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“Davis a rischio a Madrid? Spostatela a Indian Wells”

Il veterano francese Nicolas Mahut scuote Piquè e gli organizzatori delle Davis Cup Finals: ”Se non sono sicuri di poter giocare dentro la Caja Magica perché non ipotizzano di cambiare sede? La situazione è eccezionale quindi anche se hanno un contratto…”

di | 19 maggio 2020

Non ha peli sulla lingua, il “vecchio” maestro del doppio Nicolas Mahut. Il francese, 38 anni e un Career Grand Slam nella specialità (insieme a Pierre-Hugues Herbert ha vinto Us Open 2015, Wimbledon 2016, Roland Garros 2018 e Australian open 2019), guarda alle prospettive di ripresa del tennis internazionale in un‘intervista al quotidiano sportivo L’Equipe e prende di mira per primo Gerard Pique, la stella del Barcellona e azionista della Kosmos Group che dallo scorso anno gestisce la Coppa Davis, con la nuova formula delle finali in sede unica in novembre.

“Non mi pare che si stia agitando granché per salvaguardare la manifestazione quest’anno. S’è limitato a dire ‘che c’è molta incertezza, che seguiranno da vicino che cosa dice il Governo spagnolo in termini di ripresa dello sport e della possibilità far entrare il pubblico alla Caja Magica. E si è detto un po’ pessimista perché ‘una Coppa Davis senza spettatori era difficile da immaginare’. Un po’ come dire: se giocare a Madrid è troppo complicato, beh, cancello la manifestazione e risparmio un po’ di soldi”.

“E’ vero che lo scorso anno, che era il primo, ci hanno rimesso – prosegue il davisman transalpino – ma trovare delle soluzioni per affrontare la situazione eccezionale che stiamo vivendo è nell’interesse di tutti. E anche se hanno un contratto triennale con Madrid, nell’emergenza attuale nessuno penso li possa obbligare a giocare tre anni di fila in Spagna. Persino gli Us Open stanno valutando tutte le ipotesi per di salvare la manifestazione. Se non potranno organizzarla a New York hanno ipotizzato Indian Wells o Orlando, in Florida. Ecco, per esempio, perché non organizzare le Davis Cup Finals 2020 a Indian Wells, tra ottobre e novembre, all’interno di un ipotetico calendario di grandi prove autunnali negli Stati Uniti? Basta guardare l’esempio del Roland Garros che ha mostrato subito la volontà di salvare il torneo lottando fino all’ultimo e stravolgendo il calendario”.

Tra le mille incertezze Mahut ha una proposta chiara per salvare il più possibile dei tornei importanti nella seconda parte della stagione: calendarizzarli in modo da limitare il più possibile gli spostamenti dei giocatori.

“Secondo me – spiega Mahut – la scelta più saggia sarebbe annullare subito la serie dei tornei estivi americani e decidere di ripartire in settembre in Europa con tre grandi tappe sulla terra battuta: Roma, Madrid e Parigi. Da lì, dare due settimane di tempo ai giocatori per sistemarsi negli Usa e giocare gli Us Open, Indian Wells e, perché no, le Davis Cup Finals. Potrebbe essere un modo nuovo per limitare i rischi e i viaggi. D’altra parte, in prospettiva, dubito che l’anno prossimo potremo aver un circuito in cui si gioca contemporaneamente a New York e Marsiglia, ad Acapulco e Dubai. Mi parrebbe più logico pensare a un calendario che preveda una tournee in Australia, una in Asia e Medio oriente, una in Europa e un’ultima negli Stati Uniti, molto più gestibile sotto il profilo dei controlli e degli spostamenti”.

Riflessioni non banali su cui può vale la pena meditare.

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