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Alcaraz studia da top player: oggi star a Milano, nel 2022 a Torino?

Matteo Berrettini si ferma contro il diciottenne Carlos Alcaraz, che ottiene la prima semifinale in un ATP 500. Sarà uno dei protagonisti delle Intesa San Paolo Next Gen ATP Finals di Milano

di | 29 ottobre 2021

Matteo Berrettini, primo italiano qualificato per due volte alle Nitto ATP Finals, è e resta un top player. La sconfitta contro Carlos Alcaraz a Vienna, dopo una prestazione meno efficace del solito con i colpi forti, non cambia la storia. Ma la vittoria 61 67(2) 76(5) può cambiare il futuro di Carlos Alcaraz, che migliora ad ogni partita e a 18 anni si candida a top player del futuro. Protagonista quest'anno alle Intesa Sanpaolo Next Gen ATP Finals di Milano, con la qualità atletica e tennistica mostra oggi non sarebbe così sorprendente vederlo nel 2022 in lotta per un posto alle Nitto ATP Finals di Torino.

"E' stata una delle mie partite migliori di sempre" ha detto Alcaraz. "E' stata una partita straordinaria. Il mio coach Juan Carlos Ferrero mi aveva detto di giocare aggressivo - ha aggiunto -. Volevo comandare lo scambio senza perdere la calma nei turni di risposta. E Matteo nel secondo set ha iniziato a servire molto meglio".

Contro Berrettini, Alcaraz ha festeggiato la seconda vittoria in carriera su un Top 10, dopo la battaglia al quinto set su Stefanos Tsitsipas allo US Open. In quell'occasione, era apparso ancora più ingiocabile rispetto a quanto visto a Vienna. Ma è anche vero che Tsitsipas, alla luce del minor anticipo in risposta e nello scambio da fondo, gli consentiva di fare al meglio quel che gli già gli riesce materialmente bene di suo.

Il diciottenne spagnolo, evidentemente capace di reggere pesanti carichi in allenamento, è un tennista completo anche se ad alcuni puristi del gioco può apparire poco elegante. Dietro l'etichetta, un po' frettolosa, di "nuovo Nadal" c'è un giocatore molto offensivo, che ha saputo togliere tempo a Berrettini impostando una partita d'attacco, sull'uno due, nei suoi turni di battuta. Una partita molto diversa da quella giocata a Vienna qualche giorno fa contro l'ex numero 1 Andy Murray. La capacità di cambiare piano di gioco senza perdere in intensità di applicazione né in velocità di esecuzione 

Grande lo è già Matteo Berrettini, e il modo in cui ha condotto la partita pur consapevole di non essere brillante come al solito, lo dimostra oltre ogni ragionevole dubbio.

E' rimasto in partita con le armi del campione, con la forza dell'esperienza. Ha inventato back di rovescio, palle corte e demi-volée al bacio per bilanciare una prima di servizio meno esplosiva e un diritto lavorato con cui ha faticato, non solo nel primo set, a fare la differenza da dietro.

Così si è giocato più alle condizioni dello spagnolo, che ha fatto più gioco con il diritto (ne ha giocati 177 su 293 colpi da fondo) rispetto a Berrettini (147 a fronte di 141 rovesci). 

Lo spagnolo ha vinto undici punti in più negli scambi sotto i quattro colpi e centrato così la semifinale ATP più prestigiosa della sua carriera. E' il terzo più giovane semifinalista all'Erste Bank Open, l'ATP 500 di Vienna, dopo il diciassettenne Stefan Edberg (1983) e il diciottenne Roger Federer (1999).

Il diritto di Matteo Berrettini (foto Getty Images)

La tensione che l'ha bloccato nel tiebreak del secondo set, la fretta con cui ha giocato i due diritti che hanno indirizzato il parziale, mostrano anche quali possibili margini abbia nel momento in cui la gestione dei momenti caldi del match dovesse diventare più sicura. Il tempo è indubbiamente dalla sua.

Ma i segnali di carattere, personalità e rifiuto della sconfitta da parte di Berrettini sono altrettanto importanti, in vista delle Nitto ATP Finals e delle Davis Cup by Rakuten Finals. A Torino, questo Berrettini sarà un problema per tutti gli avversari.

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