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Next gen: in semifinale vanno Alcaraz e Nakashima, Korda e Baez. Musetti ko

Lo spagnolo va sul velluto contro l’argentino Cerundolo e chiude al primo posto del Gruppo A delle Intesa Sanpaolo Next Gen ATP Finals. L’americano vince lo “spareggio” con il danese che dimostra però di avere qualità e personalità. L'azzurro gioca una buona partita contro un Korda stellare che vince il 91% dei punti con la prima di servizio. L'argentino Baez elimina Gaston

di | 11 novembre 2021

Sebastian Korda perfetto contro Musetti nel match decisivo per la qualificazione alle semifinali delle Intesa Sanpaolo Next Gen ATP Finals

Sebastian Korda perfetto contro Musetti nel match decisivo per la qualificazione alle semifinali delle Intesa Sanpaolo Next Gen ATP Finals

Niente da fare per Lorenzo Musetti: troppo solido Sebastian Korda, n.39 del mondo, che lo supera in soli tre set 4-2 4-3(4) 4-2 e gli lascia solo 6 punti nei propri turni di battuta. Impressionante la facilità con cui lo statunitense, figlio del campione ceco Petr Korda, già n.2 del mondo, controlla il match, vincedo l’87% dei punti giocati al servizio nell'incontro che chiude la serata all'Allianz Cloud di Milano.

Il risultato, combinato con il successo dell’argentino Sebatian Baez sul francese Hugo Gaston, qualifica Korda e Baez per le semifinali di domani. Affronteranno rispettivamente Brandon Nakashima (derby a stelle e strisce) e Carlos Alcaraz, in un’unica sessione serale a partire dalle 19.00.

Alcaraz avanti senza sforzo

Il match di apertura della terza giornata delle Intesa Sanpaolo Next Gen ATP Finals è invece una pura formalità: Carlos Alcaraz, n.35 del mondo deve timbrare il terzo cartellino e ritirare il pass per le semifinali di domani. Lo fa alla presenza del suo avversario, l’argentino Cerundolo, che convalida l’atto ascrivendosi un set (4-0 4-1 2-4 4-3 il punteggio finale), quello che serve a dare un’impronta di maggiore serietà all’impegno. Ma l’attesa all’Allianz Cloud è tutta per l’altra sfida del pomeriggio, che decide il secondo posto del girone A.

Sulla carta quella tra Brandon Nakashima e Holger Rune è una partita che non c’è. E non è per i due anni in più di esperienza dello statunitense, ventenne, né per il fatto che sia n.62 del mondo contro il 109 del 18enne danese. Basta ripercorrere la loro annata per capire che arrivano a Milano provenendo da due sport diversi.

Nakashima aveva iniziato il 2021 da n.170 del mondo e crescendo rapidamente si è procurato risultati ed esperienze importanti su palcoscenici assoluti: finali ATP ad Atlanta e Los Cabos, qualificazioni superate a Wimbledon, tabellone diretto agli Us Open, vittorie su giocatori del calibro di John Isner, Daniel Evans, Fabio Fognini, Milos Raonic, Alex De Minaur.

Rune è partito, con il suo berrettino girato al contrario, dai tornei con 15.000 dollari di montepremi dato che la classifica, a inizio gennaio, diceva n.475 del mondo. E anche se poi gli affacci sul circuito maggiore si sono fatti frequenti e significativi (qualificazione agli Us Open con un set strappato al primo turno a Djokovic; quarti di finale a Metz, battendo Lorenzo Sonego al secondo turno) chi poteva immaginare che la sfida “dentro o fuori” per un posto in semifinale alle Intesa Sanpaolo Next Gen ATP Finals potesse essere di fatto un testa a testa?

Per rendersene conto bastava essere in questi giorni all’Allianz Cloud dove Rune è arrivato stanco e incerottato (si era pure sbucciato un ginocchio sui duri campi orobici) dopo il successo di domenica scorsa all’ATP Challenger di Bergamo.

Il ragazzo di Gentofte, alle porte di Copenhagen, ha personalità da vendere, oltre a grande rapidità di piedi e di cervello. Il suo tennis modernissimo si adatta perfettamente ai terreni sintetici, dove si gioca la maggior parte dei grandi tornei del circuito 'pro', e sul Greenset dell’ex Palalido di Milano ha fatto partita pari con un avversario che ha preso il treno per le alte sfere del tennis mondiale ben prima di lui.

Il rovescio bimane di Holger Rune (foto Sposito)

Dopo essersi misurato all’esordio con Alcaraz, e aver retto il confronto per un set e mezzo, il biondo e sorridente Holger pensava di poterla spuntare con Nakashima. Anche perché si vede lontano un miglio che morde il freno e non vede l’ora di potersi confrontare stabilmente con i più forti.

Oggi si è dovuto arrendere in quattro set (3-4 4-1 4-1 4-3) perché il figlio dei due farmacisti di San Diego, Wesley e Christina (lui di origine giapponese, lei vietnamita) per il momento è più regolare e consistente di lui nella battaglia di siluri da fondo che contraddistingue il tennis di oggi.

Brandon Nakashima (foto Sposito)

Il boato dei giovani appassionati milanesi che lo ha accompagnato all’uscita, pur sconfitto, è però il segnale che Holger è uno che lascia il segno. Non è difficile immaginarlo protagonista nel circuito maggiore già l’anno prossimo.

Intanto Brandon è protagonista già domani, in semifinale. Chiunque esca vincitore dal Gruppo B, quello di Korda e Musetti, Gaston e Baez, dovrà fare i conti con lui. E non sarà una passeggiata.

Holger Rune e Brandon Nakashima a fine match a Milano (Foto Sposito)

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