisione di portare il tie-break in tutti gli Slam, anche al quinto set. 

BERRETTINI – DJOKOVIC 2021

L'Italia in finale a Wimbledon. Se parliamo di singolare, una cosa mai vista. È il 2021, la pandemia non è ancora totalmente alle spalle, eppure Wimbledon torna con tutti i suoi cliché, i suoi ritmi, le sue abitudini. Ma con una novità clamorosa: un tennista azzurro capace di arrivare all'ultimo atto. È l'estate in cui l'Italia fa pace anche col calcio, grazie alla vittoria agli Europei. Ma è soprattutto l'estate in cui un popolo si scopre finalmente tifoso (e orgoglioso) di un proprio rappresentate sul palcoscenico più affascinante del mondo del tennis. Matteo Berrettini domina i primi turni, poi batte anche Felix Auger-Aliassime e Hubert Hurkacz spingendo servizi e diritti a velocità supersoniche. Lo ferma Novak Djokovic, a un passo dal traguardo. Ma non possiamo chiamarla delusione. Al contrario, quel torneo è un pezzo di storia tra i più importanti mai scritti da un giocatore italiano.

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