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Djokovic trionfa e rilancia: “Ho ancora tanta fame di successi”

Dopo il successo a Torino, Djokovic parla delle motivazioni che lo spingono a continuare quando ha vinto tutto. “Sono le stesse di sempre: voglio ancora essere il migliore e vincere tutti i tornei più importanti”. La svolta del suo 2022 a Roma: “Lì mi sono ritrovato, poi è andata sempre meglio. Vincere in Italia rende tutto più speciale”

20 novembre 2022

Quando c’è e sta bene, Novak Djokovic vince. Non c’è avversario che tenga, in barba al ranking ATP di fine stagione che lo colloca al numero 5. Il campione serbo l’ha ribadito alle Nitto ATP Finals di Torino, dove partiva da favorito e ha chiuso da imbattuto, conquistando per la sesta volta il torneo dei maestri (eguagliato il primato di Roger Federer) e prendendosi l’assegno da record di quasi 5 milioni di dollari.

“Vincere questo torneo – ha detto Novak in conferenza stampa – è una enorme soddisfazione e anche un grande sollievo, dopo tutto ciò che ho passato quest’anno. Non c’è bisogno di entrare nel dettaglio, sappiamo tutti cosa è successo e ciò ha influenzato la prima parte del mio 2022. Per mesi ho faticato a trovare il mio tennis e lo stato mentale ideale per competere al meglio. Le cose hanno iniziato a funzionare a Roma, e non è un caso sia successo in Italia. Ho cominciato a sentirmi a mio agio in campo, poi è arrivato il titolo di Wimbledon che è stato molto importante, e da lì in poi ho perso solo la finale a Parigi-Bercy, vincendo tutti gli altri tornei sul veloce indoor, superficie che storicamente mi porta bene. Vincere l’ultimo in Italia, in un paese che adoro e nel quale riesco a creare una grande connessione con la gente, rende tutto ancora più speciale”.

Altro dettaglio che impreziosisce il suo successo è la presenza in tribuna dei figli Stefan e Tara, che l’hanno incitato per l’intero torneo. “Sono davvero grato – ha spiegato – di poter avere la mia intera famiglia con me. Non capita spesso, quindi cerco di godermela il più possibile. Ho portato mio figlio alle sessioni di allenamento, nei vari warm up, negli incontri, e mi ha sorpreso sentire la sua voce in continuazione durante la finale. Avere con me i miei figli nei tornei rende tutto più facile: è come se la pressione, le aspettative e la tensione calassero. Mi danno la serenità per giocare al meglio”.

Come accennato, Djokovic chiude il 2022 da numero 5 al mondo. Ma nella sua testa (e non solo) rimane il più forte di tutti. “Secondo il ranking non lo sono, la classifica dice che il migliore del 2022 è stato Alcaraz. Ma nella mia testa mi vedo sempre come il migliore: è la mia mentalità, il mio approccio a ciò che faccio, indipendentemente da chi trovo dall’altra parte della rete. È sempre stato così: le mie ambizioni sono sempre altissime e credo sia per questo che a 35 anni mi trovo qui seduto con accanto uno dei trofei più importanti del nostro sport. Sono motivato, mi sento bene fisicamente, mi prendo cura del mio corpo, ho un grande team che mi circonda. Tutto parte dalle emozioni e da come uno si approccia al tennis: per me continua a essere amore e passione. Fino a quando sarà così continuerò a fare tutto ciò che riesco per vincere i grandi tornei”.

“Per me – ha detto ancora – ciò che viene prima di tutto è il provare emozioni positive e sentirmi bene in campo. Vincere i grandi tornei è una favola, ma per riuscirci bisogna passare da tante difficoltà, da tante sfide quotidiane. Bisogna essere sempre motivati per dare di più, per lavorare di più. Questo processo quotidiano continua a piacermi. Gioco con mio figlio, gioco con gli juniores, gioco con gli altri professionisti, guardo il tennis. È una passione che diventa una sorta di ossessione. È la mia vita, è ciò che sono, il tennis viene prima di tutto. Fino a quando questa passione sarà tale rimarrò nel mondo del tennis, quindi credo sarà così per sempre, indipendentemente dal mio ruolo. Ma la competizione è qualcosa di differente: una carriera come la mia richiede tanti sacrifici, ed è necessario avere il supporto di chi ti sta intorno. Ci sono tanti aspetti che devono funzionare contemporaneamente e al momento nella mia vita stanno funzionando. Non so cosa mi riserverà il futuro, ma so che ho ancora una fame enorme di vittorie, di storia, di regalare emozioni ai tifosi. Arriveranno giorni difficili, settimane difficili, ma il mio desiderio di successo rimane sempre lo stesso”.

