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10 giugno: tra McEnroe e Lendl la partita della vita

Nella finale del Roland Garros 1984 l’americano ha la chance di conquistare il suo primo Slam sulla terra battuta: vince i primi due set, è avanti 4-2 nel quarto ma…

di | 10 giugno 2020

Il 10 giugno del 1984 si incrociarono a Parigi i destini di due grandi campioni in una partita, la finale del Roland Garros che ne avrebbe segnato la carriera, dando un nuovo sapore alla loro rivalità.

John McEnroe, newyorkese nato nel 1959 in Germania, era il n.1 del mondo e, dopo aver sbarrato la strada al mito Bjorn Borg, dominava.

Ivan Lendl era “un pollo”. O meglio, così era stato soprannominato dalla stampa Usa, “the chicken”, dopo le quattro sconfitte in altrettante finali di tornei del Grande Slam in particolare le due agli Us Open (1982 e 1983) con Jimmy Connors.

Cecoslovacco di Praga volato oltre cortina fino agli Usa nel 1981, Lendl sembrava il tipo che molla sempre sul più bello, proprio il contrario di John McEnroe, il “superbrat”, sbruffoncello genio della racchetta che aveva già cinque Slam nel carniere.

Con il suo servizio mancino tagliatissimo e la conseguente volée assassina McEnroe arrivava a Parigi dopo aver vinto tutte le 33 partite disputate in quel 1984 (precedute dalla vittoria nelle finali Atp del 1983).

Due volte campione di Wimbledon e tre volte agli Us Open McEnroe aveva sempre fallito a Parigi. Sfondare anche la barriera della terra battuta del Roland Garros avrebbe significato per lui non avere più limiti e poter puntare a quel Grande Slam che solo Don Budge e Rod Laver avevano realizzato fino ad allora (e fino ad oggi…).

Quel 10 giugno le cose sembrano andare finalmente nella direzione giusta per lui. McEnroe, che nei primi mesi dell’anno aveva battuto 4 volte Lendl (due quelle quali sulla terra battuta) fa funzionare alla perfezione i suoi schemi offensivi. Macina servizi velenosi, chiude volée. E vince facilmente i primi due set 6-3 6-2.

Sul 2-2 del terzo, con Lendl al servizio, vola 0-40. Ma sbaglia due volte e viene raggiunto da un grande passante di diritto in corsa, il marchio di fabbrica del suo avversario. Che resiste, riesce finalmente a fare quello che pareva impossibile, strappare il servizio a Johnny Mac e accorcia le distanze.

Nel quarto set si gioca a braccio di ferro e McEnroe ha un’altra grande occasione: scappa 4-2. Ma la sua battuta non è più inviolabile e la volée ogni tanto balbetta.

I passanti di Lendl invece sono sempre più solidi, come la sua pressione da fondocampo. “Il pollo” non si lascia più cucinare. Rimonta e vince 7-5.

E lotta punto a punto anche nella quinta partita decisiva: lo strappo arriva al momento giusto, sul 6-5 il ceco scappa 15-40. Sul secondo di quei due match point da salvare McEnroe sbaglia una volée per lui normalmente banale. Finisce 3-6 2-6 6-4 7-5 7-5.

Ivan solleva la Coppa dei Moschettieri. John non ci sarebbe mai riuscito. In quel 1984 però avrebbe completato una stagione strepitosa, con 82 vittorie e solo 3 partite perse: quella parigina, il primo turno a Cincinnati contro l’indiano Vijay Amritraj e un singolare in Davis contro lo svedese Henrik Sundstrom. Dentro c’erano il terzo Wimbledon, il quarto Us Open (in finale su Lendl), il terzo Masters (ancora battendo Lendl).

Sono anche i suoi ultimi trionfi a quel livello. Lendl invece, che è solo un anno più giovane di lui, comincia da Parigi a infilare le sue perle. A fine carriera i suoi Slam saranno 8, uno più del rivale. In comune un limite che alimenta le loro leggende: come John non è mai riuscito a conquistare Parigi, a Ivan mancherà sempre il trionfo sull’erba di Wimbledon. Ma questa è un’altra storia.

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