Nick fa il suo solito show, dopo il match perso al terzo, insieme a Kokkinakis, contro i numeri 1 del mondo Koolhof e Skupski. "Nessuno era qui per vedere giocare noi oggi e i nostri avversari ci hanno dominato". Poi elogia l'amico: "I sacrifici che faccio sono per lui"
14 novembre 2022
A Torino ci sono – al netto degli infortuni – gli otto migliori singolaristi del mondo. E poi c'è lui, Nick Kyrgios, che nessuno si sognerebbe mai di etichettare solo come doppista, e che pure in Piemonte ci è arrivato proprio grazie alla gara di coppia, al fianco dell'amico fraterno Thanasi Kokkinakis. Il fatto che i due abbiano perso la partita d'esordio, al super tie-break, contro i numero 1 Koolhof e Skupski, non è di per sé troppo rilevante in merito alla tenuta del fenomeno Kyrgios, tanto più che il set incassato dagli australiani e la formula della competizione permetteranno a Nick e socio di continuare a coltivare speranze di titolo nei giorni a venire.
Se per Kyrgios il tennis in generale è un gioco più che una professione, nel doppio questo teorema viene addirittura amplificato. Non che non ci tenga a vincere, il 27enne di Canberra, ma in ogni caso ciò che conta è lasciare un segno. Del resto lo aveva già detto in Australia, a inizio stagione, mentre sempre con Kokkinakis costruiva quello splendido cammino che li avrebbe portati al titolo Slam più insperato: “Se ci saremo noi alle Atp Finals, faremo fare un bel botto”. E il botto, se non è ancora arrivato in termini di risultati, è già ben evidente in termini di attenzione del pubblico.
A fine partita, un nutrito gruppo di giovanissimi si è ritrovato a bordo campo a gridare a squarciagola il nome di Nick, con l'intento di strappare un selfie, un autografo, un ricordo di un giocatore che non passa mai inosservato. In una giornata non proprio positiva (ma sono maggiori, nella sconfitta, i demeriti di Kokkinakis), Kyrgios ha comunque trovato modo di lasciare qualche bel ricordo in tutti coloro che, come lui, vedono il tennis come un divertimento prima che come una questione di vita o di morte.
Arrivato a Torino intorno all'una di notte di domenica, con il match programmato alle 11.30 del lunedì, Kyrgios ha tenuto fede all'impegno torinese. Non un dettaglio, considerato che durante la settimana aveva già parlato di possibile fine della sua stagione, di vacanze e di esibizioni, salutando tutti caldamente dal Messico. Aggiungendo che non si vedeva troppo a lungo lontano dalla sua amata Australia. Del resto una stagione come quella che volge al termine, Nick non l'aveva mai vissuta. A un risultato come la finale di Wimbledon (in singolare) non ci era mai nemmeno andato vicino. E tantomeno era mai arrivato alle Finals.
“Ragazzi – comincia Nick in conferenza stampa con fare sarcastico – c'è poco da dire. Loro ci hanno dominato, un livello di tennis totalmente diverso dal nostro”. Poi, tornando un po' più realistico: “Io e Thanasi siamo sempre delle anomalie nei tornei di doppio. Avremo giocato sei o sette tornei quest'anno (sono sette, più le Finals, ndr) e guardate dove siamo. Non abbiamo bisogno di una preparazione specifica e questo match avremmo potuto vincerlo. Certo, non fosse che c'è Thanasi, non avrei mai fatto tutti questi sforzi per essere qui. La nostra amicizia è la ragione di tutto questo”.
Kokkinakis prova a farlo sorridere (riuscendoci). “L'accoglienza di Torino è fantastica. Uscendo dall'hotel c'erano un sacco di ragazzini pronti a fare una foto, e quando mi hanno visto sono rimasti delusi, loro volevano Nick...”. “Sei un idiota – la risposta del compagno – ma sei molto divertente...”.
La conclusione della conferenza post-match è degna dell'apertura: “I giovani ci aspettavano a bordo campo? Ma no, non siamo modelli per loro, anzi siamo cattivi modelli. Nessuno ama guardare i nostri match, non siamo interessanti. Siamo solo persone negative. Nessuno era qui per veder giocare noi, oggi”. Sipario. Fino al prossimo Kyrgios show.