-
Eventi internazionali

MacGyver della racchetta: incordatori a Palermo al tempo del Covid-19

Il racconto di Marco Rossani, responsabile del team degli stringer al torneo Wta del Country Time Club: ”Un tampone ogni 5 giorni, racchette e corde sanificate, pellicola sui grip e tanti interventi sul campo. Attrezzi customizzati durante la partita e riparazioni addirittura alle scarpe. Tutto ha funzionato benissimo e in sicurezza”

di | 09 agosto 2020

Il team degli incordatori al torneo Wta di Palermo, da sinistra: Davide Carnemolla, Marco Rossani e Paolo Facci

Il team degli incordatori al torneo Wta di Palermo, da sinistra: Davide Carnemolla, Marco Rossani e Paolo Facci

Incordare a livello professionistico al tempo del Covid-19: la prima assoluta mondiale tocca al team Wilson del Ladies Open di Palermo, guidato da Marco Rossani, che è anche da anni il responsabile degli stringer agli Internazionali BNL d’Italia e parte integrante della squadra di Wimbledon.

Telai e armeggi, mascherine e soluzioni idroalcoliche: la sala degli incordatori è sempre più simile a un laboratorio medico. Gli operatori sono chini sulle racchette come fossero pazienti. E di pazienza, unita a precisione e metodo, chi fa il lavoro di Rossani e del collega Paolo Facci, deve averne sicuramente tanta. Lo raggiungiamo mentre sta... operando.

“Sto incordando le racchette di Camila Giorgi. Gliele faccio 21/20 kg”.

Di che attrezzi si tratta? La cosmesi sembra quella delle Snauwaert?

“No, assomigliano come forma e struttura alle vecchie Head Graphite Pro. Parliamo di quelle a cavallo degli Anni Ottanta e Novanta”.

Da lontano sembra una racchetta dal piatto grande e profilato…

“No, la cosmesi trae in inganno. Hanno un piatto un po’ “spadellato” verso la testa, com’era nel caso della Graphite Pro. E a quella si ricollega per i tubetti passacorde fragilissimi che avevano quelle racchette: si rompevano a vista. Sembra un ‘frame’ moderno ma sul layout di quello vecchio.Il drilling (disposizione dei fori passacorde n.d.r.) è fatto in modo da avere una maglia più larga verso la testa. In questi giorni mi hanno martellato sui social per sapere di che racchetta si tratta ma non è in commercio: è un telaio fatto apposta per lei. Il fondello. per esempio, è un fondello Babolat. Camila prima giocava con le Babolat Strike e dunque potrebbe essere ripreso da quelle racchette: probabilmente l’impugnatura le andava bene per dimensione e forma e gliel’hanno replicata pari pari”.

Che corde usa la Giorgi?

“Utilizza il budello naturale Babolat VS sulle verticali, calibro 1,30, e il solito monofilamentro Luxilon 4G sulle orizzontali”.

Durante la settimana le giocatrici hanno incordato tutte da voi o c’era qualcuna con lo stringer personale?

“Hanno incordato tutte da noi. Eravamo in due, io e Paolo Facci. E per quattro giorni ci ha supportato anche Davide Carnemolla, uno stringer, certificato Ersa, di Ragusa. Per fortuna che  c’era anche lui: quest’anno abbiamo incordato molto più del solito, anche perchè il livello del torneo è stato più alto del solito. Più si sale di livello più c’è tanta attenzione ai dettagli. Abbiamo avuto un paio di giocatrici che ci hanno fatto lavorare tantissimo. Arantxa Rus e Petra Martic, a ieri ci avevano fatto fare 21 incordature ciascuna, con tanti interventi direttamente sul campo, on-court. La Martic è attentissima all’incordatura. Utilizza un ibrido con Babolat Pro Hurricane Tour sulle verticali e Luxilon Alu Power Rough sulle orizzontali, con tensioni tra i 29,5/28,5 Kg e i 30/29kg. L’unica che ha fatto tutto il torneo senza mai incordare una racchetta è stata Sara Errani. E’ venuta evidentemente con un quantitativo sufficiente di racchette già pronte per non dover far fare incordature”.

Ci sono state richieste particolari?

“Beh, abbiamo avuto le 86 libbre di tensione richieste da Ulrikke Eikeri, tennista norvegese. Il corrsipettivo di 39 kg. Ha battuto i 35 kg che ci chiedeva Barbora Strykova. Abbiamo dovuto adottare un set-up particolare della macchina perché il filamento, che era un Luxilon 4G, non si rompesse. E fare anche delle lavorazioni particolari.

Palermo è stato il primo torneo ufficile post-Covid: applicare un protocollo particolare vi ha creato dei problemi?