Parole che trovano conferma nella sua cavalcata torinese, che l’ha visto anche lottare per tre ore con Daniil Medvedev in un match inutile ai fini della qualificazione in semifinale ma – evidentemente – non nella sua testa. Gli è costato qualcosa dal punto di vista fisico, ma non è stato comunque un problema. “La battaglia contro Medvedev è stata sicuramente il match più difficile della mia settimana, e da lì in poi ho fatto un po’ fatica a recuperare. Ma ho un grande fisioterapista, un grande team, e una routine che per me funziona alla grande. Dove è il limite? Esiste solo dentro noi stessi. C’è sempre una vocina che ti dice che non ce la puoi fare, che sei troppo stanco. Nei momenti nei quali non ti senti al meglio è necessario trovare una motivazione. Per me sono l’amore per questo sport e il desiderio di fare la storia del tennis, lo sport che mi ha regalato una vita ricca di privilegi. Non ho problemi a continuare a dire di voler ancora essere il migliore, di voler vincere ancora tutti i grandi tornei. Non credo sia una mancanza di umiltà: è importante rispettare tutti, ma è fondamentale anche credere in se stessi”.

Nonostante la sconfitta in finale, anche Ruud chiude il 2022 a testa alta, altissima. Ha giocato due finali Slam, è salito tanto in classifica e ha dimostrato che l’enorme crescita della stagione precedente non era un punto d’arrivo, ma un inizio. “Aver perso le finali più importanti della mia stagione fa male – ha detto il norvegese –, ma se all’inizio dell’anno mi avessero proposto una stagione simile, terminata al numero 3 del ranking, avrei firmato senza pensarci un secondo. Sono davvero felice di come è andato il mio 2022 e dei traguardi raggiunti. Tuttavia, credo di avere ancora dei margini di crescita, di non aver ancora giocato il mio miglior tennis, il che è positivo. Terminare l’anno con una finale su un campo veloce come questo è forse il risultato più sorprendente di tutti, per questo sono molto felice”.

Nella finale torinese si è notato il divario che ancora lo separa da Djokovic, ma Ruud conosce i propri limiti e lavora quotidianamente per migliorarsi ancora. “Come posso ridurre il gap da Djokovic? Gioca un tennis più piatto rispetto a me, e questo rende tutto più complicato. Si è visto anche oggi: non mi ha permesso di prendere il controllo degli scambi, perché gioca sempre molto profondo, quindi è difficile trovare delle contromisure. Mi auguro di poter migliorare ancora sui campi rapidi. Tecnicamente non sono perfetto: ci sono ancora situazioni nelle quali non mi trovo completamente a mio agio, come scendere a rete, o colpi che fatico a giocare. Posso crescere in tanti aspetti del mio tennis”.

“Djokovic e Nadal – ha detto ancora Ruud – sono giocatori eccezionali: hanno la capacità di dare il cento per cento quando è veramente necessario, mentre io ci devo ancora arrivare. Riescono sempre a vincere i punti più combattuti, i set più combattuti. Contro Djokovic mi è capitato di perdere tanti set 7-5, 7-6. Significa che rispetto a me riesce ad alzare il livello in certe situazioni. È per questo che ha vinto così tanto e per così tanto tempo. È un aspetto sul quale dovrò lavorare, ma sicuramente quest’anno mi aiuterà molto dal punto di vista della fiducia nei miei mezzi. Affrontare Nadal in finale al Roland Garros e Djokovic qui sono probabilmente due delle sfide più difficili che il nostro sport possa proporre, quindi non posso essere abbattuto per le sconfitte. Anzi, mi danno motivazione per migliorarmi ancora, per fare meglio qualora l’occasione dovesse riproporsi”.

Il mio miglior match dell’anno? Direi il quarto di finale contro Berrettini allo Us Open. Ho giocato bene dal primo all’ultimo punto: vincere tre set a zero contro di lui a New York non è per niente facile. Ero 6-1 5-1 in 50 minuti. Altri? Ne ho giocati una settantina quest’anno, è difficile dirlo. Anche la semifinale di sabato contro Rublev è stata una delle mie migliori partite”.

I grandi risultati del 2022 lo aiuteranno a preparare la prossima stagione con ancora più fame. Inizierò il 2023 con un approccio mentale diverso rispetto a prima e con obiettivi ancora più importanti. So di poter battere ottimi avversari e non vedo l’ora di giocare in Australia, dove quest’anno ho dovuto dare forfait. Nel 2023 avrò tanti punti da difendere, ma spero di poter fare ancora meglio”.

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