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Rublev e Medvedev ingiocabili, la Russia si prende l’ATP Cup

Il n.8 e il n.4 del mondo non lasciano scampo a Fognini e Berrettini: sulla Rod Laver Arena dimostrano una condizione smagliante, il tennis più brillante visto finora a Melbourne in assoluto. La ATP Cup è loro. “Però siamo soddisfatti della settimana, dello spirito di squadra, delle emozioni di gruppo vissute insieme. Ci faranno bene” dice il capitano Santopadre

di | 07 febbraio 2021

Italia e Russia alla premiazione finale della ATP Cup

Italia e Russia alla premiazione finale della ATP Cup: gli azzurri hanno superato nel torneo Austria, Francia e Spagna

It was a disaster”. Vincenzo Santopadre, ha preparato meglio l’ATP Cup del discorso da pronunciare alla premiazione. Davanti al microfono sistemato in una Rod Laver finalmente animata dal pubblico, il capitano azzurro non ha trovato una definizione più morbida per descrivere la sconfitta con la Russia.

L’espressione ha suscitato ilarità del team e degli spettatori, perché se è vero che il bicchiere settimanale è pieno e che i motivi di orgoglio e di soddisfazione sono moltissimi, è altrettanto vero che la finale non ha avuto storia. Due match a zero, quattro set a zero e nessun servizio strappato a Rublev e Medvedev, oggi decisamente troppo forti per Fognini e Berrettini. Così, l’unica squadra con due top 10 in rosa, l’unica con due Next Gen, si è portata a casa la seconda edizione del torneo.

Opposto a Rublev, il ligure non è riuscito né a far valere il 5-1 negli scontri diretti né a farsi ispirare dall’impresa di Montecarlo, quando rimontò da 6-4 4-1 annullando al moscovita 5 palle del 5-1 prima di ribaltare il match e andare a vincere il titolo più importante della sua carriera. A Melbourne il 23enne Principino, tanto gioviale fuori dal campo quanto robotico sul rettangolo di gioco, ha fatto piovere ace e dritti vincenti. 11, per la precisione. E quando la panchina azzurra ha invitato Fabio a sfidarlo sulla diagonale del rovescio, i buoi erano ormai scappati. Il tennis asfissiante dell’allievo di Fernando Vicente aveva tolto tranquillità all’azzurro, che è riuscito a racimolare appena 7 punti negli 8 turni di servizio del russo ed è andato in grande difficoltà anche al servizio (mettendo in campo appena il 43% delle prime), vincendo meno del 30% dei punti con la seconda.

“C’è poco da dire, ho giocato contro uno dei tennisti più in forma del circuito e si è visto – ha commentato il 33enne di Arma di Taggia -. Oggi contro Rublev ho avuto pochissime chances, ma sono comunque soddisfatto del torneo perché ho ritrovato un buon livello di gioco, perché questa settimana ci siamo divertiti, abbiamo costruito un bel gruppo e abbiamo vinto delle ottime partite”.

Matteo Berrettini è quindi sceso in campo per la seconda volta in questa ATP Cup con l’obbligo di non sbagliare. Se con Thiem il romano aveva rimesso in equilibrio la contesa con l’Austria confezionando la partita perfetta, con Medvedev la prestazione del n.10 del mondo è stata solo a tratti discreta. Ma con il muro eretto dal suo coetaneo moscovita (“Non sbaglia mai” s’è lasciato sfuggire ad un certo punto Matteo) non è bastato.

Berrettini ha ceduto il servizio nel terzo game del primo set poi, nel gioco successivo, si è procurato un paio di opportunità per il contro break immediato. Il romano non le ha capitalizzate e da quel momento in poi è stato costretto ad inseguire e a consumare buona parte delle energie nei propri turni di battuta. Il servizio ha funzionato, ma non è stato devastante come nei giorni precedenti, quando per esempio aveva ottenuto il 94% dei punti con la prima contro Bautista, e contro il vincitore delle ultime ATP Finals sarebbe servito qualcosa di diverso, di eccezionale.

Matteo invece si è fermato su quelle due palle break nel quarto game del primo set e non è più riuscito a mettere sotto pressione il n.4 del mondo. Il drop shot ha prodotto frutti intermittenti, il diritto ha sfornato materiale per qualche highlight ma non è riuscito a sfondare la resistenza del russo e ogni tanto è anzi andato fuori giri. Dopo aver perso il primo set per 6-4, anche nel secondo parziale l’azzurro ha ceduto la battuta nel terzo game (Medveved si è preso il game a zero, chiudendo con una stop volley di rovescio) e da lì in poi si è spenta la luce: parziale di 5-1 e giochi fatti.

Dopodiché, l’uomo che non festeggia mai, che non celebra mai i suoi successi, né i Master 1000 né le ATP Finals, stavolta ha sorpreso la panchina. Il russo ha mimato un gesto a metà tra l’inchino e il cenno di togliersi il cappello al cospetto del suo team (“Volevo imitare Mario Gomez, lo faceva quando giocava nel Bayern, ma credo che non mi sia riuscito bene”) e ha completato l’opera in un’ora e 19 minuti.

“Probabilmente Daniil è il giocatore più in forma del circuito, però la prossima volta voglio essere più pronto per affrontarlo – ha commentato il numero 1 azzurro -. Bisogna prendere la sconfitta e analizzarla, ma il bilancio è comunque positivo e bisogna prendere tutto, anche la sconfitta. Ho giocato quattro partite contro avversari forti e tre sono andate bene, per cui questa manifestazione mi dà tanta fiducia non solo per il prossimo torneo, ma anche per il resto della stagione”.

Un pensiero, poi, Matteo lo ha dedicato all’atmosfera vissuta nella Rod Laver Arena: “Tornare a giocare davanti al pubblico è stata un’emozione particolare. Il tennis così a me è mancato tantissimo, e credo che sia i giocatori sia la gente lo meritino, per cui spero che questa dimensione possa tornare ad essere la normalità”.

 “Non siamo ovviamente contenti dell’epilogo – ha poi chiosato a freddo Vincenzo Santopadre - non faremmo sport agonistico se la vedessimo diversamente. Però siamo soddisfatti della settimana, dello spirito di squadra, delle emozioni di gruppo vissute assieme, soprattutto in un periodo nel quale tendono ad isolarci. Credo che l’esperienza di questa ATP Cup ci farà bene”.

 

RISULTATI – FINALE ATP CUP

A.Rublev b. F. Fognini 6-1 6-2

D. Medvedev b. M. Berrettini 6-4 6-2

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