“E’ tutto molto complesso e ci sono tanti limiti. Innazitutto chi è a contatto con i giocatori ha dovuto fare un tampone ogni 5 giorni. Siamo arrivati un po’ prima del torneo e ne abbiamo fatti tre, a cominciare dal primo giorno. Poi ci arrivava un reminder dal laboratorio di analisi dell’Università di Palermo che avvisava, con due giorni di anticipo, che avremmo dovuto effettuarne un altro. Chi non si fosse sottoposto sarebbe stato immediatamente tagliato fuori, non avrebbe più potuto accedere all’area del torneo. C’erano tantissime limitazioni ma, devo dire, tanto di cappello: la sicurezza è stata curata scrupolosamente. E’ stato complicato ma si può fare ed è stato fatto. Un esempio: le auto della trasportation dovevano viaggiare con i vetri abbassati per far circolare l’aria e anche i passeggeri dovevano portare lo schermo protettivo davanti al viso. Tutti hanno rispettato le procedure e nessuno si è lamentato”.

Tensione da record a Palermo per la norvegese Eikeri, 86 libbre pari a circa 39 kg

E per quanto concerne proprio il lavoro di incordatura?

“Abbiamo allestito un tavolo all’ingresso della sala che rappresenta il confine tra l’esterno e il nostro ambiente di lavoro dove c’era un cartello esplicativo. Le giocatrici devono lasciare la racchetta sul tavolo che viene sanificato dal personale del Country Time ogni ‘tot’ ore. Noi prendiamo le racchette, praticamente plastifichiamo l’impugnatura con della pellicola trasparente. Poi sanifichiamo tutta la racchetta con una soluzione idroalcolica, e la collochiamo sulle rastrelliere. Lo stesso vale per le corde: le giocatrici ci consegnano le matasse che vengono sanificate e collocate in spazi appositi, che, una volta al giorno, trattiamo con prodotti igienizzanti. Un po’ più complessa è stata la gestione degli on-court, gli interventi direttamente sul campo. Dovevano igienizzare le mani e rimuovere la pellicola dall’impugnatura prima di consegnarla alla giocatrice sul campo, per evitare a lei perdite di tempo”.

Una serie di procedure che possono costituire una bella esperienza in vista degli Internazionali BNL d’Italia…

“Di sicuro è stato un bel rodaggio. Ormai sappiamo quale deve essere la filiera di produzione e come va gestita. Arriveremo già attrezzati. Poi ci sarà da vedere se ci saranno ulteriori protocolli da rispettare. Qui a Palermo la Wta non ha avuto niente da dire. Ha funzionato tutto benissimo”.

Abbiamo parlato della racchetta di Camila Giorgi. Andiamo ora a vedere quelle delle due finalista, Anett Kontaveit e Fiona Ferro. Com’è il loro set-up?

“Fiona Ferro, che è una ragazza gentilissima, utilizza una Yonex VCore 100 e incorda con Luxilon Alu Power a 23kg. Anett Kontaveit ci ha fatto incordare solo due racchette finora: usa la Babolat Pure Strike con sintetico Isospeed a 25 Kg, sia sulle orizzontali che sulle verticali”.

Sono emerse nuove tendenze tra le richieste delle giocatrici?

“Si è confermata un’evoluzione nell’attenzione all’attrezzo. Come nelle altre prove di alto livello di queste ultime stagioni nelle quali ho lavorato è stata richiesta la presenza di tecnici per la customizzazione degli attrezzi. E per la prima volta nella mia vita professionale mi è successo di doverne eseguire una on-court, cioè durante un match. La richiesta mi è venuta dalla tedesca Laura Siegemund. Gliene avevo già customizzate due o tre ed evidentemente quando ha preso in mano quella, che era ancora “di fabbrica”, ha voluto che venisse allineata alle altre durate la partita, per averle tutte uguali qualunque cosa dovesse succedere nel match. La Siegemund ha una sua logica molto particolare sull’attrezzo. I telai devo essere perfettamente tarati ma le piace avere tensioni diverse tra l’uno e l’altro da utilizzare a seconda della situazioni di gioco. Usa tensioni basse: le ho preparato racchette a 14/13 kg e altre a 18/17 kg. Lei poi sceglieva in base all’istinto del momento. E’ stato bello cercare di soddisfare tutte le richieste, anche le più bizzarre. Ci siano sentiti un po’ dei MacGyver. Un giorno ci siamo trovati a dover addirittura aggiustare una scarpa, in emergenza perchè la giocatrice non ne aveva altre. Incollare una suola, poi fissare alcuni punti con graffette e nastro telato. Ha funzionato. Anche questa è stata una prima volta”.

Marco Rossani è uno dei 12 Ersa Master Pro Tour Stringer certificati a livello mondiale

Loading...

Altri articoli che potrebbero piacerti